Apnea ostruttiva del sonno, meglio la chirurgia o il trattamento medico?

Un nuovo studio ha confrontato un approccio chirurgico combinato su lingua e palato con il trattamento medico standard per la cura dell’apnea ostruttiva del sonno (OSA) da moderata a grave.

I risultati preliminari indicano esiti migliori per l’approccio chirurgico in termini di gravità dell’apnea e qualità del sonno a 6 mesi.

Lo studio

Lo studio clinico randomizzato, condotto in vari centri australiani e pubblicato su JAMA Network, ha arruolato 102 adulti (età media 45 anni, 18% donne) con OSA sintomatica moderata o grave in cui i trattamenti convenzionali avevano fallito sono stati arruolati. I pazienti sono stati arruolati tra novembre 2014 e ottobre 2017 e seguiti fino ad agosto 2018.

La metà dei partecipanti (n. 51) sono stati sottoposti a un  intervento di uvolo palato faringoplastica e una riduzione della lingua minimamente invasiva, l’altra metà invece ha proseguito il trattamento standard (riduzione del peso, device anti-apnea, ecc.).

Sono state poi valutate le differenze tra i due gruppi misurando l’indice di apnea/ipopnea (AHI, apnea-hypopnea index che misura il numero di eventi per ore e la gravità dell’apnea) e la qualità del sonno (con la scala Epworth Sleepiness Scale ESS). L’AHI medio era 47,9 al basale e 20,8 a 6 mesi per il gruppo chirurgico e 45,3 al basale e 34,5 per il gruppo di gestione medica (P <0,001). La ESS media era 12,4 al basale e 5,3 a 6 mesi nel gruppo chirurgico e 11,1 al basale e 10,5 nel gruppo di gestione medica (P <0,001).

Due partecipanti (4%) nel gruppo chirurgico hanno avuto eventi avversi gravi (1 ha avuto un infarto del miocardio il 5 ° giorno postoperatorio e 1 è stato ricoverato per osservazione in seguito a ematemesi).

Gli autori concludono: “In questo studio preliminare su adulti con OSA moderata o grave in cui la terapia convenzionale aveva fallito, la chirurgia combinata palatale e della lingua, rispetto alla gestione medica, ha ridotto il numero di eventi di apnea e ipopnea e la sonnolenza segnalata dal paziente a 6 mesi. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati in popolazioni più ampie e per comprendere l’utilità clinica, l’efficacia a lungo termine e la sicurezza della chirurgia multilivello delle vie aeree superiori per il trattamento di pazienti con OSA.”

Ultimo aggiornamento il 24 Settembre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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