Demenza, una combinazione di tre fattori indica il rischio a 10 anni

Almeno un terzo dei casi di demenza sono prevenibili, con un intervento precoce su fattori favorenti come ipertensione, diabete, obesità, depressione e deficit di udito. Individuare precocemente i pazienti più a rischio potrebbe essere un’efficace strumento di contrasto a queste patologie, che hanno un impatto sempre maggiore. A questo scopo un gruppo di ricercatori danesi ha sviluppato un semplice algoritmo in grado di valutare quale sia il rischio di sviluppare una demenza (Alzheimer o altre forme di demenza) nel decennio successivo.

In pratica, si tratta di combinare tre fattori: età, sesso e valori dell’apoliproteina E (ApoE).

L’Apoe svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei livelli di colesterolo e influisce sui livelli di beta-amiloide, la proteina che può formare placche a livello cerebrale, segno caratteristico della demenza.

Il polimorfismo ApoE4 è associato con la Malattia di Alzheimer e con la demenza. Utilizzando dati presi da due grandi studi di popolazione, il Copenhagen General Population Study (2003–2014) e il Copenhagen City Heart Study (1991–1994 e 2001–2003) i ricercatori hanno seguito 104.000 soggetti con una diagnosi di demenza, di cui 3.017 erano portatori del genotipo ApoE E44.

Tra questi si è riscontrato, nella fascia tra i 60 e i 69 anni, un rischio di sviluppare demenza dell’8% per gli uomini e del 10% nelle donne, nella fascia tra 70 e 79 anni lo stesso rischio sale al 19% per gli uomini e al 22% per le donne, nella fascia tra 80 e 89 anni arriva al 33% per gli uomini e al 38% per le donne.
 Il rischio di contrarre la demenza era significativamente più alto nei genotipi tra E22 e E44.

“Età, sesso e genotipo ApoE – conclude Ruth Frikke-Schmidt del dipartimento di biochimica clinica del Rigshospitalet, Copenhagen (Danimarca) – identificano in modo robusto i gruppi ad alto rischio per la malattia di Alzheimer e tutte le forme di demenza. Questi gruppi possono essere presi in considerazione per interventi preventivi”.

Gli autori dello studio sottolineano anche lo stretto legame che c’è tra la prevenzione della demenza e quella cerebrovascolare. Ciò che è utile per la salute del cuore lo è anche per il cervello.

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