La proteina PCSK9 ha un ruolo anche nella calcificazione dell’aorta

La scoperta del ruolo della proteina PCSK9 nel metabolismo dei lipidi ha  segnato un progresso importante per la prevenzione cardiovascolare. Due nuovi studi italiani,  pubblicati sulla rivista JACC (Journal of the American College of Cardiology) indicano la possibilità che con l’inibizione di PCSK9 si possa intervenire anche su altri fattori, come l’aggregazione piastrinica e la calcificazione dell’aorta, implicati in gravi patologie cardiovascolari.

Con gli anticorpi monoclonali inibitori di PCSK9 si è ottenuta una riduzione del colesterolo LDL fino al 70% nei casi gravi di ipercolesterolemia familiare, resistente ai farmaci, con una conseguente riduzione degli eventi cardiovascolari. Altri studi hanno riscontrato una minore incidenza di infarto e ictus anche nei soggetti che hanno geneticamente livelli inferiori di PCSK9.

Questi dati hanno spinto un team di ricercatori italiani del Centro Cardiologico Monzino e dell’Università degli Studi di Milano a verificare la possibilità che la proteina agisse non solo sul metabolismo dei lipidi.

“Abbiamo così avviato nei nostri laboratori studi in vitro ed ex vivo con esiti sorprendenti”, dichiara Marina Camera responsabile dell’Unità di ricerca di Biologia cellulare e molecolare cardiovascolare presso il Cardiologico Monzino IRCCS e professoressa di farmacologia presso l’Università degli Studi di Milano “È emerso infatti che PCSK9 ha un ruolo cruciale nell’attivazione delle piastrine umane, nella loro capacità di aggregarsi formando i trombi che, a loro volta, provocano infarti e ictus. Questo potrebbe essere pertanto uno dei meccanismi responsabili della maggior incidenza di eventi cardiovascolari riscontrati nei pazienti affetti da patologia coronarica e fibrillazione atriale”.

“I nostri dati – aggiunge Paolo Poggio, dell’Unità per lo studio delle patologie aortiche, valvolari e coronariche del Monzino – hanno evidenziato l’esistenza di un effetto diretto di PCSK9 sullo sviluppo e la progressione della stenosi calcifica della valvola aortica, ed è un’osservazione che ci entusiasma profondamente incoraggiandoci a proseguire su questa linea di ricerca”

“Vogliamo ricordare  – conclude Poggi – che negli ultimi decenni tutti gli sforzi fatti per mettere a punto una terapia medica in grado di prevenire o fermare la progressione della malattia non hanno portato i risultati sperati. Per i malati di stenosi valvolare aortica attualmente le prospettive terapeutiche sono l’intervento chirurgico o percutaneo. Per questa ragione guardiamo con speranza alla prospettiva che l’inibizione di PCSK9 possa rappresentare una nuova possibilità terapeutica: significherebbe segnare una svolta nel trattamento di questa malattia degenerativa che è piuttosto comune nella popolazione anziana. Nei paesi sviluppati la stima raggiunge il 7% negli over 65 ed è un numero in crescita considerando l’invecchiamento della popolazione”

 

 

 

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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