Neuroscienze, perché il nostro cervello ha fame di rapporti sociali

Quando ci sentiamo soli e sentiamo il bisogno di interazioni sociali si attiva la stessa parte del cervello che stimola il desiderio di cibo dopo un periodo di digiuno. In pratica, la voglia di compagnia sotto il profilo degli stimoli cerebrali è del tutto simile alla voglia di cibo. Questa scoperta, che arriva dalla ricerca neurologica di base, offre una conferma dell’importanza dei rapporti sociali e familiari per l’equilibrio psicofisico. Un tema di particolare attualità in tempi di pandemia e di “social distancing”.

Il confronto tra isolamento e digiuno

I ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno condotto un esperimento che prevedeva l’isolamento di 40 persone in stanze senza finestre per 10 ore. In un test separato, gli stessi soggetti hanno digiunato per lo stesso periodo di tempo. Dopo ogni sessione, i partecipanti sono stati sottoposti a scnsione cerebrale utilizzando la risonanza magnetica funzionale (MRI) mentre guardavano tre tipi di immagini: gruppi di persone felici, cibo o fiori.

I risultati del test sono descritti così dagli autori della ricerca: “Le regioni del mesencefalo hanno mostrato un’attivazione selettiva ai segnali alimentari dopo il digiuno e ai segnali sociali dopo l’isolamento; queste risposte erano correlate con il desiderio auto-riferito. Al contrario, le regioni striatali e corticali differenziavano tra desiderio di cibo e desiderio di interazione sociale.”

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Neurosciences.

I rischi della solitudine

“Questo è il primo studio di neuroimaging a esaminare gli effetti sul cervello umano dell’isolamento acuto – ha dichiarato Livia Tomova del MIT, prima autrice dello studio – Abbiamo scoperto che il cervello risponde in modo molto simile a come reagisce agli stimoli del cibo dopo il digiuno. La sezione del cervello considerata (substantia nigra pars compacta e area tegmentale ventrale) corrisponde a un centro di motivazione, che si attiva quando vogliamo qualcosa.”

“Il nostro studio mette in evidenza quanto sia importante essere in contatto con gli altri – commenta Tomova – Se un giorno di solitudine fa reagire il nostro cervello come se avessimo digiunato per tutto il giorno è evidente che il nostro cervello è molto sensibile all’esperienza di essere soli”.

Diversi commenti sottolineano che questo studio, anche se condotto su un numero limitato di persone, conferma i rischi per la salute che solitudine e isolamento sociale possono provocare, soprattutto nei soggetti più deboli, come anziani e persone socialmente svantaggiate.

Ultimo aggiornamento il 18 Gennaio 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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