Covid-19, appello a non sospendere le terapie antipertensive

La Società Italiana di Medicina Generale e della Cure Primarie ha diffuso un comunicato in cui condivide la preoccupazione espressa dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA) riguardo la circolazione di notizie sul presunto ruolo degli antagonisti del sistema renina-angiotensina-aldosterone (Ace inibitori e Sartani) quali facilitatori dell’infezione da COVID-19, o, secondo ipotesi speculari, come molecole potenzialmente protettive.

La Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) condivide la posizione scientificamente rigorosa  espressa dalla Società Italiana  dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA), e ribadisce e sottolinea la seguente affermazione:

“….allo stato attuale delle conoscenze scientifiche la suddetta relazione rappresenta solamente una ipotesi di lavoro e di ricerca che non deve assolutamente portare il paziente iperteso a sospendere la terapia antipertensiva. Come tutte le ipotesi tale presunta relazione dovrà essere sottoposta al vaglio della ricerca clinica, che la SIIA  (e la SIMG) sosterranno  con vigore e determinazione sia nell’ambito nazionale e  internazionale attraverso collaborazioni, con i Centri di Ricerca Scientifica  con l’obiettivo di raccogliere dati scientificamente attendibili nel più breve tempo possibile. La SIIA  e SIMG raccomandano  comunque ai pazienti ipertesi di non modificare la terapia antipertensiva che si è dimostrata nel corso del tempo in grado di proteggere i pazienti dal rischio di gravi complicanze cardiovascolari, quali l’infarto miocardico, lo scompenso cardiaco, la morte improvvisa, l’ictus cerebrale e l’insufficienza renale.”

Allo stato attuale, ribadisce SIMG, la relazione tra assunzione di queste classi di farmaci e l’infezione è solo un’ipotesi da verificare attraverso specifici progetti di ricerca, e non esistono elementi tali da giustificare la modificazione di terapie che comprendano l’utilizzo di tali farmaci .

La SIMG sottolinea l’estrema importanza di un ottimale controllo della pressione arteriosa ottenuto attraverso una osservanza rigorosa  della terapia e delle procedure di monitoraggio dell’ipertensione.

I dati attuali mostrano un prevalenza dell’Ipertensione Arteriosa pari al 30,3% della popolazione; quasi 19 milioni di italiani ne sono affetti ed essa rappresenta un fattore di rischio primario, da sola o in comorbilità con altre patologie acute e  croniche,  di malattia e di mortalità cardiovascolare.

I farmaci ACE costituiscono il 36,7% delle prescrizioni  ed i  sartani il 32,5%, in termini numerici un terzo dei pazienti trattati assume un farmaco Ace-Inibitore.

E’ evidente che la diffusione di notizie basate su ipotesi e non suffragate da evidenze possa  mettere  a rischio l’aderenza terapeutica e la continuità del trattamento dell’ipertensione arteriosa.

Riteniamo dunque il buon controllo clinico di queste patologie rappresenti un fattore protettivo in più nei riguardi della mortalità da COVID-19, prevalente nella popolazione di soggetti anziani e portatori di più patologie croniche.

Gli  Ace-inibitori e i Sartani, sono infatti utilizzati nella terapia dell’ipertensione arteriosa, dello scompenso cardiaco, della cardiopatia ischemica dopo sindrome coronarica acuta, con solidi dati di efficacia con riferimento alla riduzione di incidenza della mortalità e della insorgenza di nuovi eventi cardiovascolari. Sono contenuti in prodotti equivalenti e quindi con impatto assai modesto sulla spesa farmaceutica.

La SIMG  condivide dunque la posizione espressa dalla SIIA e ritiene che debba essere attentamente rivalutata  la sospensione o la sostituzione non scientificamente motivata di queste terapie.

Non è accettabile che essa possa condurre  ad un peggioramento nel controllo e nella stabilità clinica di queste condizioni con aumentato rischio cardiovascolare di larghe fasce di popolazione. In aggiunta, considerando che la mortalità da infezione da COVID-19 si verifica prevalentemente su soggetti anziani portatori di patologie croniche spesso multiple (comorbilità), affermiamo che il buon controllo clinico di queste patologie rappresenti un fattore protettivo in più nei riguardi della mortalità da COVID-19, determinandone  quindi innegabili benefici prognostici.

La rimozione di ACE inibitori e Sartani, alla luce di quanto sopra riportato, oltre che non giustificata da dati scientifici ad oggi a disposizione, rappresenterebbe un pericolo sia in termini di aumento del rischio cardiovascolare che nell’ottica di una infezione intercorrente da COVID-19.

 

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.