Inquinamento e basse temperature aumentano il rischio di morte cardiaca improvvisa

Un nuovo studio presentato al Congresso Annuale dell’americana Heart Rhythm Society mostra che la combinazione di agenti inquinanti dell’aria e basse temperature incrementa il rischio di morte cardiaca improvvisa (SCD, Sudden Cardiac Death). Lo studio, il più grande di questo genere negli Usa, ha considerato una popolazione di 112.700 donne arruolate nel Nurses’ Health Study, uno studio osservazionale partito nel 1976.

Per i luoghi di residenza di ogni donna è stata valutato il livello di esposizione al particolato di meno di meno di 2,5 micron di diametro (PM2,5) e le temperature medie. Tra il 1999 e il 2011 si sono verificati 221 casi di SCD. Per ognuno di questi casi il livello di esposizione ai PM del giorno in cui si è verificata la SCD è stato confrontato con lo giorno dello stesso mese di altri anni.

La maggiore esposizione al PM è risultata associata a un aumento lineare  del rischio di SCD. L’associazione è stata significativamente modificata dalla temperatura ambientale. Infatti il’associazione SCD ed esposizione al PM è emersa solo nel quartile con una temperatura ambientale <4° C, mentre non sono state osservate associazioni a temperature più elevate. Da notare che tutte le esposizioni a PM2,5 in questo studio erano molto al di sotto dell’attuale limite giornaliero consigliato dalla protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) per PM2,5 (35 μg /m3).

“Prima di questo studio, il rapporto tra esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico e morte cardiaca improvvisa non era noto, specialmente nella popolazione a basso rischio. Il nostro studio dimostra che anche una piccola quantità di inquinamento atmosferico nei giorni più freddi potrebbe mettere le persone a rischio “, afferma l’autore principale dello studio Jaime Hart, del Channing Division of Network Medicine del Brigham and Women’s Hospital e Harvard Medical School. “Per ridurre le esposizioni, le persone che non vivono con i fumatori dovrebbero cercare di tenere le finestre chiuse e minimizzare le attività all’aperto nelle giornate fredde ed essere consapevoli dei livelli di inquinamento nell’aria. Speriamo che i nostri risultati aumentino la consapevolezza dell’inquinamento come fattore di rischio, potenzialmente portare a una revisione degli standard EPA e in definitiva contribuire a ridurre il numero di casi di morte cardiaca improvvisa “.

 

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