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Patente per i diabetici, una proposta per semplificare l’iter

Un disegno di legge punta a superare un iter spesso complesso e dispendioso, considerando i progressi nella gestione della malattia

Semplificare l’accesso al rinnovo della patente di guida per le persone con diabete, riducendo oneri burocratici e disomogeneità territoriali, senza compromettere la sicurezza stradale. È questo l’obiettivo del disegno di legge, a firma del Senatore De Poli, presentato nei giorni scorsi al Senato della Repubblica, che punta, in assenza di complicanze della malattia, a superare un iter spesso complesso e dispendioso per i pazienti, . Una proposta che si inserisce in un contesto che negli ultimi anni è profondamente cambiato, grazie ai progressi nella gestione della malattia, ma che continua a scontare criticità organizzative e approcci valutativi non sempre uniformi sul territorio. Manuela Bertaggia, presidente di FAND – Associazione Italiana Diabetici ODV., spiega quali sono le difficoltà a cui va incontro una persona con diabete per il rilascio o il rinno della patente di guida:

La criticità principale è la complessità del percorso. Oggi una persona con diabete deve effettuare diversi esami, sottoporsi a visita diabetologica per ottenere il certificato e poi rivolgersi al medico legale per il rinnovo della patente. Questo comporta liste d’attesa, difficoltà organizzative e, spesso, il ricorso al privato, con costi anche rilevanti. Il problema riguarda soprattutto i pazienti con diabete di tipo 2 in gestione integrata, che vedono il diabetologo solo occasionalmente: in questi casi, al momento del rinnovo, è necessaria una visita completa, con ulteriore perdita di tempo e risorse”.

Oltre agli aspetti burocratici, esistono criticità di tipo clinico?

Direi di sì, in particolare nella valutazione del rischio di ipoglicemia, che non è sempre uniforme. Spesso prevale un approccio prudenziale da parte del medico legale, che tende a ridurre la durata della patente per timore di assumersi responsabilità. A questo si aggiunge una forte variabilità territoriale: non solo tra Regioni, ma anche all’interno della stessa Regione, con richieste diverse per tipologia e tempistica degli esami”.

Cosa cambia con il nuovo disegno di legge?

La proposta mira a semplificare l’iter per le persone con diabete senza complicanze, eliminando la necessità del certificato specialistico. In questo modo si riducono tempi, costi diretti e indiretti, come per esempio, giornate di lavoro perse o necessità di accompagnamento e, allo stesso tempo, si consente un accesso più rapido al medico legale. Resta invece invariato il percorso per i pazienti con complicanze, che devono essere valutati in commissione”.

Questa semplificazione è legata anche ai progressi nella gestione del diabete?

Negli ultimi anni la gestione del diabete è cambiata radicalmente grazie a tecnologie come il monitoraggio continuo della glicemia, sensori predittivi e farmaci innovativi che riducono significativamente il rischio di ipoglicemie. Questo rende possibile un approccio più snello, perché le condizioni di sicurezza sono oggi molto diverse rispetto al passato”.

Quale ruolo può avere il medico di medicina generale in questo nuovo scenario?

Il medico di medicina generale è il punto di riferimento per molti pazienti, soprattutto quelli in gestione integrata. Può svolgere un ruolo chiave nella raccolta e verifica della documentazione clinica e nel monitoraggio continuo del paziente. Ma, soprattutto, può contribuire a rafforzare l’aderenza ai controlli, che è fondamentale”.

Proprio su questo punto, qual è il messaggio ai medici di medicina generale?

Il diabete, soprattutto di tipo 2, è spesso sottovalutato perché inizialmente non dà sintomi. Ma è una malattia che, se non controllata, può avere conseguenze importanti. Per questo è essenziale mantenere un dialogo costante con il paziente e aiutarlo a rispettare i controlli periodici. Strumenti semplici, come alert nei sistemi informatici, possono fare la differenza nel ricordare esami e visite. Purtroppo, vediamo ancora pazienti che arrivano dopo anni senza controlli, con valori glicemici molto elevati e una gestione più complessa”.

Come si può trovare un equilibrio tra sicurezza stradale e diritto a non essere discriminati?

Il punto è proprio questo: non chiediamo privilegi, ma di essere valutati per la condizione reale della persona. Chi ha complicanze deve seguire un percorso più strutturato, ed è giusto così. Tuttavia, per chi è ben compensato e non ha complicanze, serve un iter più semplice. Bisogna superare un approccio generalizzato e adottare una valutazione individuale”.

Esistono dati che colleghino il diabete a un maggior rischio di incidenti stradali?

“No, non esistono statistiche che dimostrino che le persone con diabete siano più responsabili di incidenti stradali. Questo è un elemento importante, che dovrebbe contribuire a superare alcuni pregiudizi ancora presenti. L’Associazione si augura che il legislatore tenga conto dell’evoluzione della medicina e della realtà quotidiana dei pazienti. Semplificare non significa abbassare la sicurezza, ma adeguare le regole a una gestione della malattia che oggi è molto più efficace e consapevole”.

“Questo disegno di legge nasce con un obiettivo molto chiaro: migliorare concretamente la qualità della vita delle persone che convivono con il diabete – aggiunge il Senatore Antonio De Poli – garantendo al tempo stesso sicurezza e diritti. In questo percorso, il ruolo dei medici di medicina generale sarà cruciale. Sono loro, infatti, il primo punto di riferimento per i pazienti: li seguono nel tempo, ne conoscono la storia clinica, l’evoluzione della patologia e le condizioni complessive di salute. Proprio per questa loro conoscenza diretta e continuativa, i medici di famiglia rappresentano un filtro fondamentale, in grado di accompagnare in modo responsabile e appropriato l’applicazione delle nuove norme. Quando il disegno di legge sarà approvato, sarà anche grazie a loro se questo strumento potrà essere davvero efficace, aiutando i cittadini a comprenderne le opportunità e a beneficiarne pienamente.  Vogliamo costruire un sistema più moderno, più giusto e più vicino alle persone: per farlo, il contributo dei medici di medicina generale sarà decisivo, sia nella fase di valutazione sia in quella di informazione e accompagnamento dei pazienti.”

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Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

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