Malattie infiammatorie intestinali, i cibi ultralavorati aumentano il rischio

Uno studio epidemiologico di ampie dimensioni, con la raccolta di questionari sulle abitudini alimentari di più 116mila adulti tra 35 e 70 anni di età in 21 Paesi del mondo, pubblicato sul British Medical Journal, punta il dito verso gli alimenti ultralavorati di produzione industriale come causa (o comunque fattore favorente) dell’aumento delle malattie infiammatorie intestinali croniche a livello globale.

Lo studio ha trovato un’associazione tra un maggiore consumo di cibi ultraprocessati, (che comprendono bevande gassate, cereali, merendine, piatti pronti di carne e pesce) e un maggior rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale cronica (IBD). Poiché nessuna delle diverse categorie di cibo (carne, latticini, amidi, frutta e verdura) è associabile al rischio di IBD, secondo gli autori dello studio, il rischio sarebbe legato non ai cibi, ma al modo in cui sono lavorati o ultralavorati, considerando modi di preparazione e conservazione e l’uso di additivi.

Una ricerca a livello globale su malattie infiammatorie intestinali e cambiamenti nell’alimentazione

La premessa di questa ricerca è nell’aumento dell‘incidenza di IBD in diversi paesi in cui queste malattie erano poco diffuse. Questo aumento coincide con la diffusione di abitudini alimentari di stile occidentale, che, rispetto alle diete tradizionali, comportano l’aumento dell’assunzione di zuccheri raffinati e grassi alimentari e la diminuzione della quota di fibre degli alimenti. Inoltre, con la crescita del reddito medio aumenta il consumo di alimenti industriali trasformati, che spesso includono molti ingredienti e additivi non naturali come aromi artificiali, zuccheri, stabilizzanti, emulsionanti e conservanti.

Questa nuova ricerca sulla possibile associazione tra l’assunzione di cibo ultra-elaborato e il rischio di sviluppare IBD è stata fatta utilizzando i dati del Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE). La prima e la seconda fase dello studio si sono svolte tra il 1° gennaio 2003 e il 31 dicembre 2016 e hanno incluso 136 384 adulti di età compresa tra 35 e 70 anni. I partecipanti sono stati arruolati da 21 paesi del mondo ad alto, medio e basso reddito (Argentina, Bangladesh, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, India, Iran, Malesia, Palestina, Pakistan, Filippine, Polonia, Sud Africa, Arabia Saudita, Svezia, Tanzania, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Zimbabwe).  I dati sono stati raccolti a livello di comunità, famiglia e individuo utilizzando questionari standardizzati. Il Population Health Research Institute e la McMaster University e Hamilton Health Sciences di Hamilton, Ontario (Canada) hanno coordinato lo studio.

In totale sono stati esaminati i questionari sulla frequenza alimentare di 116 087 adulti (35 -70 anni), aggiornati almeno ogni tre anni. L’outcome principale era lo sviluppo di malattie infiammatorie intestinali IBD, incluse malattia di Crohn e colite ulcerosa. Le associazioni tra l’assunzione di cibo ultra-elaborato e il rischio di IBD sono state valutate utilizzando modelli multivariabili di rischio proporzionale di Cox.

Durante un follow-up medio di 9,7 anni 467 partecipanti hanno sviluppato IBD (90 con malattia di Crohn e 377 con colite ulcerosa). Dopo aggiustamento per potenziali fattori di confondimento, una maggiore assunzione di alimenti ultralavorati è stata associata a un rischio più elevato di IBD.

L’analisi dei dati ha rivelato che i partacipanti con il maggior consumo di  cibi ultralavorati (≥5 porzioni al giorno) rispetto al gruppo con la minore assunzione (<1 porzione/giorno) aveva un rischio relativo (RR) 1,82,(IC 95% 1,22-2,72) , mentre per 1-4 porzioni/giorno il RR era 1,67 (IC 95% 1,18-2,37 P=0,006 per trend).

da Association of ultra-processed food intake with risk of inflammatory bowel disease: prospective cohort study BMJ 2021;374:n1554. Estratto da Tabella 3

Diversi sottogruppi di alimenti ultralavorati, tra cui bevande analcoliche, cibi dolcificati raffinati, snack salati e carne lavorata, erano associati a rapporti di rischio più elevati per IBD. I risultati sono stati coerenti per la malattia di Crohn e la colite ulcerosa con bassa eterogeneità. L’assunzione di carne bianca, carne rossa, latticini, amido e frutta, verdura e legumi non è stata associata a IBD incidente.

Gli autori concludono che:

Una maggiore assunzione di alimenti ultralavorati è stata positivamente associata al rischio di IBD. Sono necessari ulteriori studi per identificare i fattori che contribuiscono all’interno degli alimenti ultra-processati.

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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