I disturbi della vista negli anziani potrebbero aumentare il rischio di demenza

Diverse ricerche hanno evidenziato una possibile associazione tra la compromissione delle capacità visive e il rischio di demenza. Un nuovo studio americano ha monitorato una coorte di pazienti con difetti della vista rilevati con esame obiettivo e ha trovato che la diminuzione delle capacità visive era associata a un rischio da due a cinque volte superiore di sviluppare una demenza in un periodo di circa 4 anni.

Lo studio pubblicato da aprile su JAMA Ophthalmology ha incluso una coorte di 1.061 donne con un’età tra i 66 e gli 84 anni, 206 di queste donne (19,4%) presentavano una disfunzione visiva auto-segnalata e 183 donne (17,2%) avevano una disabilità visiva oggettiva. Le pazienti ospiti di residenze per anziani erano iscitte a programmi di misurazione della vista (WHI Memory Study) e di misurazione delle capacità cognitive (WHI Sight Examination).

La diminuzione della vista è stata rilevata con questionari compilati dalla pazienti e con esame obiettivo che ha usato una classificazione su tre livelli: 20/40 o peggio, 20/80 o peggio e 20/100 o peggio in almeno un occhio.

Utilizzando test e valutazioni cliniche i ricercatori hanno monitorato, in un follow up di 3,8 anni, il rischio (HR) di compromissione della capacità cognitive su due livelli: probabile demenza e disturbo cognitivo lieve (MCI).

La probabile demenza è stata sviluppata dal 3,1% delle partecipanti senza problemi di vista contro l’8,2% della partecipanti con una acuità visiva di 20/40 o peggio. Risultati simili si sono trovati per il disturbo cognitivo lieve.

Nelle conclusioni i ricercatori evidenziano come limite di questo studio il numero basso di pazienti con problemi visivi e cognitivi, raccomandando nuove ricerche che possano valutare gli effetti di specifici interventi oftalmologici sulla progressione della demenza.

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.