Covid-19, ipotesi ed evidenze sul ruolo protettivo della vitamina D

Un gruppo di lavoro che fa riferimento all’Accademia di Medicina di Torino ha recentemente elaborato un documento – inviato alle autorità sanitarie nazionali e regionali – che riporta sinteticamente le più recenti e convincenti evidenze scientifiche sugli effetti positivi della vitamina D, sia nella prevenzione che nel trattamento del Covid-19.

Su questo tema nel numero 3, 2020 della Rivista Italiana di Medicina dell’Adolescenza, edita da Scripta Manent, è stato pubblicato anche il lavoro di un gruppo di medici dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria degli Ospedali Riuniti Stabiesi. L’articolo, sulla scorta degli studi disponibili, valuta se l’adeguatezza dei livelli di questa vitamina nel sangue possa prevenire l’infezione da Covid-19 o se una sua carenza possa peggiorarne l’evoluzione clinica.

Carenze diffuse e aumento del rischio

La nuova ricerca parte dalla disamina delle numerose funzioni del colecalciferolo nell’organismo e sottolinea la diffusa carenza dell’ormone nella popolazione mondiale: “L’Italia- commenta Carlo Alfaro, primo autore della ricerca- è uno dei Paesi (assieme a Spagna e Grecia) con maggiore prevalenza di ipovitaminosi D, particolarmente nei bambini e negli adolescenti, soprattutto nei mesi invernali, o in fasce a rischio peculiare come obesi, malati cronici, soggetti vegani”.

“La correlazione fra ipovitaminosi D e aumento della suscettibilità alle infezioni o maggior gravità del loro decorso è ben documentata da numerosi studi – aggiunge Emma Acampora – supportando l’utilità di una supplementazione di vitamina D allo scopo di ridurre incidenza e gravità delle malattie infettive, in particolare delle virosi respiratorie invernali”.

“Si stanno accumulando evidenze – riferisce Tommaso Cozzolino – che bassi livelli sierici di vitamina D siano collegati a maggior rischio di infezione da Sars-CoV-2, di occorrenza di complicanze e di mortalità”. “Ad oggi è possibile reperire su PubMed oltre 300 lavori sul legame tra Covid-19 e vitamina D, sia come studi retrospettivi sia come metanalisi. Data la sicurezza dell’integrazione giornaliera con dosi moderate di vitamina D – interviene Marialuisa D’Arco– sembra ragionevole proporne l’uso”.

Garantire livelli adeguati di vitamina D

“I diversi meccanismi proposti per le proprietà anti-infettive, antinfiammatorie e immunomodulatorie della vitamina D – precisa Luigi Tarallo, direttore della U.O. C. di Pediatra – sono verosimilmente applicabili anche al suo ruolo nel Covid-19, dall’antagonismo alla replicazione virale al mantenimento dell’integrità degli epiteli, all’espressione di polipeptidi ad attività immunitaria, quali catelicidina e beta-defensine, al controllo della produzione di citochine proinfiammatorie, al potenziamento dell’interferone tipo I”.

“Nel Covid-19 – conclude Alfaro – la vitamina D interverrebbe sia in supporto dell’immunità innata che di quella adattativa, in particolare sul livello di cellule T-reg, oltre a proteggere la funzione endoteliale nei confronti del rischio trombotico e ad esercitare effetti neutrofici”.

Gli autori concludono che gli studi al momento indicano di garantire livelli adeguati di vitamina D nel Covid-19, come nella popolazione in generale, ricorrendo alla supplementazione farmacologica in caso di carenza comprovata, non essendoci ancora prove sufficienti a consigliarne un uso standardizzato nei protocolli di prevenzione o cura.

Ultimo aggiornamento il 12 Gennaio 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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