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zanzara dito

Arbovirosi ormai endemiche in Italia, anche nei mesi invernali

I dati epidemiologici, analizzati al Congresso della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali mostrano come è cambiata la geografia e la stagionalità del rischio

Dengue, West Nile, Chikungunya, Toscana virus ed encefalite da zecche (TBE) sono oggi una realtà stabile anche in Italia, con alcune aree che possono ormai essere considerate endemiche. L’allarme arriva dagli infettivologi riuniti a Riccione per il XXIV Congresso della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.

Secondo i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2025 in Italia sono stati notificati 463 casi di Chikungunya, di cui 384 autoctoni, con diversi focolai di trasmissione locale. Nello stesso periodo si contano 204 casi di Dengue, con casi autoctoni accertati, 113 infezioni da Toscana virus, quasi tutte contratte sul territorio nazionale, 58 casi di TBE, prevalentemente autoctoni, e casi di Zika virus legati ai viaggi.

Secondo Massimo Crapis, membro del Comitato di Presidenza del Congresso SIMIT:

il capitolo delle arbovirosi è oggi centrale anche nel nostro Paese. Con il cambiamento climatico le stagioni fredde sono più brevi e meno intense, e questo riduce la mortalità di zanzare e zecche durante l’inverno. I vettori sopravvivono più a lungo e alcuni virus, come West Nile o Chikungunya, hanno ormai trovato le condizioni per circolare stabilmente. Malattie che fino a dieci anni fa associavamo quasi esclusivamente ai viaggi oggi devono entrare a pieno titolo nella diagnostica differenziale anche in Italia”.

Una novità importante riguarda l’estensione del rischio di contagio anche ai mesi invernali.

le zanzare, sia Culex sia zanzara tigre, riescono a sopravvivere in ambienti chiusi e più caldi, come abitazioni e altri luoghi caldi. Inoltre, possono trasmettere il virus alla progenie. Questo significa che, anche dopo periodi di quiescenza, con un rialzo delle temperature l’attività dei vettori può riprendere rapidamente”.

Il cambiamento epidemiologico in Emilia Romagna

L’Emilia-Romagna rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione. È tra le regioni con il maggior numero di casi notificati per diverse arbovirosi. Il West Nile virus è ormai endemico in ampie aree della Pianura Padana; il Toscana virus vede proprio in Emilia-Romagna la regione con il più alto numero di casi autoctoni; la Chikungunya ha registrato 322 casi autoctoni sul territorio regionale, configurandosi come una malattia di fatto endemica. Anche la TBE, inizialmente circoscritta al Nord-Est, è oggi presente stabilmente in regione, con numerosi casi segnalati soprattutto nell’area di Modena. Sottolinea Massimo Crapis:

questi dati indicano chiaramente che non possiamo più considerare le arbovirosi come eventi sporadici. Servono attenzione clinica, sorveglianza continua e una consapevolezza diffusa, sia tra gli operatori sanitari sia tra i cittadini”.

Il vademecum dell’infettivologo per i viaggi invernali

Da non dimenticare le avvertenze sanitarie per i viaggi, soprattutto verso Paesi a rischio. “È fondamentale informarsi per tempo – ricorda Crapis – rivolgersi al medico di medicina generale o agli ambulatori dedicati alla medicina dei viaggi, spesso gestiti da igienisti e infettivologi, per valutare vaccinazioni e profilassi che richiedono settimane per essere efficaci”.

Nei Paesi dell’Africa subsahariana, del Sud-Est asiatico e di altre aree tropicali sono spesso raccomandate vaccinazioni come quelle contro tifo ed epatite A e B, oltre a profilassi antimalariche da personalizzare in base al singolo viaggiatore e alle possibili interazioni farmacologiche. Accanto a queste misure, negli ultimi anni si sono aggiunte nuove opzioni, come il vaccino contro la Dengue, disponibile anche in Italia, che consente di ridurre il rischio delle forme più gravi, come la febbre emorragica.

Resta però centrale la prevenzione dalle punture di zanzara: uso di repellenti, zanzariere, abbigliamento adeguato ed eliminazione dell’acqua stagnante. “Queste precauzioni non proteggono solo il singolo viaggiatore – conclude Crapis – ma hanno un valore di sanità pubblica. Chi rientra in Italia con un’infezione come la Dengue, in presenza di vettori già diffusi sul territorio, può contribuire alla circolazione del virus. Prevenire significa proteggere sé stessi e la collettività”.

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Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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