Obesità e sovrappeso, per dimagrire bisogna addestrare il cervello

Il successo di una dieta dimagrante dipende dall’attivazione di alcune regioni del cervello, in particolare le aree associate con l’auto-controllo. Una nuova ricerca ha studiato l’attività cerebrale di un gruppo di persone che stavano partecipando a un programma di riduzione del peso e ha verificato che i maggiori successi in termini di dimagrimento erano conseguiti dalle persone con un più alto livello di attività in alcune specifiche regioni cerebrali.

“Quello che abbiamo scoperto è che negli esseri umani il controllo del peso corporeo dipende in gran parte dalle aree del cervello coinvolte nell’autocontrollo e nell’autoregolazione”, spiega Alain Dagher del Montreal Neurological Institute and Hospital (Canada). “Quella parte del cervello ha la capacità di tenere conto delle informazioni a lungo termine, come il desiderio di essere sani, al fine di controllare i desideri immediati.”

Nella dieta il segnale iniziale viene dal cambiamento nel livello di due ormoni, leptina e grelina.

“In chiunque perde peso si vede il cambiamento nella leptina e nella grelina”, aggiunge Dagher. “Tuttavia, solo alcune persone, per ragioni che non conosciamo, sono in grado di mantenere la loro autoregolamentazione di fronte a quel segnale”.

Per questa ricerca 24 persone che seguivano una dieta dimagrante standard da 1.200 kcal/giorno, prima di iniziare sono state sottoposte a Risonanza Magnetica (RM) funzionale di diverse aree cerebrali, compresa la corteccia prefrontale laterale, che è collegata all’autoregolazione e la corteccia prefrontale mediale ventrale, un’area del cervello coinvolta nella motivazione, nel desiderio e nel valore.

Ai soggetti sono state mostrate le foto di cibi appetitosi e immagini di controllo con un paesaggio. I ricercatori hanno confrontato la risposta dell’attività cerebrale alle immagini del cibo, in particolare le immagini di cibi ipercalorici, per ciascun soggetto al basale e poi a un mese e a tre mesi di distanza. “Quando mostriamo immagini di cibi appetitosi, l’area della corteccia prefrontale mediale ventrale diventa più attiva “, dice Dagher.

Durante lo studio i ricercatori hanno notato che a un mese e a tre mesi, il segnale dalla corteccia prefrontale ventrale è diminuito, ed è diminuito di più nelle persone che avevano più successo a perdere peso. Inoltre, il segnale di corteccia prefrontale laterale coinvolto nell’autocontrollo è aumentato.

“Nella RM l’area di autocontrollo ha aumentato la sua attività e l’area del valore ha diminuito la sua attività”, spiega Dagher. “E la quantità di cambiamento era predittiva del successo nella perdita di peso.” Chi ha raggiunto la maggiore perdita di peso aveva livelli di attività cerebrale alla RM che indicavano una migliore capacità di autocontrollo. E alla fine dello studio gli ormoni grelina e leptina stavano iniziando a tornare alla linea di base, suggerendo che era stato raggiunto un nuovo punto di riferimento.

“Questi risultati suggeriscono che trattamenti di perdita di peso che aumentano l’autocontrollo, come la terapia cognitivo comportamentale, possono essere utili, in particolare quando lo stress è coinvolto negli eccessi alimentari – conclude Dagher – Lo stress interrompe il meccanismo di controllo della corteccia prefrontale laterale, ma questo effetto si può contrastare con interventi specifici.”

Ultima modifica:

Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

    Articoli collegati