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Female doctor consulting with overweight patient, discussing test result in doctor office. Obesity affecting middle-aged men's health. Concept of health risks of overwight and obesity.

Obesità, la sfida passa dal territorio: il ruolo chiave della medicina generale

Con il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, il medico di famiglia diventa centrale per prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico integrata dei pazienti.

Il 4 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’obesità, patologia complessa e multifattoriale -influenzata da fattori genetici, ambientali e psicologici- che interessa nel mondo oltre un miliardo di persone, con una tendenza all’aumento, e che è associata a decine di complicanze cliniche tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, tumori e disturbi muscolo-scheletrici.

Secondo la World Obesity Federation infatti, sovrappeso o obesità potrebbero interessare entro il 2035 oltre la metà della popolazione globale, con un impatto economico stimato in 3,23 trilioni di dollari entro il 2030. In Italia, l’Italian Barometer Obesity Report 2025 -pubblicato da IBDO Foundation su dati Istat e ISS- evidenzia come l’11,8% della popolazione adulta viva con obesità, in aumento rispetto all’11,4% del 2022; il 36,1% risulta comunque in sovrappeso. Dati preoccupanti anche per le fasce di popolazione più giovani, con il 19% dei bambini di 8-9 anni in sovrappeso e il 9,8% obeso; la diffusione è più marcata nelle regioni meridionali, e nelle aree economicamente più svantaggiate.

L’edizione 2026 della giornata mondiale si caratterizza per lo slogan “8 Billion Reasons To Act on Obesity”, che sottolinea la necessità di azioni, a livello globale, volte ad attuare strategie di prevenzione e gestione della malattia attraverso politiche efficaci, iniziative per contrastare lo stigma, diffusione della comprensione e consapevolezza sulla malattia mediante approcci basati sulle evidenze scientifiche.

Italia primo paese al mondo a riconoscere ufficialmente l’obesità come malattia cronica

L’Italia con l’approvazione della legge n.149 “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità” è il primo Paese al mondo dotato di una normativa specifica che riconosce l’obesità come patologia e ne prevede l’inclusione nei Livelli essenziali di assistenza. Alle misure legislative si affiancano l’inserimento della patologia nel Piano nazionale della cronicità, il Fondo per la prevenzione dell’obesità con risorse dedicate per il triennio 2025-2027 e la PdL 2663 Camera dei Deputati “Istituzione del programma nazionale diagnostico per la prevenzione e la gestione dell’obesità nell’adolescenza.”

Il riconoscimento legislativo dell’obesità come malattia cronica segna un passaggio decisivo: non più una condizione legata esclusivamente a stili di vita individuali, ma una patologia che richiede un percorso di cura strutturato, integrato e continuativo.

Secondo la Società italiana di medicina Generale, SIMG, tale passaggio rende ancora più centrale il ruolo del medico di medicina generale. Alessandro Rossi, presidente SIMG, in occasione del convegno ‘Costruire una alleanza per l’obesità’ ha ribadito come la natura cronica della malattia porti con sé la necessità di una gestione in linea con quella di tutte le altre cronicità:

il medico di medicina generale deve assumere un ruolo di regia nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella presa in carico continuativa. Se si prescinde da questo assunto, ne risente l’intero sistema di gestione della cronicità. L’approccio esclusivamente specialistico, infatti, rischia di essere meno efficace e meno efficiente se non inserito in un percorso coordinato dal territorio. L’obesità, infatti, è spesso associata ad altre condizioni, come disturbi respiratori, alterazioni del sonno, diabete, ipertensione, che richiedono una gestione integrata e personalizzata nel tempo.”

Accanto alla presa in carico clinica, la SIMG sottolinea il tema della prevenzione primaria; il medico di famiglia, per la sua presenza capillare sul territorio e il rapporto fiduciario con il paziente, può intervenire precocemente sui fattori di rischio, promuovendo corretti stili di vita e contrastando l’eccesso ponderale prima che evolva in obesità conclamata. Fondamentale è anche la lotta allo stigma. L’obesità non può essere ridotta a una questione di volontà individuale, ma deve essere riconosciuta come una patologia influenzata da determinanti biologici, ambientali e sociali. Ridurre lo stigma significa favorire l’accesso alle cure, migliorare l’aderenza terapeutica e rafforzare l’alleanza medico-paziente.

La Carta di Erice 2026 sull’obesità

La SIO – Società Italiana dell’Obesità in collaborazione con 20 organizzazioni scientifiche, istituzionali e rappresentanti dei pazienti aderenti alla World Obesity Federation, ha prodotto e promosso la “Carta di Erice 2026 sull’Obesità”. Il documento impegna la comunità scientifica a riconoscere l’obesità come malattia cronica e a garantire un accesso equo alle cure. Spiega Silvio Buscemi, presidente SIO:

con questa Carta il mondo scientifico italiano assicura il proprio fermo impegno a riconoscere l’obesità come malattia cronica e garantire accesso equo ed appropriato a tutte le possibilità di cura, incluse quelle farmacologiche e chirurgiche. Fra gli obiettivi centrali della Carta vi è quello di promuovere la presa in carico delle persone con obesità in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, contrastare stigma e qualsivoglia disuguaglianza, nonché promuovere l’Italia quale modello scientifico e istituzionale internazionale per il contrasto all’obesità.”

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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