Anziani e malnutrizione, una condizione da valutare sempre

Nelle persone anziane, spesso affette da una o più patologie croniche, la malnutrizione è una condizione frequente, spesso sottovalutata o non individuata dagli operatori sanitari. Lo sottolinea in una recente review Rose Ann DiMaria-Ghalili dell’Università di Drexel, Philadelphia, Pennsylvania.

DiMaria-Ghalili, nell’articolo pubblicato sulla rivista americana Nutrition in Clinical Practice, parte da una tecnica diagnostica multidimensionale, utilizzata negli Usa, chiamata CGA (comprehensive geriatric analysis) che considera lo stato di salute, le condizioni psicosociali e funzionali della persona anziana fragile per sviluppare un piano generale di trattamento e follow-up.

Esaminando ogni componente della CGA l’autrice dimostra come la valutazione dello stato nutrizionale è fondamentale per ogni dominio: fisico-medico, mentale, funzionale e sociale.

DiMaria-Ghalili osserva che nell’approccio al paziente anziano si dovrebbero sempre cercare eventuali segni di malnutrizione, come la perdita di grasso sottocutaneo, la perdita di massa muscolare e l’accumulo di liquidi. Inoltre nei test che riguardano le capacità mentali va tenuto conto che i cambiamenti dovuti a deficit cognitivi o demenza possono influenzare la nutrizione.

La malnutrizione comporta una perdita di forza e di massa muscolare, che influenzerà lo stato funzionale di un paziente. Per quanto riguarda gli aspetti sociali va considerato che gli anziani a basso reddito possono trovarsi a dover decidere se pagare i farmaci, l’affitto o gli acquisti di generi alimentari, una situazione che può portare a nutrirsi di meno con cibi meno salutari o addirittura a saltare i pasti. Lo studio si riferisce alla società americana, ma, come dicono le statistiche, è un fenomeno sta crescendo anche in una società come la nostra che ha un sistema sanitario universalistico.

DiMaria-Ghalili sottolinea che tutti i problemi individuati devono essere affrontati e gli interventi devono essere attuati tempestivamente. Per far sì che questo abbia successo, incoraggia la realizzazione e la gestione degli interventi nutrizionali con un approccio di squadra che coinvolge diversi operatori sanitari, inclusi medici, infermieri, dietologi, farmacisti e operatori sociali.