Cardionefrologia 2019: fattori di rischio in comune per cuore e reni

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, Alzheimeir, attenzione agli effetti nascosti del caldoIl recente convegno ha illustrato i più recenti dati su malattie e fattori di rischio

L’ampio programma di interventi di Cardionefrologia 2019, quarta edizione del congresso che si è svolta recentemente a Roma, ha permesso di esporre le più recenti acquisizioni su un ampio spesso spettro di disturbi dell’apparato renale e cardiovascolare. Un focus importante dell’evento è stato quello della nutrizione clinica. Nel caso del rene policistico, la maggior parte degli studi si concentra sulla terapia farmacologia, mentre la terapia nutrizionale è spesso trascurata. Un recente studio pubblicato sul Journal of Nephrology da Biagio Di Iorio, direttore dell’UOC di Nefrologia e dialisi dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, e colleghi ha individuato alcuni fattori nutrizionali cruciali per la dimensione delle cisti e per la progressione della patologia.

“La gestione dell’assunzione di acqua è un elemento fondamentale della strategia terapeutica, semplice e senza effetti collaterali, ma non sempre accettata dai pazienti, soprattutto quelli più anziani, che presentano una riduzione fisiologica del senso di sete”.

Importanti sono anche la riduzione di sodio, con un apporto di sale di meno di 2,4 g al giorno, che consente una riduzione del volume renale, e l’apporto di fosforo, che non influenza la progressione della malattia ma riduce la mortalità. Un aiuto viene anche da una moderata restrizione calorica (10-40%) e dal suo effetto antinfiammatorio. È consigliabile una dieta a basso contenuto di sodio e proteine animali e ad alto contenuto di verdure, frutta e acqua.

Centrale per il congresso è stata anche la discussione sulla connessione tra problemi renali e problemi cardiaci. Le malattie cardiovascolari, renali e metaboliche condividono spesso gli stessi fattori di rischio, come ribadito con forza nell’ultimo Congresso dell’American Heart Association del 2018. Gli esperti intervenuti hanno ricordato che la sindrome cardiorenale di tipo II, la più diffusa, è presente nel 20-40% dei pazienti con scompenso cardiaco, mentre l’insufficienza renale è presente nel 45-63% dei soggetti con insufficienza cardiaca.

“Danni renali acuti sono largamente rappresentati nei pazienti ricoverati, specialmente nelle unità di terapia intensiva”, ha precisato Claudio Ronco, direttore del reparto di Nefrologia dell’ospedale San Bortolo (Vicenza). “L’incidenza è del 70% nei ricoverati nelle ICU con una quota tra il 5 e il 25% che sviluppa una forma di compromissione severa tale da rendere necessaria la terapia sostitutiva della funzione renale (dialisi e trapianto). Forte anche il pegno in termini di mortalità che si aggira tra il 50 e l’80%”.

La connessione cuore-reni si fa particolarmente rilevante nel caso dei pazienti dializzati.

Una rassegna pubblicata da Di Lullo e colleghi sull’International Journal of Cardiology ha quantificato nel 43% la quota di decessi attribuibili a morte cardiaca improvvisa nei soggetti in dialisi.

“La probabilità di presentare, nell’arco di 36 mesi, un arresto cardiaco, è del 12% nei pazienti con meno di 20 anni, ma arriva al 35% in quelli over 75”, ha concluso Di Lullo

Dal convegno è arrivato anche un allarme che riguarda il consumo di alcol nel nostro Paese. Circa 8,6 milioni di italiani hanno un consumo di alcol a rischio per la salute. Il problema riguarda sempre più spesso i giovani, ovvero il 17% dei soggetti nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni, secondo una recente relazione del ministero della Salute. I minorenni coinvolti sono circa 800 mila, in prevalenza maschi.  A preoccupare sono soprattutto i nuovi modelli di consumo, come il binge drinking importato dall’estero: le abbuffate di alcol si concentrano soprattutto nel weekend, fino ad arrivare a stati di intossicazione alcolica acuta. L’allarme è stato lanciato nell’ambito del congresso “Cardionefrologia 2019”  recentemente tenutosi  a Roma, in cui sono state esposte le conseguenze per la salute.

“L’eccesso di bevande alcoliche, specialmente consumate in quantità è un noto fattore di rischi d’insufficienza renale”, ha spiegato Luca Di Lullo, responsabile scientifico del congresso. “E il danno può facilmente diventare cronico, anche in considerazione del fatto che le malattie renali sono silenti sino agli stadi più gravi”.

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Giornalista medico scientifico

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