Gastroenterologia italiana: serve più assistenza sul territorio

Una tavola rotonda al congresso FISMAD fa il punto delle criticità e delle opportunità di cambiamento dei modelli di assistenza sul territorio nazionale

Sfruttare le opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per ripensare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare, dando il giusto peso alla gastroenterologia. È questo l’ambizioso progetto della Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell’Apparato Digerente (FISMAD) emerso durante il 27° Congresso Nazionale nel corso di una tavola rotonda istituzionale moderata dal presidente della federazione Antonio Benedetti.

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Un elemento importante emerso da un’indagine svolta da Domenico Alvaro, Dipartimento di Medicina di Precisione del Policlinico Umberto I di Roma, è che alla gastroenterologia viene destinato meno dell’1,5% dei posti di degenza accreditati sul territorio nazionale. Spiega Alvaro:

Andando ad analizzare i dati, è importante sottolineare che al Nord, al Centro, come nel Sud e nelle isole sono pochissimi o del tutto inesistenti i servizi territoriali, che dovrebbero andare a gestire un gruppo di patologie dell’apparato digerente estremamente eterogenee. Questa eterogeneità delle patologie dell’apparato digerente richiede assolutamente l’individuazione e l’attuazione di modelli appropriati, efficienti e omogenei di assistenza gastroenterologica”.

“Il Pnrr dovrebbe perciò ridisegnare la nostra sanità, partendo proprio dall’assistenza domiciliare, il cui l’obiettivo deve essere quello di gestire almeno larga parte della popolazione over 65, e quindi un 15% di questi pazienti”, ha continuato Alvaro. “Negli ospedali dovrebbe essere prevista poi una struttura per la gestione delle patologie di media e bassa intensità, il tutto gestito da un Centro di coordinamento”.

Accessi inappropriati al Pronto Soccorso

Particolarmente rilevante appaiono anche i dati relativi agli accessi al Pronto Soccorso per patologie gastroenteriche, che nella metà dei casi circa sono inappropriati e non richiedono un ricovero in un reparto di gastroenterologia. Conferma Benedetti:

Quanto emerso nella tavola rotonda ci conferma quello che ci ha già insegnato la pandemia: il territorio e la gastroenterologia devono essere al centro nella gestione della cronicità. Come Fismad, per esempio, stiamo proprio lavorando sull’istituzione di una Commissione per la Gastroenterologia territoriale. È perciò fondamentale, per noi che ne abbiamo la possibilità, continuare a proporre al  ministero della Salute modelli su cui stiamo lavorando da tempo: questo è il momento opportuno e quello di cui abbiamo bisogno”.

Rilanciare i percorsi di screening

Non poteva mancare nel corso della Tavola Rotonda un accenno alla difficile situazione della pandemia. Nel caso per esempio degli screening per i tumori del tratto gastrointestinale, nel 2020 si è assistito a un calo degli inviti mandati ai cittadini per gli screening (- 32%) di cittadini che hanno aderito (-20%) e di conseguenza delle diagnosi di tumori (- 40%) e di adenomi avanzati (- 43%). Elisabetta Buscarini, direttore dell’UOC di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Ospedale Maggiore di Crema, in provincia di Cremona, conclude:

Dobbiamo adottare velocemente delle soluzioni: ripensare il percorso di screening, costruire una maggiore comunicazione verso i cittadini italiani e impiegare maggiori risorse in tecnologia endoscopica. Fismad ha come impegno quello di sostenere lo screening per il carcinoma del colon-retto a tutti i livelli, compreso quello di parlare direttamente agli italiani. Lo abbiamo fatto con una campagna adottando un messaggio sicuramente aggressivo, che è stato però associato al volto di un attore molto amato dagli italiani per cercare di entrare nelle case di tutti e spiegare loro quanto è importante e prezioso questo percorso che lo stato italiano ha diffusamente sostenuto e implementato per lungo tempo”.

 

Ultimo aggiornamento il 4 Ottobre 2021 di: Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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