Diabete tipo 2, gli alimenti che aiutano a prevenirlo

 Uno studio su un’ampia popolazione di donne mostra che una dieta con alimenti ricchi di antiossidanti è associata a un basso rischio di diabete di tipo 2.

Partendo da studi recenti che mostrano come lo stress ossidativo può contribuire alla patogenesi del diabete di tipo 2, un gruppo di ricercatori dell’INSERM (Institute National de la Santé e de la Recherche Medical, Francia) ha valutato la capacità antiossidante totale (un indice che quantifica il contenuto antiossidante non dei singoli alimenti ma della dieta nel suo complesso) in un sottogruppo di donne francesi compreso nello studio E3N.

Lo studio E3N è uno studio prospettico di coorte di circa 100.000 donne volontarie francesi nate tra il 1925 e il 1950 e seguite dal 1990. Dal 1990, le donne hanno compilato e restituito questionari ogni 2-3 anni. Le domande riguardano il loro stile di vita e il loro stato di salute. Lo studio E3N prosegue nello studio E4N che segue  i figli e i nipoti delle partecipanti all’E3N, così come i padri biologici dei bambini, al fine di studiare la salute di tre generazioni di membri della famiglia in relazione allo stile di vita moderno.

64.223 donne di età compresa tra i 40 ei 65 anni, tutte libere dal diabete e da malattie cardiovascolari al momento dell’inclusione nello studio, sono state seguite dal 1993 al 2008. Ogni partecipante ha completato un questionario dietetico all’inizio dello studio, con informazioni dettagliate su più di 200 diversi prodotti alimentari. Con un’analisi statistica multivariata è stata poi valutata l’associazione tra capacità antiossidante totale (TAC) della dieta e rischio di insorgenza di diabete di tipo 2 durante il periodo di follow up. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Diabetologia.

I livelli più elevati di capacità antiossidante totale sono risultati associati a un minor rischio di diabete di tipo 2. Rispetto alle donne nel quintile più basso, le donne nel terzo, quarto e quinto quintile per la capacità antiossidante totale della dieta avevano HR pari a 0,74 (IC 95%, 0,63-0,86), 0,70 (IC 95%  0,59-0,83) e 0,73 (IC 95% 0,60-0.89), rispettivamente. L’associazione inversa tra la capacità antiossidante totale e il rischio di diabete di tipo 2 era lineare fino a valori di 15 mmol/die, dopo di che l’effetto ha raggiunto un plateau.

Gli autori concludono che questi risultati suggeriscono che la capacità antiossidante totale può svolgere un ruolo importante nel ridurre il rischio di diabete di tipo 2 nelle donne di mezza età. Sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio i meccanismi biologici alla base di questa associazione inversa.

La capacità antiossidante totale (TAC)

La capacità antiossidante totale (TAC) è un indice messo a punto da un gruppo di ricerca dell’Università di Parma (Nicoletta Pellegrini et al. J. Nutr. 133: 2812–2819, 2003), che ha analizzato una varietà di cibi comunemente consumati in Italia, tra cui 34 tipi di verdure, 30 tipi di frutta, 34 bevande e 6 oli vegetali. Per ognuno è stata fatta una valutazione con tre diversi test: TEAC (Trolox Equivalent Antioxidant Capacity), TRAP (total radical trapping parameter, parametro di intrappolamento totale dei radicali) e FRAP (potenziale alimentare antiossidante ferrico riducente). Questi test, basati su diversi meccanismi chimici, sono stati selezionati per tener conto della grande varietà e gamma di azione dei composti antiossidanti presenti negli alimenti reali.

Tra gli ortaggi, gli spinaci avevano la più alta capacità antiossidante nei test TEAC e FRAP seguiti dai peperoni, mentre gli asparagi avevano la maggiore capacità antiossidante nel test TRAP. Tra i frutti, le più alte attività antiossidanti sono state trovate nelle bacche (more, ribes e lampone) indipendentemente dal dosaggio usato. Tra le bevande, il caffè aveva il TAC più grande, indipendentemente dal metodo di preparazione o analisi, seguito dai succhi di agrumi, che esibivano il più alto valore tra le bevande analcoliche. Infine, degli olii, l’olio di soia aveva il più alto potere antiossidante, seguito dall’olio extravergine di oliva, mentre l’olio di arachidi era meno efficace.

 

 

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