Obesità, perché è pericolosa anche senza problemi metabolici

L’eccesso di peso anche senza segni di squilibrio metabolico, condizione classificata come obesità metabolicamente sana (MHO Metabolically healthy obesity), aumenta comunque il rischio di malattie cardiache, come insufficienza cardiaca e fibrillazione atriale. Lo rivela un grande studio longitudinale francese, che coinvolge quasi 3 milioni di persone.

Lo studio condotto da Laurent Fauchier e colleghi del Centre Hospitalier Universitaire Trousseau di Tours (Francia) è stato fatto con le cartelle cliniche di tutti i pazienti dimessi dagli ospedali francesi nel 2013 e che avevano almeno 5 anni di dati di follow-up. Sono stati inclusi i soggetti senza una storia pregressa di eventi cardiovascolari maggiori (infarto miocardico, insufficienza cardiaca e ictus ischemico).

Sono stati esclusi i pazienti sottopeso o malnutriti. Complessivamente, sono stati inclusi nell’analisi circa 2,8 milioni di pazienti, di cui il 9,5% (n = 272.838) sono stati classificati come obesi e i restanti come ‘non obesi’ (n = 2.600.201). In base alla presenza di diabete, ipertensione e iperlipidemia i pazienti sono stati quindi suddivisi in due gruppi: quelli che non avevano nessuna di queste condizioni, classificati come “metabolicamente sani”, e quelli che avevano tutte e tre, definiti “metabolicamente non sani”.

Rischio cardiovascolare aumentato anche nei pazienti metabolicamente sani

L’analisi dei dati, pubblicati sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism mostra nei pazienti obesi “metabolicamente sani” un rischio aumentato del 34% di insufficienza cardiaca e del 33% di fibrillazione atriale. Non è stato trovato un aumento del rischio di infarto, ictus ischemico o morte cardiovascolare, ma il periodo di follow-up di 5 anni dello studio potrebbe essere stato troppo breve per vedere tali differenze.

Obesità metabolicamente sana (MHO), è una definizione proposta per i soggetti che hanno un indice di massa corporea superiore a 30 mg/m2 ma non hanno evidenti anomalie metaboliche, come ipertensione, dislipidemia o diabete. È un termine che potrebbe coprire circa un terzo delle persone obese, ma non tutti sono d’accordo.

Frederick Ho, dell’Università di Glasgow (Scozia), che ha svolto ricerche simili in una popolazione del Regno Unito ha detto:

Non credo che l’etichetta ‘MHO’ sia utile. Anche se non questi soggetti sovrappeso non avessero un rischio maggiore di infarto o ictus (e questo è da dimostrare), sono comunque a maggior rischio di molte altre malattie, tra cui insufficienza cardiaca e malattie respiratorie. Il termine ‘sano’ a volte viene interpretato come nessun rischio aggiuntivo per la salute, il che per queste persone non è vero”.

 

Ultimo aggiornamento il 18 Ottobre 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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