Fatica cronica, il primo test molecolare per la diagnosi differenziale

L’encefalomielite mialgica, meglio conosciuta come sindrome da fatica cronica (ME/CFS) è una malattia complessa, cronica e debilitante che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, ma che spesso pone problemi di diagnosi.

Un nuovo studio canadese ha individuato per la prima volta alcuni biomarker che potrebbero favorire la diagnosi differenziale di questa malattia

Lo studio

“Questo test rappresenta il primo strumento diagnostico molecolare per l’encefalomielite mialgica ed è stato a lungo atteso da molti medici e pazienti.”

Così Alain Moreau, ricercatore dell’Université de Montréal (Canada) descrive i risultati ottenuti dalla ricerca che ha coordinato sulla diagnosi di encefalomielite mialgica (ME), meglio conosciuta come sindrome da stanchezza cronica.

I ricercatori canadesi hanno sviluppato un approccio diagnostico che prevede l’analisi del microRNA circolante, in pazienti con sintomi di fatica cronica, prima e dopo un minimo stress, ottenuto con un bracciale gonfiabile.

I risultati dello studio, pubblicato oggi su Scientific Reports, evidenziano l’espressione differenziale di undici microRNA associati a una risposta fisiologica alla stimolazione meccanica ed evidenzia espressioni di microRNA specifiche associate alla malattia e alla gravità dei sintomi specifici.

Il test permette di differenziare i pazienti con ME dai soggetti senza patologia e da quelli affetti da patologie analoghe come la fibromialgia.

Inoltre, un aumento o una riduzione di alcuni degli undici microRNA misurati nel test può aiutare a prevedere la risposta terapeutica del paziente a determinati farmaci, il che migliora le possibilità di trovare la terapia giusta personalizzando il trattamento.

Le prospettive

Il team di Moreau sta ora convalidando il test in altre popolazioni al fine di determinare se i biomarcatori utilizzati qui sono ugualmente sensibili nel rilevare la ME e ugualmente rilevanti per l’avvio di nuovi studi clinici.

Questo test secondo gli autori dello studio può consentire la diagnosi precoce della ME anche in persone con sintomi persistenti post-Covid-19 che sono molto simili alla ME, rendendo possibile un intervento precoce.

Ultimo aggiornamento il 16 Novembre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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