La telemedicina nelle malattie croniche respiratorie

Le  applicazioni pratiche della telemedicina alla gestione delle patologie respiratorie croniche sono numerose. La tecnologia digitale può essere utilizzata per il monitoraggio delle condizioni di salute della paziente e della corretta assunzione dei farmaci, per il teleconsulto e per verificare l’inalazione dei farmaci. L’argomento è stato affrontato a “Next Generation. Pneumologi di domani a confronto”, convegno organizzato dalla Società Italiana di Pneumologia/Italian Respiratory Society S.I.P./I.R.S nello scorso mese di dicembre.

Salute respiratoria in primo piano con il Covid-19

L’esperienza del Covid-19 ha suscitato un nuovo e crescente interesse da parte dell’opinione pubblica per il valore della salute respiratoria. Il riconoscimento del valore della disciplina nell’ambito del sistema sanitario italiano è testimoniato dall’attuale numero dei medici in formazione. Gli specializzandi in Malattie dell’Apparato Respiratorio negli ultimi 2 anni sono triplicati, passando da alcune centinaia a circa un migliaio. Un dato che corriponde a una reale necessità, perché ancora in queste settimane gli pneumologi sono in prima linea per contenere l’emergenza Covid-19. Oltre le acuzie, infatti, si è aggiunta una mole importante di pazienti cronici che, in fase post Covid-19, sviluppano fibrosi polmonare e sintomatologie da long-Covid.

In primo piano c’è la telemedicina, anche e soprattutto in prospettiva futura. Francesco Lombardi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (referente scientifico del congresso con Carlo Vancheri dell’Università di Catania) precisa:

Non esiste una sola telemedicina: ogni percorso di monitoraggio è specifico per patologia e per la natura del paziente, ma è sempre orientato a ridurre significativamente l’ospedalizzazione. In rapporto al Covid-19, per noi pneumologi il telemonitoraggio può essere molto “stretto” misurando la saturazione arteriosa, con strumenti in collegamento bluetooth, a quei pazienti appena contagiati e che potrebbero peggiorare improvvisamente. Di sicuro, in questo periodo pandemico, l’assistenza sanitaria a distanza rappresenta per noi una grande opportunità per seguire e curare tutti quei pazienti affetti da patologie respiratorie non Covid-19”.

Applicazioni della telemedicina ancora da sviluppare

Un quadro sull’applicazione attuale della telemedicina in ambito pneumologico ci viene offerto da Federico Lavorini, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Direttore della Clinica Pneumologica dell’Ospedale di Careggi, Firenze:

In Toscana, le applicazioni di telemedicina in uso sono ancora scarsissime per le malattie croniche respiratorie. Tuttavia, applicazioni pratiche di telemedicina possono riguardare vari aspetti della gestione del paziente cronico respiratorio con il monitoraggio: delle condizioni di salute, della corretta assunzione dei farmaci e del monitoraggio e controllo degli eventuali esami effettuati a casa. Un’applicazione relativa alla medicina respiratoria e specifica per il Covid-19 ora in uso è la visualizzazione dei risultati dei tamponi con sistemi di applicativi della Regione Toscana. La pandemia ha ‘spinto’ l’applicazione della telemedicina nella gestione dei malati cronici, è stata d’aiuto, a partire dalla prima ondata della pandemia quando c’è stato il crollo di accessi agli ospedali.

Diverso però è l’utilizzo della telemedicina come monitoraggio, il quale richiede la registrazione accurata dei dati, come la misura della pressione arteriosa, della funzione respiratoria ed altri dati che danno come risultato la variazione, giorno dopo giorno, dello stato di salute del paziente. Risulta inoltre, molto interessante la telemedicina digitale che prevede l’acquisizione di dati biomedici e che può comportare, nell’immediato futuro, un avanzamento nella gestione delle malattie croniche respiratorie. Se passiamo da una vista in presenza ad una vista in remoto, con quest’ultima si potranno avere molti più dati.  Inoltre, consideriamo ad esempio, una spirometria fatta da personale non di terzo livello, con l’aiuto della telemedicina, in questo caso di teleconsulto, si può arrivare ad avere dei dati di spirometria di alta qualità.

Oltre a ciò l’’applicazione della telemedicina nella tecnologia inalatoria risulta essere interessante, in particolar modo anche nell’utilizzo di sensori che registrano l’avvenuta inalazione di un farmaco in ambito asma o BPCO; trasmettono le informazioni ad un sistema di app o web-based, inviano al paziente dei reminders per l’assunzione del farmaco e consentono al prescrittore o al personale sanitario di controllare che il paziente assuma tutti i giorni la terapia e nella maniera corretta. Tale assunzione può essere messa in correlazione con la stagione dei pollini, con la variazione della temperatura ed altri parametri. Attualmente, non sono ancora in commercio tali dispositivi, ma alcune aziende  li stanno già testando”.

Ultima revisione: 7 Febbraio 2022 – Alessandro Visca

Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.