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Osteoporosi, il tipo di alimentazione può influire sul rischio di fratture da fragilità

Una dieta di tipo mediterraneo, a basso contenuto di sale e con un corretto apporto di calcio può abbassare il rischio di fratture da fragilità in pazienti con osteoporosi

Una ricerca, condotta dall’Università “Federico II” di Napoli  su un campione pazienti osteoporotici reclutati nel periodo giugno 2020-maggio 2024, ha verificato gli effetti delle scelte alimentari sul rischio di fratture da fragilità. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases.

Le fratture da fragilità (FF) derivano da traumi a bassa energia in pazienti con osteoporosi, e sono associate a un elevato rischio di disabilità e mortalità. Una nutrizione inadeguata e abitudini alimentari scorrette rappresentano fattori di rischio comuni per lo sviluppo della malattia osteoporotica, ma il loro ruolo rispetto alle FF non è ancora chiaro. La ricerca ha valutato tre caratteristiche distintive di un regime alimentare: l’aderenza alla dieta mediterranea, l’assunzione di sale, e quella di calcio, sia in pazienti affetti da osteoporosi già colpiti da una frattura da fragilità che in pazienti senza FF.

Sono stati coinvolti 588 pazienti, poi suddivisi in base alla presenza o assenza di FF. Tutti i partecipanti sono stati intervistati mediante i questionari validati MEDI-LITE, MINISAL e Food Frequency Questionnaire, specifici per indagare le tre caratteristiche alimentari oggetto di studio.

I fattori chiave per contrastare le fratture da fragilità in pazienti con osteoporosi primaria

In generale, le fratture da fragilità sono risultate più frequenti tra le donne, e nei pazienti la cui alimentazione era caratterizzata da una minore aderenza alla dieta mediterranea, da un maggiore consumo di sale e da uno scarso apporto di calcio.

L’analisi ha valutato in che misura ognuno di questi aspetti influisse sul rischio di FF; per ogni punto di incremento del punteggio relativo all’aderenza alla dieta mediterranea è stata riscontrata una diminuzione del rischio del 14%. Parallelamente, ogni incremento di 100mg dell’apporto di calcio è stato associato a una riduzione del rischio dell’8%, mentre ogni punto in meno nel consumo di sale corrispondeva una riduzione del rischio pari al 19%.

I risultati dello studio sembrano quindi suggerire che la qualità complessiva dell’alimentazione possa produrre un effetto sul rischio di fratture da fragilità. La combinazione dei risultati in un indicatore unico ha, infatti, mostrato che i pazienti con una dieta alimentare più sfavorevole mostravano una prevalenza di FF del 70,9%; per contro, tra i pazienti con abitudini alimentari più sane, la stessa era pari al 25,3%.

Lo studio suggerisce quindi il possibile ruolo di alcune abitudini alimentari in chiave di prevenzione, per affiancare la nutrizione alle terapie farmacologiche e migliorare la gestione della patologia.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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