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telemedicina oculistica

Telemedicina in oftalmologia, cosa ne pensano gli oculisti?

A questa domanda ha cercato di rispondere una ricerca italiana, con l’obiettivo di valutare l’appropriatezza di possibili indicazioni all'utilizzo della telemedicina nella pratica clinica

Come si pongono i clinici rispetto all’utilizzo della telemedicina in ambito oculistico? A questa domanda ha cercato di rispondere un lavoro italiano pubblicato sulla rivista Recenti Progressi in Medicina.

A partire in particolare dal periodo successivo alla pandemia, l’interesse verso la telemedicina è generalmente aumentato, anche in funzione della necessità di garantire la continuità delle cure e ridurre i rischi associati all’assistenza in presenza. Sebbene in contesti internazionali siano state descritte esperienze positive -soprattutto nell’ambito di attività di screening e come supporto diagnostico in diverse fasce di età- l’applicazione di queste tecnologie in ambito oftalmologico resta disomogenea e frammentaria.

Alla luce di queste considerazioni, il lavoro ha esplorato la posizione dei clinici riguardo all’utilizzo della telemedicina in oculistica, con l’obiettivo di valutare l’appropriatezza di possibili indicazioni di pratica clinica relative al suo impiego. Lo studio è stato condotto attraverso un processo di e-consensus basato sulla metodologia RAND/UCLA, sviluppata negli anni 80 dalla RAND Corporation, in collaborazione con l’Università della California di Los Angeles, e utilizzata per valutare l’appropriatezza delle procedure mediche.

La ricerca in due fasi

La ricerca si compone di due fasi, condotte tra giugno 2024 e ottobre 2024. Al primo round di quesiti hanno partecipato 28 clinici (sui 70 invitati, 40%), al secondo hanno aderito 27 clinici, oltre a un ingegnere esperto in telemedicina. Le valutazioni del panel erano finalizzate a esprimere un giudizio sull’appropriatezza di diverse possibili applicazioni della telemedicina in ambito oculistico. Ai medici è stato chiesto di valutare 51 indicazioni per la pratica clinica assegnando a ciascuna un punteggio da 1 a 10, in base al grado di accordo. Le raccomandazioni sono state quindi classificate in tre diverse categorie: inappropriate (quando il danno atteso è superiore ai benefici) per punteggi da 1 a 3, incerte (quando il rapporto rischio beneficio è pari) per punteggi da 4 a 6 e appropriate (quando i benefici attesi superano di gran lunga i danni) per punteggi da 7 a 10. Durante il secondo round di votazioni sono state presentate solo le affermazioni risultate incerte nella prima fase, o sulle quali vi fosse un grado elevato di disaccordo, con l’obiettivo di ridurre la variabilità delle valutazioni.

Telemedicina più utile per la gestione clinica, meno per la diagnostica

L’analisi condotta attraverso il processo di e-consensus indica che, nel contesto italiano, l’impiego della telemedicina in oculistica trova, attualmente, maggiore consenso nelle attività di supporto alla gestione clinica: anamnesi a distanza, refertazione di esami, definizioni di obiettivi terapeutici condivisi con il paziente e follow-up non clinico. In questi ambiti la telemedicina può contribuire a migliorare l’efficienza riducendo tempi di attesa, e ottimizzando l’allocazione delle risorse. È emerso invece un grado di incertezza maggiore per l’impiego della telemedicina nelle procedure diagnostiche, oppure per l’identificazione di patologie oculari.

In generale, i medici sono inoltre risultati concordi sulla necessità di disporre di elevati standard tecnologici, di formazione specialistica del personale sanitario, di competenze digitali da parte dei pazienti, e del rispetto rigoroso delle procedure medico-legali.

Lo studio fornisce una prima base conoscitiva per orientare le politiche sanitarie e le strategie di applicazione della telemedicina, e mette in luce limiti e opportunità percepiti dagli oculisti italiani; secondo gli Autori, tuttavia, la scarsa adesione alla ricerca da parte dei clinici sembra suggerire che il tema della medicina digitale in oftalmologia non sia di prioritario interesse per la categoria.

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Stefania Cifani

Giornalista scientifica e Medical writer

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