Survey, la teleassistenza promossa dai pazienti romagnoli

Tre pazienti su quattro valutano positivamente i servizi di teleassistenza erogati dal Servizio Sanitario Regionale, in una survey organizzata dall’AUSL Romagna, una delle più grandi d’Italia, con 1.300.000 utenti e oltre 15mila dipendenti.

Circa 3 pazienti su 4 (il 74%) su un totale di 953 persone afferenti ai servizi di Diabetologia, Pediatria, Neurologia e Oncologia, hanno valutato con giudizio “ottimo” o “buono” i servizi di teleassistenza erogati dal SSR, che, per il 57% degli intervistati, si sono rivelati validi al pari delle visite in presenza. Inoltre, il 63% dei pazienti si è detto favorevole a continuare a utilizzare questi servizi anche in futuro. Mattia Altini, Direttore Sanitario della azienda Romagnola commenta:

L’indagine che abbiamo condotto ci ha confermato che i tempi sono maturi per un cambiamento cruciale: la teleassistenza può divenire una modalità strutturale di presa in carico da parte del SSN”

Secondo gli specialisti la teleassistenza non può sostituire la visita in presenza

Molti degli specialisti coinvolti nell’indagine hanno sottolineato che la teleassistenza non può essere considerata alla stregua delle visite in presenza: pertanto, la decisione di offrire un servizio da remoto dovrà essere valutata caso per caso, sulla base della specifica tipologia di paziente, percorso terapeutico e assistenza o trattamento necessari.

Come sottolinea Nunzia Boccaforno, Direttore UO Qualità e Governo clinico, la teleassistenza “deve, però, essere modulata a cura dei professionisti della salute, sulla base delle specifiche esigenze assistenziali e terapeutiche che si fondano sulla condizione precipua di ciascun paziente. Dobbiamo, quindi, capire quali sono le caratteristiche del paziente appropriate per questo approccio assistenziale. Queste potranno essere concretamente valutate solo da parte di ciascuno specialista e in relazione a ciascun paziente”.

Occorre investire in digitalizzazione e formazione del personale

Nel difficile periodo della pandemia l’utilizzo della teleassistenza ha consentito di tenere saldo il rapporto tra specialista e paziente, contrastando il senso di solitudine e di smarrimento, soprattutto negli anziani. La teleassistenza ha rappresentato lo strumento attraverso cui colmare il gap di continuità terapeutica determinato dall’emergenza, e si è rivelata fondamentale anche nell’educazione terapeutica del paziente, altro elemento ritenuto valido anche al di là della congiuntura pandemica. Tiziano Carradori, Direttore Generale AUSL della Romagna, commenta:

I risultati della survey ci dicono che abbiamo bisogno di investimenti  in digitalizzazione, ma anche nella formazione del personale sanitario coinvolto in queste attività, affinché sia possibile conciliare una riforma del Servizio Sanitario in chiave di sostenibilità e di prossimità, ma anche di efficacia, in termini di performance e di ritorno di salute per i cittadini.”

Ultimo aggiornamento il 8 Giugno 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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