SSN, come affrontare la sfida dell’assistenza ai pazienti fragili

Infrastrutture digitali e formazione dovrebbero essere i due pilastri per affrontare la sfida, sempre più impegnativa, dell’assistenza ai pazienti fragili. È una delle indicazioni emerse nell’incontro “Principi e strumenti per un approccio ‘life course’ alla fragilità”, patrocinato dalla Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), che si è svolto il 13 dicembre a Bologna.

L’incontro, che ha riunito rappresentati della medicina del territorio e diverse figure manageriali della sanità pubblica, ha evidenziato come l’assistenza al paziente fragile sarà sempre più un elemento cruciale dell’assistenza sanitaria, su cui ospedali e medicina del territorio dovranno trovare un territorio comune, per condividere risorse e buone pratiche.

Una recente pubblicazione centrata sulla definizione della fragilità nella prospettiva della sanità pubblica, presentata al convegno, sottolinea come i bisogni di salute dei pazienti fragili necessitino di un approccio multidimensionale, condiviso fra le diverse figure professionali che si occupano dell’assistenza.

È necessario, dunque, che i professionisti e le organizzazioni di assistenza primaria e quelle di sanità pubblica agiscano sinergicamente su individui e popolazioni fragili secondo un approccio life-course e patient-centered.

Occorrono strumenti di screening per individuare le fragilità

Partendo da questa riflessione l’incontro si è sviluppato in uno scambio ricco e costruttivo di diverse esperienze, nelle differenti realtà regionali e nelle varie patologie. Sono stati quindi evidenziati alcuni snodi fondamentali: in primo luogo è emersa l’importanza di definire alcuni strumenti di screening semplici e immediati che il medico possa utilizzare per valutare se il paziente presenti una o più condizioni di fragilità.

Questo strumento, semplice e univoco, potrà avere il duplice obiettivo di intercettare in modo preventivo condizioni di fragilità prima che diventino eccessivamente complesse e quindi abbiano un impatto in termini di risorse elevato, e in secondo luogo di valutare le strategie terapeutiche più idonee per quel tipo di pazienti. Questo potrebbe essere un primo passo per garantire sostenibilità ed equità delle risorse sanitarie in un futuro in cui sarà necessario un’ottimizzazione.

Infrastrutture digitali e formazione per un approccio multidimensionale

Tra i punti cardine individuati sono stati poi messi in risalto due fattori essenziali: da una parte un’infrastruttura digitale che consenta di accedere ai dati del paziente in modo condiviso e quindi garantisca la multidimensionalità della gestione del paziente, dall’altra la formazione che dovrà essere erogata su tutti i livelli, sia nelle professioni sanitarie sia nei pazienti e nei caregiver che avranno un ruolo sempre più attivo nel seguire i loro percorsi di cura. Un aspetto importante messo in luce nell’incontro è stato proprio quello della gestione “life-course” e “patient-centered”: queste due visioni di sviluppo del sistema sanitario richiedono infatti l’uso di Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) intrecciati e condivisi al fine di limitare la ridondanza diagnostica e di percorsi.  Un obiettivo considerato dal gruppo di lavoro futuro e lontano allo stato attuale, ma non irraggiungibile.

L’incontro, realizzato anche grazie al contributo non condizionante di Novartis, è stato condotto dal responsabile scientifico Dr.ssa Mara Morini, coordinatrice nazionale del Gruppo di Lavoro “Primary Healthcare” di SItI, e dal Dr. Fausto Francia, past president della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.

Ultima revisione: 1 Febbraio 2022 – Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.