Ambiente, il report dell’OMS su microplastica e acqua potabile

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La plastica è presente nell’acqua che beviamo. Per il momento, secondo l’OMS, non ci sono rischi dimostrabili per la salute, ma l’attenzione va tenuta alta.

, #Adesso basta, MMG in piazza per il rilancio della medicina generaleLe impressionanti immagini delle enormi isole di rifiuti di platica galleggianti negli oceani hanno portato alla ribalta il tema dell’inquinamento provocato dalla dispersione della plastica nell’ambiente. Oltre ai rifiuti plastici di grandi dimensioni esiste una presenza massiccia di microplastiche, una definizione che comprende i prodotti del degrado della plastica sia un insieme di sostanze chimiche ampiamente utilizzate in vari settori industriali.

La microplastica è reperibile nell’ambiente, nelle piante, negli animali e quindi nella catena alimentare umana, acqua compresa. Per questo è lecito chiedersi: la plastica sta inquinando anche l’acqua che beviamo? Con quali possibili effetti sulla salute?

Su questo tema l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un report chefa il punto sui dati disponibili sulla presenza di microplastica nell’acqua da bere e sui possibili rischi per la salute.

Un mondo di plastica

La produzione di plastica a livello globale ha raggiunto 407 milioni tonnellate nel 2015 ed è in crescita esponenziale. Come mostra il grafico nel 2050 si potrebbe arrivare a 1800 milioni di tonnellate

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Credit: Maphoto/Riccardo Pravettoni (http://www.grida.no/resources/6923).

La presenza di microplastica, spiega il report dell’OMS, è stata rilevata in acque marine, acque reflue, acqua dolce, cibo, aria e acqua potabile, sia in bottiglia che in acqua di rubinetto.

Da dove viene la plastica presente nelle acque da bere? Le fonti accertate o ipotizzate sono diverse, dall’inquinamento delle falde fino ai possibili effetti di sistemi di trattamento per l’acqua potabile e l’acqua imbottigliata. Tuttavia non ci sono dati sufficienti per quantificare l’apporto di queste diverse fonti.

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Fonte: WHO, 2019

Una recente review ha raccolto oltre 50 studi che hanno rilevato la presenza di particelle microplastica in acqua corrente, potabile o inquinata. Poiché non esistono attualmente criteri standardizzati per queste misurazioni gli studi sono difficilmente comparabili. In ogni caso la presenza di microplastica nell’acqua che beviamo è accertata, anche se non è ancora noto se queste particelle sono in grado di superare la barriera intestinale ed entrare in circolo nell’organismo.

Microplastica e rischi per la salute

L’OMS individua tre possibili impatti della microplastica con il nostro organismo

  • Fisico: le particelle potrebbe entrare fisicamente nel nostro organismo
  • Chimico: additivi e altri elementi delle confezioni di plastica possono passare nell’acqua da bere
  • Biofilm: microrganismi potrebbero attaccarsi alle particelle di microplastiche e formare colonie

Il report precisa che sulla base dei dati disponibili non esistono motivi di allarme o seria preoccupazione per la presenza di microplastiche nell’acqua da bere. Diversi studi sugli animali hanno dimostrato che le nanoparticelle di plastiche possono essere assorbite dall’organismo, ma si tratta di esposizioni molto superiore a quelle ipotizzate per l’acqua potabile.

Anche gli studi di tossicologia relativi ai possibili effetti sull’organismo dell’assorbimento di microplastica sono al momento molto carenti. Gli autori del report scrivono che gli studi “sono discutibili per affidabilità e rilevanza, con alcuni impatti osservati solo a concentrazioni molto elevate” che “non riflettono le potenziali tossicità che potrebbero verificarsi a livelli di esposizione inferiori”.

“Abbiamo urgentemente bisogno di saperne di più sull’impatto sulla salute delle microplastiche perché sono ovunque, anche nella nostra acqua potabile”, spiega Maria Neira, direttore del Dipartimento di sanità pubblica, ambiente e determinanti sociali della salute dell’OMS.

“Sulla base delle informazioni limitate di cui disponiamo – aggiunge Neira – le microplastiche nell’acqua potabile non sembrano rappresentare un rischio per la salute ai livelli attuali. Ma dobbiamo scoprirne di più. Dobbiamo anche fermare l’aumento dell’inquinamento da plastica in tutto il mondo.”

 

 

 

 

 

 

 

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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