Il 28 luglio si celebra la Giornata mondiale delle epatiti, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In questa occasione gli epatologi dell’Aisf (Associazione italiana per lo studio del fegato) e gli infettivologi della SIMIT (Società italiana di malattie infettive e tropicali) ribadiscono che la prevenzione e il trattamento tempestivo sono i pilastri del contrasto a queste patologie.
Non a caso l’OMS per l’edizione 2025 della giornata di sensibilizzazione ha scelto il messaggio “Hepatitis: Let’s Break It Down”, auspicando l’abbattimento delle barriere economiche e sociali che ostacolano il contrasto a queste patologie. Infatti, sebbene siano condizioni prevenibili, trattabili e, nel caso dell’epatite C, curabili, le epatiti virali sono sottostimate e causano danni al fegato, aumentando così il rischio di sviluppare scompenso epatico, cirrosi, cancro.
Epatite A, d’estate cresce il rischio di contagio
Il consumo di alimenti a rischio e i viaggi in Paesi in cui la patologia è endemica sono i fattori che d’estate possono far crescere il rischio di contrarre l’infezione da HAV.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi al 2024, confermano che tra i principali fattori di rischio ci sono il consumo di alimenti come molluschi bivalvi crudi o poco cotti (37,6%) e frutti di bosco (21,6%) e i viaggi in zone endemiche (35,1%), soprattutto il Marocco. Un’altra possibile causa è riconducibile a rapporti sessuali non protetti fra uomini (29,5%).
Epatite B, non abbassare la guardia
Grazie all’introduzione della vaccinazione obbligatoria nel 1991 in Italia il virus è quasi assente nella popolazione sotto i 40 anni d’età, ma continua a circolare tra i soggetti più anziani e tra le persone nate in Paesi dove la vaccinazione non è stata sistematica. Nel 2024, sono stati segnalati al SEIEVA (Sistema epidemiologico integrato delle epatiti virali acute) dell’Istituto Superiore di Sanità 189 casi di epatite B acuta, in aumento rispetto ai 153 del 2023.
Le regioni con più notifiche sono Lombardia (49), Emilia-Romagna (36) e Toscana (15). I principali fattori di rischio emersi riguardano trattamenti estetici invasivi come manicure, piercing e tatuaggi (38,2%), cure odontoiatriche (27,9%), comportamenti sessuali a rischio (25,4%) e esposizione nosocomiale (16,2%). I farmaci antivirali a disposizione permettono di controllare l’infezione e di prevenirne le complicanze, purché vi sia una diagnosi precoce.
Epatite C, ancora molti i casi non diagnosticati
Grazie a terapie efficaci, ben tollerate e di poche settimane, sottolineano epatologi e infettivologi, l’Epatite C oggi può essere eradicata in oltre il 95% dei casi. Tuttavia, in Italia si stima che oltre 300mila persone convivano ancora con l’infezione senza saperlo.
L’attuale programma nazionale di screening gratuito, previsto per i nati tra il 1969 e il 1989, per il quale nel 2020 sono stati stanziati 71,5 milioni di euro, rappresenta un’opportunità cruciale per far emergere il sommerso, ma serve un maggiore impegno delle regioni per intercettare i pazienti e accompagnarli lungo il percorso di cura.
Come riportato dai dati AIFA al 1° luglio 2024 i pazienti avviati al trattamento per l’eradicazione dell’HCV erano 264.678, a un anno di distanza i trattamenti sono 275.502: un progresso significativo, ma non ancora sufficiente per l’eliminazione dell’infezione dal nostro Paese entro il 2030 come indicato dall’OMS.
Il prof. Giacomo Germani, segretario AISF, spiega:
il rischio è che le persone con un’infezione asintomatica arrivino alla diagnosi troppo tardi, quando il danno epatico è ormai avanzato e si è già sviluppata una cirrosi o addirittura un epatocarcinoma. Per questo è essenziale rafforzare la rete di screening e linkage to care, affinché la diagnosi precoce si traduca tempestivamente in accesso alla terapia”.
Il prof. Nicola Coppola, infettivologo SIMIT e professore ordinario di Malattie Infettive, Università della Campania, evidenzia:
in alcune realtà si sono attivati gli screening, ma è mancato il passaggio successivo: le persone risultate positive non sono state avviate al trattamento. Oggi è indispensabile che lo screening sia solo il primo passo di un percorso strutturato, sia nelle cosiddette key population, come detenuti e tossicodipendenti, che nella popolazione generale, per la quale auspichiamo l’estensione delle fasce anagrafiche incluse nei programmi di screening anche ai nati tra il 1948 e il 1968. Auspichiamo inoltre che vengano rinnovati i fondi per queste attività, fondamentali per l’eliminazione del virus”.
Antonio Gasbarrini, ordinario di Medicina Interna dell’Università Cattolica e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS di Roma, aggiunge:
in Italia si stimano ancora oltre 300 mila persone infette da epatite C, asintomatiche e pertanto non diagnosticate. Uno screening allargato della popolazione generale sull’epatite C porterebbe a una riduzione in 10 anni di circa 5.600 decessi, 3.500 epatocarcinomi e/o oltre 3.000 scompensi epatici, rispetto a uno screening meno efficiente o semplicemente a una diagnosi tardiva.”
Nell’ottica di allargare lo screening e di raggiungere alcune di queste popolazioni è nato il progetto “Test in the city”, iniziativa di screening e linkage to care promossa da Gilead Sciences in collaborazione con la Rete Fast Track Cities italiane e Relab, che a oggi coinvolge 14 città ed è rivolta alle popolazioni migranti e a persone che utilizzano sostanze.
Paolo Meli, pedagogista, presidente della Società cooperativa sociale “Don Giuseppe Monticelli” di Bergamo e coordinatore nazionale del progetto, spiega:
l’idea nasce dalla necessità di avvicinare queste persone nei luoghi che frequentano così da rendere più agevole l’esecuzione dei test rapidi per epatite C e B, e quindi anche delta, e HIV. Ognuna delle città aderenti al progetto offre test gratuiti nei più svariati contesti: ambasciate e consolati, eventi sportivi, luoghi di culto, nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, nei Centri di accoglienza straordinaria.”
E aggiunge:
le attività portate avanti finora sono state un successo: le persone si sono avvicinate con fiducia e abbiamo potuto intercettare situazioni che altrimenti sarebbero rimaste sommerse, garantendo loro un percorso di salute. Un risultato che conferma le ipotesi alla base del progetto e cioè che se vogliamo occuparci della sanità pubblica dobbiamo avere attenzione per le popolazioni più vulnerabili. Un ruolo chiave può essere giocato dal terzo settore capace di sviluppare azioni di prossimità in grado di raggiungere chi vive in condizioni di fragilità o affronta barriere nell’accesso ai servizi”.
Epatite D, vanno testati i pazienti con HBV
L’Epatite Delta è una forma clinicamente molto aggressiva, con un rischio elevato di progressione verso cirrosi e epatocarcinoma che colpisce solo pazienti affetti da HBV; in Italia secondo l’Osservatorio Polaris si stimano 6200 persone HDV RNA positive.
È quindi cruciale, ribadiscono gli esperti, che i pazienti con epatite B siano sempre testati per HDV, soprattutto vista la disponibilità di nuove terapie. Il trattamento con Bulevirtide, infatti, ha mostrato risultati incoraggianti: oltre la metà dei pazienti ha risposto con una significativa riduzione della carica virale e dei marcatori biochimici, mentre i dati preliminari suggeriscono una diminuzione del rischio di scompenso epatico nei pazienti con cirrosi.
L’attenzione crescente per questo tema è testimoniata dall’inserimento dell’HDV RNA nella bozza di aggiornamento dei LEA in attesa di approvazione.
L’iniziativa di Policlinico Gemelli e Campus Bio-Medico a Roma
In occasione della Giornata mondiale contro le Epatiti, presso il Policlinico Gemelli e al Campus Bio-Medico di Roma, medici, infermieri e operatori sanitari accoglieranno le persone spiegando loro l’importanza di sottoporsi al test per Epatite B, C e Delta, patologie che spesso restano a lungo asintomatiche e, se non diagnosticate in tempo, possono causare gravi danni al fegato.
L’iniziativa, fortemente voluta dal professor Gasbarrini, nasce dalla convinzione che solo una corretta informazione possa spingere le persone a prendersi cura del proprio fegato. L’evento è realizzato con il patrocinio di AISF, che da anni promuove la prevenzione e la diagnosi precoce delle epatiti.



