Vitamina D, quanto influisce sulla salute del cervello?

Secondo i dati di un nuovo studio che ha utilizzato un ampio campione di popolazione, la supplementazione con vitamina D potrebbe ridurre il rischio di demenza e, in misura minore, di ictus.

A cura di Cesare Peccarisi

I ricercatori della South Australia University diretti da Elina Hyppönen dell’Australian Centre for Precision Health hanno pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition uno studio (1) secondo cui, anche escludendo tutti i fattori potenzialmente confondenti (età, sesso, etnia, stato socioeconomico, stile di vita e di esposizione solare ecc.), l’ipovitaminosi D risultava associata a un aumentato rischio di demenza e di ictus, che poteva però essere ridotto tramite supplementazione, soprattutto per quanto riguarda il rischio di demenza.

Tramite una procedura di randomizzazione mendeliana è stato evidenziato un link che sembra affondare le sue radici in una predisposizione genetica su cui sembra influire la vitamina D riducendo il rischio di malattia con un picco di associazione per valori di 25-idrossivitamina D inferiori a 25 nmol/L.

Aumentando la concentrazione di vitamina circolante a 50 nmol/L risulterebbe possibile prevenire una quota di demenze pari al 17%.

Un dato intrigante se si considera che nel mondo l’ipovitaminosi D è alquanto diffusa, con valori che vanno dal 5 al 50% a seconda dei luoghi di rilevamento (2) nonostante le raccomandazioni della U.S. Preventive Services Task Force (3).

I dati dello studio australiano sono stati ricavati analizzando 295mila soggetti con età compresa fra 37 e 73 anni dell’UK Biobank biomedical database (4) nei quali tramite imaging sono state anche evidenziate alterazioni anatomiche a carico di sostanza bianca e grigia con riduzione volumetrica dell’ippocampo.

Le analisi di randomizzazione mendeliana non lineare sono state utilizzate per testare la causalità evidenziata dalla valutazione di neuroimaging (23.901 soggetti) per demenza e ictus (2.399 e 3.760 casi, rispettivamente). La valutazione di neuroimaging tramite risonanza magnetica ha evidenziato però come l’effetto causale della vitamina D sia più spiccato nei confronti della demenza, piuttosto che dell’ictus.

Bibliografia

  1. Shreeya S Navale, Anwar Mulugeta, Ang Zhou, David J Llewellyn, Elina Hyppönen, Vitamin D and brain health: an observational and Mendelian randomization study, The American Journal of Clinical Nutrition, 2022
  2. Amrein K, et al. Vitamin D deficiency 2.0: an update on the current status worldwide. Eur J Clin Nutr. 2020 Nov;74(11):1498-1513
  3. LeFevre ML, et al. Screening for Vitamin D Deficiency in Adults: U.S. Preventive Services Task Force Recommendation Statement Ann Intern Med, 2015 Jan 20;162(2):133-40

Cesare Peccarisi

Giornalista scientifico, neurologo, editorialista del Corriere Salute, Responsabile Comunicazione Scientifica della Società Italiana di Neurologia (SIN)