Tumori, dieta ed esercizio fisico per prevenirli e combatterli

Dieta ed esercizio fisico dovrebbero essere una parte integrante non solo della prevenzione, ma anche della cura dei tumori in ogni momento della malattia, dall’esordio fino a gli stadi avanzati. Se ne è parlato alla sessione dedicata all’oncologia del 7° congresso internazionale della Società spagnola di medicina di precisione (SESAP).

I deficit nutrizionali nella genesi dei tumori

Pedro Carrera Bastos, ricercatore in Nutrizione, metabolismo e infiammazione all’Università di Lund (Svezia), ha affermato:

Un deficit di alcuni nutrienti è uno dei fattori nutrizionali che possono essere coinvolti nella fase iniziale dei tumori, in particolare il deficit di folati e di vitamine del gruppo B (B12, B6, B3), che può portare a rotture cromosomiche, ipometilazione del DNA e maggiore sensibilità ai mutageni.”

“Per quanto riguarda la carenza di vitamina C e selenio – ha aggiunto Carrera Bastos – questa può aumentare il danno ossidativo al DNA, un effetto che è anche associato a livelli inadeguati di zinco e magnesio e carenza di vitamina D. ”

Il ruolo di aflatossine e nitrosammine nello sviluppo dei tumori

Nel suo intervento al congresso SESAP Carrera Bastos  ha ricordato anche il ruolo che possono avere nell’insorgenza di tumori le aflatossine (sostanze prodotte da alcuni microfunghi ndr). Ha spiegato Carrera Bastos: “Sono sostanze presenti in alimenti di origine vegetale, come manioca, pepe, mais, miglio, riso, sorgo, grano, semi di girasole o arachidi, ma l’effetto dipende in gran parte dal modo in cui questi alimenti vengono conservati”

Tra tutti gli agenti nutrizionali coinvolti nella cancerogenesi – ha aggiunto Carrera Bastos – i più importanti sono senza dubbio i composti nitrosi, nitriti e nitrati in particolare. Quelli presenti naturalmente negli alimenti non sono pericolosi, perché biochimicamente non producono nitrosammine. Abbiamo un problema con i nitriti che vengono aggiunti, ad esempio, alle carni lavorate o agli insaccati; questi, infatti, producono nitrosammine (composti organici di cui si conosce il potenziale cancerogeno ndr)”.

“Per quanto riguarda questi composti potenzialmente cancerogeni i due tipi di alimenti maggiormente sotto osservazione sono i salumi (che hanno composti N-nitroso) e carne e pesce affumicati, che contengono idrocarburi policiclici aromatici, sostanze chimiche direttamente legate a determinati metodi di cottura.”

Le strategie per ridurre la formazione di nitrosammine

Carrera Bastos, infine, ha citato recenti ricerche che hanno evidenziato che è possibile ridurre la formazione di queste sostanze. Una strategia è “marinare il cibo in una soluzione acida per più di un’ora, poiché in questo modo si riduce la formazione di questi idrocarburi, così come i prodotti finali della glicazione avanzata, che sono proossidanti e proinfiammatori.

“Un’altra opzione – ha affermato Carrera  – è quella di condire la carne e il pesce prima di grigliarli (con pepe, paprika, aglio, cipolla, zenzero, curcuma, cumino, cannella, chiodi di garofano, finocchio, anice stellato), cuocendoli a bassa temperatura (l’ebollizione è una delle tecniche più vantaggiose) e, soprattutto, mangiare la carne o il pesce insieme a una grande quantità di verdure, meglio se della famiglia delle brassiche (broccoli, cavoli, cavoli, rape, cavolini di Bruxelles, senape).”

Infiammazione come “fil rouge” dello sviluppo dei tumori

Carrera Bastos ha ricordato che i fattori che possono agire come promotori della cancerogenesi sono molti e diversi. Tra questi ci sono lo stress psicologico e l’interruzione circadiana (come hanno dimostrato diversi studi sugli effetti del lavoro a turni), l’inattività fisica, l’obesità, l’iperglicemia, l’iperinsulinemia e l’aumento delle concentrazioni di fattore di crescita 1 insulino-simile 1 (IGF-1), la proteina legante il fattore di crescita insulino-simile 3, (IGFBP-3), disbiosi e carenza di vitamina D.

L’elemento comune di tutti questi fattori è l’infiammazione – ha spiegato  Carrera Bastos – Come abbiamo potuto verificare in diversi studi, tra le principali cause di infiammazione sistemica cronica ci sono l’obesità, l’inattività fisica, l’interruzione circadiana, lo stress psicologico cronico, l’esposizione a vari xenobiotici o una dieta inadeguata.”

Le evidenze sugli elementi nutrizionali che abbassano il rischio di tumore

Parallelamente all’evidenza sul ruolo dell’infiammazione nelle fasi di promozione e progressione del tumore, sono sempre più numerosi i dati sugli elementi nutrizionali o sullo stile di vita che possono prevenire o arrestare tale effetto.

Carrera Bastos ha ricordato il potenziale positivo degli acidi grassi della famiglia degli omega-3 (EPA, DHA), che possono legarsi a un recettore transmembrana, inibendo l’attivazione delle protein-chinasi. Un processo che può essere inibito anche da vari composti fitochimici presenti negli alimenti come zenzero, tè verde, curcuma e broccoli e altre brassiche.

Ma la cosa davvero importante – ha concluso il ricercatore spagnolo – è identificare le cause dell’infiammazione cronica di basso livello in ciascuno dei pazienti e agire di conseguenza. I cambiamenti nello stile di vita sono molto più rilevanti che pensare a nutrienti o a supplementi, poiché i rituali di ogni giorno determinano la nostra salute.”

Esercizio fisico come ausilio nella cura dei tumori

Adrián Castillo García, ricercatore all’istituto di ricerca biomedica di Barcellona (IIBB) al congresso SISAP ha presentato un relazione su cancro ed esercizio fisico. “L’esercizio fisico dovrebbe essere un trattamento essenziale nei pazienti oncologici”, ha esordito Castillo, che ha spiegato:

Il cancro è una malattia con una chiara componente metabolica e il microambiente tumorale determina in parte lo sviluppo e la malignità della malattia. In questo quadro, sappiamo che l’ipossia è uno dei principali fattori scatenanti dell’aggressività tumorale, portando a un circolo vizioso che favorisce le mutazioni protumorali. Pertanto, è essenziale ridurre i livelli di ipossia nella lotta contro la malattia.”

“L’obiettivo di qualsiasi terapia – ha aggiunto Castillo – consiste nel modulare il microambiente tumorale e combattere metabolicamente il tumore con l’obiettivo che i trattamenti siano molto più efficaci. In questo senso e secondo i dati degli studi preclinici, l’esercizio fisico può migliorare l’efficacia delle terapie oncologiche.

Castillo ha evidenziato i risultati di uno degli studi più recenti su questo argomento, che ha dimostrato che l’esercizio fisico, in combinazione con la chemioterapia, riduce la progressione e il volume del tumore. I risultati indicano nell’esercizio fisico un importante elemento di ottimizzazione dei principali trattamenti che vengono applicati a questi pazienti. E ha proseguito:

Gli unici studi condotti sull’uomo (concretamente, nel caso del cancro del pancreas) dimostrano che l’esercizio rimodella la struttura vascolare, anche se praticato a piccole dosi a casa del paziente”.

Per quanto riguarda il tipo di esercizio più adeguato per ottenere questo effetto, secondo Castillo, la migliore condizione per i mitocondri che sono “lavatori” del lattato sono quellie associatie all’esercizio di resistenza, come per esempio il ciclismo. E ha concluso:

la prescrizione di dosi di attività fisica ad intensità e volume prestabiliti può essere  determinante nel combattere il microambiente tumorale, ma questa evidenza preliminare deve essere confermata in studi sull’uomo per sancire il ruolo dell’esercizio come trattamento in grado di migliorare l’efficacia delle principali terapie oncologiche.”

Ultima revisione: 8 Giugno 2022 – Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.