Alzheimer, un esame della retina per la diagnosi precoce?

Un metodo economico e non invasivo per diagnosticare l’Alzheimer o indicare un rischio elevato di sviluppare la malattia costituirebbe un’importante scoperta per i pazienti e per i servizi sanitari, impegnati a fronteggiare l’aumento dell’incidenza della malattia, legato all’invecchiamento della popolazione.

Due studi presentati al meeting annuale dell’American Academy of Ophthalmology (AAO) indicano nell’esame della retina una possibile base per sviluppare metodiche relativamente semplici da utilizzare per lo screening della malattia.

Nel primo studio Fekrat e colleghi della Duke University di Durham (USA) hanno utilizzato la tecnica OCTA (optical coherence tomography angiography) che permette di esaminare ciascuno degli strati della retina, mappandoli e misurando il loro spessore in modo non invasivo. La tecnica utilizza onde luminose per scattare foto della retina.

Con questa tecnica i ricercatori hanno confrontato le retine di persone con Alzheimer con quelle di persone che avevano una forma lieve di demenza (mild cognitive impairment, MCI) e quelle di persone libere da malattia.

Le persone con l’Alzheimer avevano perso piccoli vasi sanguigni nella retina, nella parte posteriore dell’occhio. Inoltre, un certo strato della retina era più sottile nelle persone con Alzheimer rispetto a quelle con MCI o persone che non avevano alcuna forma di compromissione cognitiva. Gli scienziati ipotizzano che i cambiamenti nella retina possano riflettere le interruzioni dei vasi sanguigni del cervello provocate dalle placche dell’Alzheimer.

Nel secondo studio, Rotenstreich e coll. dello Sheba Medical Center in Israele hanno esaminato 400 persone che erano ad alto rischio genetico di sviluppare l’Alzheimer. Gli scienziati hanno confrontato le scansioni del cervello e le immagini retiniche di queste persone con quelle di coloro che non avevano una storia familiare di Alzheimer.

Lo studio ha rivelato che la retina è più sottile nelle persone con un rischio genetico più elevato di Alzheimer. Inoltre, questi soggetti avevano un ippocampo era più piccolo. Entrambi questi segni sono correlati con un punteggio scarso sul test di compromissione cognitiva.

Rotenstreich fa notare che una scansione del cervello può rilevare l’Alzheimer quando la malattia è al di là di una fase trattabile, mentre uno strumento diagnostico per la scansione della retina potrebbe consentire un intervento terapeutico precoce.

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