Il Servizio Sanitario Nazionale italiano è tra i meno finanziati in Europa, per raggiungere i livelli dei grandi Paesi europei servirebbero almeno 40 miliardi. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano (OASI), pubblicato dal Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (CERGAS) di SDA Bocconi School of Management.
Le principali criticità del SSN secondo il rapporto OASI
Il rapporto individua quattro criticità principali nella situazione attuale del SSN, riassunte così:
- un servizio sanitario universalistico che riceve il 6,3% del PIL e che serve il secondo Paese più anziano al mondo non riesce a rendere esplicita la distanza tra bisogni, attese e risorse in campo;
- per molti ambiti di servizio, l’assenza di priorità di intervento definite determina nei fatti accessi casuali, secondo criteri impliciti e largamente inconsapevoli; talvolta anche le priorità esplicite sono perseguite senza essere sostenute da una cornice di adeguate condizioni regolatorie e operative, e si rivelano meno efficaci del previsto;
- soprattutto in ambito ambulatoriale, i consumi per abitante risultano disomogenei e randomici in relazione al bisogno epidemiologico, sia confrontando tra di loro le regioni, sia le aree di una stessa regione;
- la crescente distanza tra prescrizioni e capacità erogativa reale comunica un senso di disorientamento e mancata programmazione e organizzazione ai cittadini e pazienti, ma anche ai professionisti.
Le risposte possibili
Per rispondere a tali criticità, il Rapporto OASI 2024 individua quattro prospettive di policy che possono portare a miglioramenti significativi del SSN e del suo supporto ai cittadini:
Governare le aspettative: secondo gli esperti del Cergas vanno resi espliciti i limiti del SSN e ridefinite le priorità. I cittadini italiani hanno aspettative superiori alle possibilità effettive del sistema, van comunicato con chiarezza quali sono le prestazioni che è effettivamente possibile garantire. I target prioritari dovrebbero essere pazienti cronici o persone con bassa autosufficienza.
Efficienza impopolare: va rivista la rete ospedaliera chiudendo o riconvertendo sul territorio le strutture più piccole e meno attrezzate. Occorre accorpare servizi ambulatoriali e laboratori nelle aree con densità eccessiva di strutture, in questo senso le case di Comunità rappresentano una opportunità.
Aumentare le risorse per il SSN: per questo obiettivo gli esperti del Cergas indicano strade percorse in altri paesi, come riallocare la spesa pubblica a favore della sanità, aumentare le compartecipazioni per alcune prestazioni, oppure introdurre assicurazioni integrative.
Rivoluzionare la geografia e i formati dei servizi: “l’innovazione dei servizi – si legge nel rapporto OASI 2024 – comporta un sistema ospedaliero molto asciugato e accentrato, équipe mediche itineranti tra stabilimenti ospedalieri, una ampia diffusione di servizi specialistici da remoto per pazienti che rimangono a casa o vanno in casa della comunità se non hanno una buona connessione.”
La diffusione di strumenti di autocura per i pazienti cronici e l’implementazione di sistemi di telemedicina dovrebbe affiancarsi a una revisione di ruoli professionali, con l’obiettivo di integrare le nuove professionalità nel sistema tradizionale, ad esempio introducendo come il case manager amministrativo.
Il ruolo del medico di medicina generale
Elio Borgonovi, Presidente e fondatore del CERGAS SDA Bocconi, nel corso della presentazione, ha spiegato che il rapporto OASI 2024 propone di guardare alla realtà del SSN, mettendo da parte la narrazione che ha progressivamente preso piede negli ultimi anni. Borgonovi ha messo in rilievo l’esigenza di una riprogrammazione delle carenze di personale sanitario con modifiche nella retribuzione ed ha inoltre sottolineato l’importanza della collaborazione pubblico-privato, ritenuta imprescindibile per migliorare i percorsi assistenziali.
Ricostruire la fiducia tra le varie figure del sistema sanitario è un altro obiettivo fondamentale indicato da Borgonovi, che Borgonovi, a chiusura della sua lectio ha enfatizzato la necessità di una mobilitazione a difesa del SSN, cantando, sulle note di “We Shall overcame”, “lo difenderemo…”. A margine dell’evento, Medico e Paziente ha posto alcune domande al fondatore del Cergas.
Come vede la posizione del medico di medicina generale nell’attuale sistema sanitario?
“Il primo punto da sottolineare – afferma Borgonovi – è che c’è stata una diminuzione del numero dei medici di medicina generale, che adesso sono poco meno di 40mila. I quali hanno, in media, un carico di assistiti rilevante, pari a circa 1.315 unità. Seconda cosa da sottolineare è che i medici di medicina generale si trovano ad operare all’interno di un sistema che a sua volta è sotto pressione. È cruciale quindi, passare il messaggio che i medici di medicina generale potranno essere sempre più bravi a fare i medici e rivalutare la professione del medico se si inseriranno all’interno di progetti delle aziende sanitarie, a prescindere dal rapporto di lavoro che concorderanno.
“Ciò consentirà ai medici di medicina generale di fare un salto, in termini di prestigio – aggiunge Borgonovi – perché non neghiamo, che in passato ed ancora oggi, sussiste l’idea che i medici ospedalieri siano ‘di serie A’, e medici di medicina generale siano ‘di serie B’: questa percezione gerarchica va in qualche modo superata! Perché i medici di medicina generale devono gestire delle complessità, come ad esempio, le cronicità, e quindi, se vogliono rilanciare il loro prestigio e anche la loro vocazione di essere medici veramente efficaci, devono accettare di integrarsi all’interno di progetti organici del Servizio sanitario, ovviamente giocando un ruolo cruciale, legato anche a tutti gli aspetti della prevenzione, di collegamento con le famiglie”.
Come vede, alla luce anche delle innovazioni tecnologiche, il rapporto di fiducia tra medico e paziente?
“È necessario lavorare molto sulla ricostituzione di una fiducia con i pazienti che, purtroppo oggi, è messo in crisi anche dal fatto che molti di essi si informano da ‘dottorgoogle’ e arrivano dal medico di medicina generale e dicono: dottore mi prescriva questo, dottore faccia questo, o dicono, ma è sicuro di quello che mi sta dicendo? Perché sono andato su Internet, ho letto, ho visto… Credo quindi, che il rapporto di fiducia sia la cosa più carente nel nostro sistema; ovvero, dobbiamo evitare di avere un sistema nel quale i pazienti hanno meno fiducia nel medico di medicina generale; così come nel servizio sanitario nazionale i professionisti hanno poca fiducia nei manager e i manager hanno poca fiducia nelle Regioni che fanno le politiche sanitarie… Allora il messaggio è cerchiamo di dare un po’ di fiducia e di visione positiva del futuro”.



