Fibrillazione atriale, affetti più di un milione di italiani

, Prevenzione, cinque controlli da fare sempre dopo i 40 anni

La patologia riguarda oltre l’8% della popolazione anziana, con una prevalenza destinata ad aumentare

, Prevenzione, cinque controlli da fare sempre dopo i 40 anniNel nostro Paese, l’8,1% della popolazione anziana, pari a circa 1,1 milioni di persone, è affetto da fibrillazione atriale. È questo il dato epidemiologico fondamentale sulla più significativa – in termini di frequenza e di rilevanza clinica – aritmia cardiaca, emerso dal “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, guidato da Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze e da Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, grazie al supporto finanziario dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Lo studio, ora pubblicato sulla rivista “Europace”, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, si è svolto su un campione rappresentativo della popolazione nazionale di 6000 soggetti over 65, con una conferma clinica dopo procedura di screening, tra gli assistiti degli ambulatori di Medicina generale di Lombardia, Toscana e Calabria.

“Si tratta di uno studio molto importante perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1% della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale”, ha sottolineato Gianluigi Mancardi, presidente della Società Italiana di Neurologia – “Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico: circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo”.

La sfida per il sistema sanitario è sicuramente riferita al presente, per il significativo impatto degli ictus di origine cardioembolica, ma le maggiori preoccupazioni sono legate alle proiezioni dei prossimi decenni. L’invecchiamento progressivo della popolazione porterà, secondo le stime demografiche Eurostat, il numero di soggetti con fibrillazione atriale a raggiungere gli 1,9 milioni nel 2060. In particolare, la percentuale degli ultraottantenni affetti passerà dall’attuale 53% al 69% del totale.

La situazione rende urgente l’avvio di programmi appositamente dedicati a ridurre soprattutto le comorbilità più importanti, partendo da adeguate campagne di screening che coinvolgano i medici di Medicina Generale e alla somministrazione delle terapie più efficaci, attualmente sotto-utilizzate.

“È molto importante riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali” ha aggiunto Mancardi – Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei generalisti e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari”.

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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