Celiachia e microbiota intestinale, nuove indicazioni dalla ricerca

Negli ultimi anni gli studi sul microbiota intestinale stanno assumendo un’importanza crescente per una migliore comprensione delle patologie dell’apparato digerente. Numerose evidenze, infatti, collegano i cambiamenti nella composizione delle specie batteriche che popolano l’intestino a patologie digestive e gastriche, anche se non è ancora chiaro il ruolo del microbiota nella patogenesi di patologie croniche, come la celiachia e la malattia di Crohn.

Diversi studi hanno accertato una condizione di disbiosi, ossia di squilibrio nel microbiota intestinale, dei pazienti con una diagnosi di malattia celiaca. Uno squilibrio che viene solitamente corretto, almeno in parte, con l’adozione di una dieta priva di glutine.

Un nuovo studio sul microbiota dell’intestino tenue

Una nuova strada per le ricerche su microbiota e celiachia è indicata da uno studio, recentemente  pubblicato sulla rivista Cell Host & Microbe che approfondisce un aspetto meno conosciuto del microbiota intestinale.

Ricercatori del Dipartimento per la ricerca biomedica dell’Università di Berna, in Svizzera, in collaborazione con i colleghi dell’ospedale universitario della stessa città, hanno utilizzato un nuovo approccio per identificare i ceppi batterici presenti nell’intestino tenue, una zona che gli stessi ricercatori definiscono una “terra inesplorata” per quanto riguarda il microbiota.

Attualmente, infatti, è possibile attraverso l’esame di campioni di feci conoscere la composizione della flora batterica presente nell’intestino crasso (colon), mentre è molto più difficile indagare sui batteri presenti nell’intestino tenue. Per analizzare questi batteri occorre infatti un accesso chirurgico o l’utilizzo di un endoscopio che però deve attraversare altri tratti intestinali, con possibili contaminazioni.

I ricercatori del team svizzero hanno utilizzato campioni prelevati da pazienti stomizzati e, con tecniche di indagine microbiologica di semplice esecuzione, hanno potuto identificare la flora batterica presente nell’intestino tenue, e studiarne il comportamento anche in rapporto con il microbiota del colon.

Bahtiyar Yilmaz, uno dei ricercatori che ha coordinato lo studio, spiega:

la disponibilità di diversi tipi di campioni, unita a una documentazione molto accurata dei dettagli clinici e il sequenziamento microbico approfondito con la piattaforma di nuova generazione dell’Università di Berna rendono il nostro studio unico.”

Un ecosistema in continuo movimento

La ricerca mostra che il numero di batteri nell’ileo dipende in larga misura dallo stato nutrizionale del paziente: nelle ore in cui non si mangia i batteri nell’intestino tenue tendono a scomparire, per tornare a proliferano dopo il pasto. Nonostante queste fluttuazioni legate all’alimentazione, i diversi ceppi batteri non si estinguono, anche quando il loro numero è molto ridotto.

“Ogni specie – chiarisce Yilmaz – è composta da un gran numero di sottospecie che coesistono e le proporzioni di ciascuna sottospecie cambiano molto rapidamente, anche poche ore dopo aver mangiato.”

Andrew Macpherson, altro coordinatore dello studio aggiunge:

pensiamo a questi cambiamenti nei batteri intestinali nell’intestino tenue come a un ecosistema. Si tratta di un sistema flessibile, ogni specie batterica può adattarsi a un ambiente mutevole modificando le proporzioni delle sottospecie e impedendo in questo modo alla specie nel suo insieme di estinguersi”.

Un processo che riesce a mantenere l’equilibrio a meno che non ci siano ostacoli e interruzioni dovuti a malattie, malnutrizione o inquinamento ambientale. Comprendere meglio le interazioni tra batteri e organismo ospite nella celiachia potrebbe aprire nuovi orizzonti anche per la ricerca di una terapia.

In collaborazione con Dr. Schär

Ultima revisione: 7 Novembre 2022 – Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.