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Salute mentale, il nuovo Piano d’azione punta sul territorio

Tra le priorità ci sono la prevenzione e un accesso più facile ai servizi, con l'istituzione dello psicologo di assistenza primaria e un ruolo importante assegnato al MMG

Un passaggio rilevante nel tentativo di riportare la salute mentale al centro delle politiche sanitarie”,

così il Ministero della Salute presenta il nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale (Pansm) 2025-2030, approvato alla fine di dicembre. Secondo il Ministero il documento si inserisce in un “contesto epidemiologico critico, caratterizzato da un aumento del carico di disturbi psichici nella popolazione generale e da persistenti difficoltà di accesso ai servizi.”

Quattro livelli assistenziali

Il documento delinea un modello assistenziale per la salute mentale dell’adulto, la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e le dipendenze patologiche, organizzato su più livelli di assistenza, tra loro interconnessi, a intensità e complessità progressiva.

Il primo livello riguarda la consultazione e l’assistenza primaria e si colloca nelle case di comunità, in stretto raccordo con i medici di medicina generale e con gli altri professionisti coinvolti nelle attività di individuazione precoce e di primo intervento.

Il secondo livello, garantito dai Centri di salute mentale (CSM), dai Servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza e dai servizi per le dipendenze, prevede la presa in carico del paziente per singoli episodi di cura o attraverso progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati, anche di lunga durata.

Il terzo livello comprende l’assistenza specialistica in ambito ospedaliero o residenziale, assicurata dai Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, dai reparti di neuropsichiatria, dalle unità dedicate alla disintossicazione da alcol o sostanze e dalle strutture residenziali terapeutiche.

Il quarto livello è infine rappresentato dalle reti specialistiche di area vasta, regionali o interregionali, che includono servizi per i disturbi dell’alimentazione, le REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza), i centri di riferimento per i disturbi neuropsichici dell’età evolutiva e i servizi dedicati alla disabilità intellettiva e ai disturbi dello spettro autistico.

Il ruolo del MMG

Il medico di medicina generale è, molto spesso, il primo a intercettare segnali di disagio psicologico o fattori di rischio, e rappresenta un riferimento stabile lungo il percorso di cura; pertanto l’integrazione tra medicina generale e Dipartimenti di salute mentale è un passaggio necessario per migliorare la presa in carico dei pazienti con disturbi psichici.

I disturbi mentali, inoltre, sono spesso associati ad altre patologie come obesità, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari; per questo il MMG ha un ruolo rilevante nella promozione di stili di vita adeguati e nel monitoraggio degli effetti delle terapie.

Nel percorso di presa in carico del paziente con disturbo mentale, il medico di medicina generale svolge n ruolo attivo anche nella gestione dei fattori di rischio e degli effetti delle terapie.

Anche in presenza di patologia psichiatrica, al MMG è affidato il compito di promuovere interventi sugli stili di vita, con particolare attenzione all’alimentazione, al contrasto del fumo, alla sedentarietà e alla riduzione dei comportamenti a rischio. A questo si affianca il monitoraggio nel tempo degli effetti collaterali dei farmaci psicotropi, soprattutto sul piano metabolico e cardiovascolare, attività che richiede continuità assistenziale e una conoscenza diretta del contesto di vita del paziente.

La medicina generale riveste inoltre un ruolo centrale nell’appropriatezza degli invii ai CSM. Non tutti i disturbi mentali, infatti, necessitano di una presa in carico diretta e continuativa da parte dei servizi specialistici. Accanto alle patologie più gravi, di competenza dei Dipartimenti di salute mentale, molti disturbi lievi e di complessità moderata possono essere gestiti nel contesto dell’assistenza primaria, in collaborazione con i servizi di salute mentale.

In questi casi, il MMG può avvalersi di una consulenza specialistica per l’inquadramento diagnostico e la definizione del piano terapeutico. Per i casi più complessi, ma non di gravità tale da richiedere una presa in carico esclusiva del CSM, è possibile attivare una gestione condivisa, nella quale il MMG mantiene il ruolo di riferimento mentre lo psichiatra e la micro-equipe territoriale contribuiscono al trattamento e al monitoraggio clinico.

Infine, i casi più gravi possono presi in carico direttamente dai CSM, che sono comunque tenuti a mantenere un raccordo costante con il MMG, con l’obiettivo di reinserire, quando possibile, il paziente nella gestione territoriale ordinaria.

Lo psicologo di assistenza primaria

La figura dello psicologo di assistenza primaria è prevista all’interno delle case di comunità e dei Distretti sanitari con l’obiettivo di intercettare precocemente situazioni di disagio, e assicurare una presa in carico tempestiva di bisogni psicologici iniziali o di entità lieve-moderata.

La collaborazione con il medico di medicina generale, e con il pediatra di libera scelta, è un punto centrale, sia nella gestione condivisa dei casi sia nell’attivazione di invii ai servizi specialistici di secondo livello.

Le attività dello psicologo di assistenza primaria comprendono interventi di prevenzione, valutazione e trattamento precoce dei disturbi psicologici nelle fasi iniziali, consulenze e supporto per condizioni di sofferenza che non richiedono una presa in carico specialistica prolungata, nonché interventi di sostegno in situazioni di adattamento difficile, in presenza di diagnosi internistiche severe o condizioni croniche. Rientrano tra le sue attività, inoltre, il supporto all’aderenza ai trattamenti e ai progetti terapeutici e, quando indicato, l’assistenza psicologica domiciliare.

Secondo Maria Antonietta Gulino, presidente CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi):

l’inserimento stabile della psicologia nell’assistenza primaria è una scelta attesa e necessaria che riconosce il valore della psicologia nella prevenzione e nella presa in carico precoce del disagio, oltre che un passaggio di civiltà, perché avvicina i cittadini ai servizi e rafforza l’integrazione tra i professionisti della salute. Ora è essenziale che il Piano sia accompagnato da risorse adeguate e continuative, indispensabili per garantirne un’attuazione concreta ed efficace su tutto il territorio nazionale».

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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