NFI, la prima consensus sul ruolo delle carni avicole in un’alimentazione sana

La prima consensus italiana sul ruolo che hanno le carni avicole in un’alimentazione sana ed equilibrata è stata presentata a Milano, lo scorso 13 maggio. Il documento curato da NFI (Nutrition Foundation of Italy) e coordinato da Andrea Poli e Franca Marangoni in collaborazione con specialisti nazionali tra i quali, Giovanni Carosello (presidente SIP), Claudio Cricelli (presidente SIMG), Andrea Ghiselli (dirigente di Ricerca del CRA-NUT) sarà a breve pubblicato sulla rivista Food & Nutrition Research (www.foodandnutritionresearch.net), ed è stato realizzato grazie al contributo di Unaitalia (Unione Filiere Agroalimentari Carni e Uova).

Apporto di proteine nobili di elevato valore biologico, specifiche vitamine tra cui quelle del gruppo B, minerali tra cui il ferro, ridotta quantità di grassi totali con prevalenza di mono e polinsaturi. Sono alcune delle caratteristiche che rendono le carni avicole un perfetto alleato per la salute e il benessere fisico a ogni età, il cui consumo, in un’alimentazione varia ed equilibrata, si associa a effetti neutri o favorevoli sul rischio delle principali patologie degenerative, quali malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumori e diabete.

“Con la realizzazione di questo documento di consenso – ha spiegato all’incontro di presentazione Andrea Poli – colmiamo una lacuna di carattere scientifico sul tema delle carni avicole e sul loro ruolo nell’ambito di una corretta alimentazione. Il documento conferma come le carni avicole siano caratterizzate da un profilo nutrizionale decisamente favorevole: gli studi epidemiologici che abbiamo analizzato mostrano come un adeguato consumo di carni di pollo, in associazione a una dieta ricca di vegetali, con un apporto moderato di grassi, e a uno stile di vita attivo, possa facilitare il mantenimento del giusto peso corporeo, con effetti complessivamente neutri o favorevoli sul rischio delle principali malattie degenerative tipiche della nostra società”.

In Italia i consumi delle carni avicole rappresentano circa il 25 per cento del consumo totale di carne e sono molto al di sotto della media europea. Un maggiore ricorso alle carni avicole, nell’ambito di un consumo adeguato di alimenti su base proteica, consentirebbe un miglioramento della qualità complessiva della dieta nella popolazione italiana, in tutte le fasce di età.

Ma il consumatore può “fidarsi” del pollo presente sui mercati nazionali? Unaitalia assicura che quasi la totalità (99 per cento) del pollo che consumiamo è “made in Italy” ed è certificato con tracciabilità della filiera. Gli italiani sono consumatori molto esigenti e abituati all’alta qualità, per questo preferiscono il pollo fresco a quello congelato, al contrario di quanto accade in altri Paesi. Anche per garantire la forza competitiva del “fresco”, quella italiana è una filiera fortemente integrata, che si ispira all’approccio europeo del “From farm to fork”, un modello di sicurezza alimentare che si basa su un complesso sistema di norme e controlli che garantiscono l’igiene di processo ed elevato standard di sicurezza  in tutte le fasi, dal mangime all’allevamento fino alla trasformazione. Ne è un esempio il divieto di utilizzo di sostanze chimiche decontaminanti per trattare la carne, come invece avviene in altri Paesi come gli Stati Uniti.

L’allevamento avviene sempre e solo a terra, a cui si aggiunge il fatto che il trattamento con antibiotici viene effettuato in casi strettamente necessari, mentre sono banditi estrogeni, anabolizzanti e ormoni. Tanti “buoni” motivi dunque per aumentare il consumo di pollo e tacchino sulla nostra tavola.

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