Respiro corto, tosse persistente con crepitii e sibili, emottisi, produzione di espettorato e infezioni respiratorie ricorrenti. Sono i sintomi delle bronchiectasie, malattia polmonare infiammatoria cronica e progressiva che in Italia si stima interessi 130 casi ogni 100.000 individui.
I sintomi si sovrappongono a quelli di altre patologie respiratorie più note e questo provoca spesso ritardi diagnostici; talvolta, dall’esordio dei disturbi alla diagnosi definitiva trascorrono oltre dieci anni, con conseguenze rilevanti sull’evoluzione della malattia.
Stefano Aliberti, direttore dell’UO di Pneumologia dell’IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, Milano, afferma:
le bronchiectasie rappresentano oggi una patologia respiratoria cronica molto più frequente di quanto si sia ritenuto per anni, anche nel nostro paese. Uno dei principali problemi resta il ritardo diagnostico, con tempi che possono superare i 5–7 anni e che espongono i pazienti a misdiagnosi, trattamenti inappropriati e a una progressione del danno polmonare.”
Nel video Aliberti spiega come il medico di medicina generale può contribuire a una diagnosi precoce delle bronchiectasie
Gli effetti delle bronchiectasie sulla vita quotidiana sono gravosi: la tosse cronica, l’espettorazione e la dispnea condizionano la capacità lavorativa e le relazioni sociali, mentre l’incertezza legata alle riacutizzazioni contribuisce a un carico psicologico spesso trascurato. La malattia comporta una dilatazione permanente e un ispessimento delle vie aeree, con accumulo di muco denso che tende a ristagnare e a favorire un circolo vizioso di infezioni, infiammazione e danni irreversibili al tessuto polmonare.
Le complicanze sono legate soprattutto alle riacutizzazioni, con peggioramenti imprevedibili dei sintomi che richiedono modifiche del trattamento, la cui durata, che può variare dalle 2 alle 4 settimane, è associata a disagio fisico e psicologico, con riduzione della qualità della vita e aumento del rischio di ospedalizzazione e mortalità. La necessità di trattamenti antibiotici ripetuti e prolungati, inoltre, espone al problema della resistenza antimicrobica.
L’importanza delle cure primarie per la diagnosi precoce
Una diagnosi tempestiva permette di ridurre il rischio di trattamenti inappropriati, limitare la progressione del danno polmonare e migliorare la prognosi. Pertanto riconoscere precocemente la persistenza dei sintomi respiratori, soprattutto in presenza di infezioni ricorrenti e produzione cronica di espettorato, può favorire l’invio allo specialista; il ruolo del medico di medicina generale diviene quindi fondamentale.
A oggi i trattamenti disponibili mirano ad alleviare i sintomi, trattare le infezioni e contenere le conseguenze del danno strutturale ai polmoni. Inoltre i pazienti spesso incontrano difficoltà nell’accesso a una presa in carico specialistica, e dispongono di un supporto multidisciplinare insufficiente che dovrebbe comprendere fisioterapia respiratoria e sostegno psicologico.
Conclude Aliberti:
le bronchiectasie determinano un carico clinico rilevante, fatto di tosse ed espettorazione cronica, infezioni ricorrenti e frequenti riacutizzazioni, spesso associate a infezione batterica cronica e infiammazione neutrofilica. In questo contesto, il ruolo del team multidisciplinare dedicato è centrale in quanto consente di superare la frammentazione delle cure, migliorare l’appropriatezza terapeutica e garantire una presa in carico continuativa e personalizzata del paziente”.



