Connected care: medici sempre più aperti all’uso di strumenti digitali

I medici italiani sono sempre più aperti all’uso di strumenti digitali per la salute dei pazienti, ma c’è ancora molta strada da fare. Lo confermano i risultati della ricerca ‘Rivoluzione Connected Care: se non ora, quando?’ realizzata dall’Osservatorio Innovazione in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.

L’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza le fragilità del sistema sanitario, ma ha anche dato una spinta notevole all’utilizzo di strumenti digitali, in tutto il comparto sanità, infatti, quasi il 50% dei CIO – Chief Information Officer – delle aziende sanitarie stima per il 2020 un aumento di investimenti nella Digital Health; aumentano i progetti di sperimentazione di tele-medicina: tele-monitoraggio nel 37% delle strutture sanitarie e 35% per le tele-visite, il 78% delle direzioni strategiche la considera un ambito molto rilevante, in tal senso i direttori reputano la propria azienda già pronta (35%) e un altro 61% si sta attrezzando per adottare soluzioni digitali.

I medici di medicina generale e gli specialisti pensano che le terapie digitali avranno un grande impatto nei prossimi 5 anni. Ma, tutto questo non è ancora sufficiente per un sistema salute basato su tecnologie digitali che, adeguatamente connesso, porterebbe ad una situazione più sostenibile e resiliente.

L’approfondimento della ricerca analizza quindi il livello di diffusione, utilizzo e prospettive future degli ambiti tecnologici che sono alla base della connected care. Ecco alcuni spunti di riflessione.

Come la vedono i Medici di Medicina Generale e gli Specialisti

Molti medici specialisti e medici di medicina generale già consigliano ai propri pazienti le App sui corretti stili di vita, circa la metà lo farebbe in futuro. In particolare, le App per migliorare l’attività fisica (44% e 44%), per aderenza alla terapia (36% e 37%) o per tenere sotto controllo i parametri clinici (35% e 40%), ma anche per migliorare l’alimentazione (25% e 31%), e mettere alla prova le abilità mentali con giochi (24% e 22%).

Ma quanti cittadini/pazienti monitorano i dati che provengono dalle App? Un cittadino su quattro monitora i dati raccolti tramite App o dispositivo wearable, utilizzandoli per prendere decisioni sul proprio stile di vita. Il 10% li visualizza ma non li utilizza, perché non affidabili (7%) o di difficile interpretazione (3%). Solo il 5% li condivide con il medico, il 67% non lo ha fatto perché non ha avuto necessità e il 13% perché il medico non era interessato a riceverli. Eppure, i medici specialisti sono interessati a ricevere dati su parametri clinici (51%), aderenza alla terapia (48%) e sintomi (42%) del proprio paziente, e anche i MMG, soprattutto sui parametri clinici (30%) e l’aderenza alla terapia (26%).

Quando dal consiglio su un’App di salute si passa alla vera e propria prescrizione e rimborsabilità, si parla di Terapie Digitali e l‘analisi ha voluto soffermarsi su questo nuovo trend internazionale. Le TD, attualmente utilizzate e regolamentate in Germania e in Francia, sono soluzioni digitali validate, certificate, autorizzate dagli enti regolatori e prescritte in regime di rimborsabilità. Anche se ancora in Italia non sono presenti tali terapie, la ricerca ha chiesto ai medici se c’era interesse verso le diverse categorie di Terapie Digitali.

L’effettiva validità clinica e il mercato immaturo sono tuttavia le barriere a cui, pensano i medici, il mercato dovrà dare ancora risposta. Necessarie sperimentazioni cliniche robuste, analoghe a quelle dei farmaci tradizionali, trial clinici, validare le soluzioni digitali, renderle prescrivibili in associazione ad un altro farmaco o meno, e ultimo, ma non ultimo renderle rimborsabili.

Ma quanti medici conoscono le differenze tra le App di salute e le Terapie Digitali? La ricerca evidenzia che la percentuale di medici che dichiara di non conoscere cosa siano le Terapie Digitali o che non rispondono alla domanda non è sicuramente trascurabile: un medico su tre tra i MMG e uno su quattro per gli specialisti.

Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Innovazione in Sanità della School of Management, afferma che sarebbe molto opportuna un’azione di formazione sulle diverse tipologie di applicazioni digitali, tra cui le Terapie Digitali, visto il nuovo trend emergente.

Cosa pensano i cittadini/pazienti

Il cittadino/paziente nel periodo dell’emergenza sanitaria ha cercato più informazioni sui corretti stili di vita su internet 71% e le percentuali di interesse futuro arrivano al 79% sui corretti stili di vita, il 74% è interessato a farlo per cercare informazioni su problemi di salute e malattie e il 73% su farmaci e terapie.

Le App per la salute più utilizzate sono quelle per mettere alla prova le abilità mentali 28%, per aumentare l’attività fisica 23% e per migliorare l’alimentazione 14%. Dalla ricerca risulta più limitato l’uso di chatbot e assistenti vocali per l’autovalutazione dei sintomi 10%.

Questi dati mostrano l’empowerment dei cittadini sui temi della salute, e la percezione va nel senso che queste informazioni siano per il cittadino complementari e non sostitutive del parere medico.  Fattore importante è che le informazioni dirette al cittadino/paziente siano informazioni affidabili, certificate e validate e che non creino confusione, come a volte accade con le fake news.

Ultimo aggiornamento il 30 Settembre 2020 di: Alessandro Visca

Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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