Salute ambientale, l’inquinamento atmosferico nel bacino padano

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le principali agenzie internazionali per l’ambiente e la salute indicano l’inquinamento atmosferico come una delle principali cause di morte prematura e di malattie croniche. Il bacino del Po in particolare, per le sue caratteristiche geografiche e socio-economiche è una delle aree europee più inquinate. L’articolo offre una panoramica dei dati più recenti sul livello d’inquinamento dell’aria, sulle fonti degli agenti inquinanti e sulle releazioni con patologie di diversi organi e apparati.

di Paolo Formentini1, Giuseppe Albertini2, Salvatore De Franco3, Maria Cristina Gherardi4
ISDE-Italia – Associazione Medici per l’Ambiente – Sezione di Reggio Emilia

L’ Agenzia Europea dell’ambiente (EEA) (1), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS – WHO) (2) e il Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025 (PNP) (3) da alcuni anni indicano che l’inquinamento atmosferico è una delle principali cause di morte prematura e di malattie, oltre che il principale fattore di rischio ambientale per la salute umana e per gli ecosistemi.
I trasporti e il riscaldamento domestico sono i maggiori responsabili delle emissioni di inquinanti di interesse tossicologico e destano le maggiorei preoccupazioni in termini di impatto sanitario a causa dell’elevato numero di persone esposte, in ambito urbano ed extraurbano. Anche le emissioni provenienti dall’agricoltura, dalla produzione di energia, dall’industria e dagli insediamenti domestici contribuiscono ad inquinare l’aria (3). Le principali criticità sanitarie sono associate all’inquinamento nelle aree urbane a causa dell’alta densità e numerosità della popolazione (4) (5).

Bacino padano: il clima e l’inquinamento atmosferico

Il Bacino del Po, inteso in senso ampio, si estende dal Piemonte al Friuli, fino alla zona confinante della Slovenia, comprese anche le aree di pianura della Provincia di Trento – come indicato da Lifeprepair associazione-progetto delle ARPA di queste aree finalizzata al miglioramento della qualità dell’aria 2017-2024 (6)(7).

L’area geografica compresa tra la catena delle Alpi, la catena dell’Appennino settentrionale e il mare Adriatico costituisce un bacino quasi chiuso, caratterizzato da condizioni atmosferiche di elevata stabilità, con scarsa circolazione dei venti e formazione di nebbie persistenti (Figura 1) Il clima è caratterizzato da estati molto calde, con ondate di calore, che spesso si susseguono per più settimane, durante le quali è quasi impossibile un ricambio dell’aria.

Si tratta di un’area densamente popolata: 23.562.830 di abitanti con densità di 262,25 per Km2, con elevata industrializzazione, intensa mobilità delle persone e alti indici di pendolarismo in più direzioni, oltre che intensa mobilità delle merci e agricoltura intensiva.

Tutti questi fattori sono responsabili della produzione e dell’accumulo di diversi inquinanti aerei, in particolare PM10 (8), PM2,5 (9), ossidi di azoto (NO2) (10), ozono (O3) (11), in misura tale da far sì che sia un’area di criticità per la qualità dell’aria.

Figura 1 L’immagine satellitare mostra la densa cappa di smog sulla Pianura Padana nel Nord Italia, fino all’Adriatico settentrionale – Foto AFP-NASA (12)

Nelle città, ove vive la maggior parte della popolazione, l’inquinamento atmosferico raggiunge i livelli più elevati (13), con il 76% dei superamenti delle soglie di sicurezza degli agenti inquinanti (14). Il Bacino Padano è tra le maggiori aree interessate dall’inquinamento atmosferico in Europa  (1) (15), con esposizione ad alte concentrazioni di particolato fine PM2,5 (Figura 2) che continua a causare gli impatti più sostanziali sulla salute (16) ed altri inquinanti, come il PM10 (Figura 3) (1).

Figura 2 Concentrazioni di PM2,5 in Europa 2017: da EEA “Air Quality in Europe 2019 Report” (15).
Figura 3 Dati EEA 2021: Europe’s air quality status 2021-update (1) Concentrazioni di PM10 nel 2019 e nel 2020 in relazione al valore limite giornaliero dell’UE

In quest’area, la gran parte delle città hanno superato, pressoché continuativamente, i limiti fissati dall’UE per le PM2,5, PM10 e per l’O3, sin dall’entrata in vigore  nel 2008 (6), raggiungendo e superando anche valori doppi rispetto ai massimi (v. Figura 4) (1) (17). In tal modo la sua popolazione urbana rientra nel 21% dei cittadini UE che è esposto a livelli di O3 e al 10% che è esposto a PM10, entrambi con valori superiori agli standard dell’UE (18).

Figura 4 Tabella da Legambiente basata su dati ARPA (17). Giorni totali di superamento dei limiti previsti per le polveri sottili (Pm10) o per l’ozono nei capoluoghi di provincia italiani nell’anno solare 2018

 

Inquinamento da traffico veicolare

Nella Figura 5 il  grafico mostra una stima dell’origine dell’inquinamento da PM10 in una tipica situazione del bacino padano (Emilia-Romagna) e ci fornisce gli ordini di grandezza dei diversi contributi (29). Come si vede dal grafico, c’è una prima distinzione  tra particolato primario e secondario. Una parte del particolato viene immesso direttamente in atmosfera come tale (particolato primario), ma questa non è la parte preponderante: la maggior parte di particolato si crea a seguito dell’emissione di altri inquinanti, detti precursori, che una volta in atmosfera si trasformano chimicamente dando origine al particolato secondario (29). Uno dei maggiori contributi, specialmente nell’area Padana, è dovuto al traffico su strada (trasporto merci, veicoli da trasporto  leggeri) (29), come in tutte le aree urbane UE ove è  causa del 64% di tutti i superamenti segnalati (14). La parte preponderante del particolato generato dal traffico è inoltre dovuta alla emissione di precursori (soprattutto NOx) (29) in quantità tale da costituire la causa principale dei superamenti di NO2  (14).

Figura 5  Emissioni di “PM10 equivalente in Emilia Romagna. La larghezza della banda è proporzionale al “PM10 equivalente” Da Lifeprepair (2020). Qualità dell’aria nel Bacino Padano. Le molteplici cause di un problema complesso. (fonte: “La qualità dell’aria in Emilia-Romagna. Edizione 2018” di ARPAE) (29)

Nel confronto con le altre aree Europee, si evidenzia che il Bacino Padano, oltre alle condizioni meteorologiche particolari, aggiunge la carenza di un efficiente e rapido servizio pubblico di trasporti, al quale si sopperisce con una elevata densità autoveicolistica (19), e quindi con un aumento del traffico, caratterizzato da veicoli in  gran parte molto inquinanti sia perché molto datati, sia perché non recenti alimentati a diesel (20) (21). L’ACI (22) ha calcolato che in Italia nel 2020 l’età mediana per le autovetture era di 11 anni e 10 mesi  e il 19% delle autovetture era di classe Euro 0-2.0 (modelli con almeno 18 anni). Riguardo alle emissioni dei motori diesel, che rappresentavano nel 2019 il 44% del totale (23), sappiamo che quelli datati sono altamente inquinanti e cancerogeni (2428).

Nelle aree extraurbane è più incisivo l’inquinamento da trasporto merci e da veicoli da trasporto leggeri, tutti con motore diesel, causa i consumi di carburante superiori, l’anzianità media dei mezzi e le normative antinquinamento più permissive a parità di aggiornamento (es. Euro 5,6). Nelle aree urbane è invece il traffico degli autoveicoli, sempre in continuo aumento, a costituire la principale fonte di inquinamento , ancora oggi, nonostante il progressivo miglioramento degli scarichi (6)(24)(2931).

Da questi dati, in relazione all’anzianità del parco auto e alla percentuale di automezzi diesel è verosimile valutare che nelle aree urbane almeno un terzo del circolante è costituito da veicoli con emissioni termiche altamente inquinanti: sostanze fortemente cancerogene quali PM, in particolare PM2,5, e altre emissioni di cui alcune ancora non monitorate. Infatti, secondo uno studio inglese del 2015 – monitoraggio 2012 – (32)(26) l’impatto del diesel sarebbe gravemente sottovalutato in tutta Europa in quanto nella combustione a diesel vengono rilasciati anche percentuali elevate di idrocarburi con catene di carbonio molto lunghe che ad oggi non si sono potute monitorare nelle stazioni di rilevamento, in quanto difficili da misurare.

2020-2022 – emissioni da traffico: da scarico e non da scarico

Per quanto riguarda le PM da traffico recentemente è stato  evidenziato (30) che solo una metà deriva da PM da scarichi, mentre l’altra metà è causata dall’usura dei freni, dei pneumatici, del fondo stradale e dalla risospensione della polvere stradale.

L’EEA lo ha evidenziato nel 2021, attraverso la rete europea EIOnet (Environment Information and Observation Network). Il Rapporto ETC (European Topic Centres)/ATNI (Air Pollution, Transport, Noise and Industrial Pollution) 5/2020 (30) indica che negli ultimi 20-30 anni, sotto l’impulso di mirati interventi politici, le emissioni di particolato dagli scarichi dei mezzi di trasporto sono diminuite; nel frattempo, però, le emissioni di PM non di scarico provenienti dai trasporti sono state in costante aumento alla pari con la crescente domanda di trasporto. In particolare, poi, le emissioni di particolato non di scarico hanno superato quelle di scarico come fonte di emissione dominante nei trasporti a partire dal 2012 per PM10 e dal 2018 per PM2,5. Pertanto La quantità di particolato non di scarico emesso da un veicolo è determinata da molti fattori, tra cui il peso del veicolo, lo stile di guida, la composizione del materiale di freni, pneumatici e strade e la quantità di polvere sulle superfici stradali (30) (31). Le emissioni di PM non di scarico richiedono una maggiore attenzione soprattutto perché stanno emergendo prove che l’usura dei pneumatici è una fonte importante di microplastiche (MP) nell’ambiente con i conseguenti rischi di inalazione (30)

Inquinamento atmosferico aree urbane: gravi danni alla salute

Gli effetti sulla salute umana degli inquinanti in atmosfera sono ben noti e sono oggetto di numerosi studi scientifici condotti da più di 20 anni.
Per i rischi da esposizioni a lungo termine sono state condotti, e sono ancora in corso, studi epidemiologici della durata di molti anni, da parte di vari Istituti, in più città di vari Paesi Europei, Italia compresa. In particolare lo studio Escape (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects) (36), progetto EU nato per valutare gli effetti a lungo termine dell’inquinamento dell’aria sui cittadini del vecchio continente (37).  Coinvolgono centinaia di migliaia di persone, incrociando i dati sull’esposizione all’inquinamento e registrando i livelli di particolato dei luoghi dove si abita e si lavora, con i dati sulle malattie. Il tutto cercando di “ripulire” il dato dai possibili fattori di interferenza, come ad esempio l’abitudine al fumo o la dieta (38).

Morti premature e malattie

Nel 2019, l’inquinamento atmosferico ha continuato a causare un carico significativo di morte prematura e malattie nei 27 Stati membri dell’UE: 307.000 decessi prematuri sono stati attribuiti all’esposizione cronica al PM2,5; 40.400 morti premature sono state attribuite all’esposizione cronica al biossido di azoto (NO2); 16.800 morti premature sono state attribuite all’esposizione acuta all’ozono (5). Per l’Italia nel 2018 sono state conteggiate 84.400 morti precoci/anno, tanto da essere inserita nei primi posti della classifica in Europa (39) (28). Quindi, il 13,4/100 di tutte le morti all’anno in Italia in epoca pre-Covid-19 -ISTAT 2018: 640.00 morti (40) – si ritiene sia stata causata e possa essere causata tuttora da inquinamento atmosferico.

L’esposizione al PM2,5 provoca malattie cardiovascolari, cancro ai polmoni e altre malattie che portano a morti premature. In alcune città più grandi persistono elevate concentrazioni di NO 2 dovute al traffico stradale, con NO 2 legato ad asma e problemi respiratori (41).

C’è anche l’evidenza che l’esposizione all’inquinamento atmosferico può interessare ogni organo del corpo complicando ed esacerbando le condizioni di salute esistenti – Figura 6 (16)  con variazioni a seconda dell’età – Figura 7 (42). Queste evidenze sono state riprese dall’ISS (43) e dal PNP (3).

 

Gli studi (44) suggeriscono che le particelle ultrafini possono raggiungere la circolazione sistemica attraverso l’inalazione e la diffusione dagli alveoli terminali o attraverso l’ingestione di particelle inalate a seguito della clearance mucociliare dalle vie aeree. Una volta nell’intestino, i componenti del PM possono alterare la composizione e la funzione del microbiota intestinale supportando o inibendo la crescita di microbi specifici creando così le condizioni per influenzare negativamente il tratto gastrointestinale e ponendo le condizioni per una serie di malattie croniche (44).

Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute non dipendono solo sull’esposizione, ma anche dalla vulnerabilità delle persone. Questa può aumentare a causa dell’età e situazioni fisiologiche (es. bambini, anziani, donne in gravidanza), di condizioni di salute preesistenti o comportamenti particolari. Un ampio corpus di prove suggerisce che le persone di condizione socio-economica inferiore tendono a vivere in ambienti con una qualità dell’aria peggiore (16), (42);  Figura 8 (42)

 

 

Negli ultimi anni si sono aggiunti importanti studi multicentrici – per esempio gli studi UE Elapse (Effects of Low-Level Air Pollution: A Study in Europe) (45) – che stanno indagando e rilevando come l’esposizione a lungo termine a inquinamento dell’aria è associato alla mortalità anche a bassi livelli,  al di sotto degli attuali standard europei e dei valori delle precedenti linee guida OMS (valori PM2,5 di 10 μg/m3 ) (46) (47).

MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Si devono allo smog un quarto delle vittime di ictus, infarti, ipertensione, scompenso cardiaco, aritmie, fibrillazione atriale, tromboembolismo venoso. Lo smog sembra infatti influire sullo sviluppo dell’aterosclerosi (38). Il rischio di ictus, una delle principali cause di disabilità e la seconda causa di morte più comune al mondo (48), è più pronunciato nelle persone con problematiche cardiovascolari per malattia delle grandi arterie o dei piccoli vasi (48). L’incidenza di ictus e malattie coronariche è associata anche a concentrazioni di inquinanti inferiori agli attuali valori limite: studio Elapse (49).

TUMORI

Riguardo ai decessi per tumore polmonare, per i quali oggi sappiamo che nel 29% dei casi l’inquinamento atmosferico sia una concausa (38), i primi risultati sono stati quelli del 2013 (37). Allora lo studio Escape, un ampio studio epidemiologico su più di 300.000 persone tra i 43 e i 73 anni per una media di 12,8 anni, ha messo in relazione l’eventuale comparsa del tumore polmonare con il grado di inquinamento, in particolare per le esposizioni a PM10 e PM2,5 legate soprattutto all’inquinamento da traffico (50). I risultati hanno evidenziato che per ogni incremento di 5 microgrammi (μg/m3) di PM2,5, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 18%, mentre cresce del 22 per cento a ogni aumento di 10 μg/m3 di PM10 (50) (51). I risultati sono stati talmente convincenti che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), sempre nel 2013, aveva incluso l’inquinamento atmosferico e le PM tra le sostanze di classe 1, ovvero quelle sicuramente cancerogene (50).  I risultati hanno indicato anche che non esistono limiti al di sotto dei quali l’effetto nocivo svanisce (50), risultati poi confermati da altri studi seguenti, in particolare da uno  studio Elapse 2020 per esposizione ambientale a lungo termine al PM2,5 (52).

L’evidenza per i tumori in altri organi fino al 2021 era limitata, ma un recente ampio studio europeo Elapse (53) ha rilevato associazioni tra inquinamento atmosferico e incidenza di cancro al fegato, anche a livelli inferiori agli attuali standard dell’UE, confermando così anche i risultati di diversi studi precedenti (53). Analoghe considerazioni in uno studio Escape 2021 sul cancro gastrico (54) e, sempre nello stesso anno, in un ampio studio anche per il tumore pancreatico (55) e il cancro al colon (56).
In merito al cancro al seno alcuni studi hanno evidenziato un’associazione con NO2 (57) e forti sospetti anche per il particolato ultrafine (50).

APPARATO RESPIRATORIO – EFFETTI NON CANCEROGENI

Da tempo sono conosciuti gli effetti non cancerogeni dell’inquinamento atmosferico sull’apparato respiratorio (58). I soggetti con malattie respiratorie croniche come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e l’asma sono particolarmente vulnerabili agli effetti dannosi degli inquinanti atmosferici contribuendo ad aumentare la morbilità e la mortalità respiratoria (59).
Da uno studio Elapse 2021, è stato evidenziato che anche l’esposizione a lungo termine a bassi livelli di inquinamento atmosferico è associata allo sviluppo della BPCO. Gli inquinanti legati al traffico NO2 e le PM possono essere i più rilevanti (60). A questi inquinanti noti si è aggiunto recentemente anche il ruolo delle microplastiche (MP), provenienti prevalentemente dall’usura dei pneumatici (30).  Per le MP incluse nei PM permane il rischio cancerogeno, mentre per le altre libere ancora non ci sono dati del tutto certi (30). E’ un rischio per la salute umana (respiratoria) oggi irrisolto se possono causare o contribuire alla patogenesi di diverse malattie polmonari (61); in particolare si sospetta un impatto delle micro e nanoplastiche sulle malattie allergiche (62). Inoltre, le MP non da scarico si sommano a quelle inalate/assunte provenienti oggi da varie fonti (33) (34). E’ del  marzo 2022 la scoperta che MP sono state riscontrate, per la prima volta, nel sangue dell’80% delle persone testate (22 volontari in buona salute) mostrando che possono viaggiare nel corpo e depositarsi negli organi, con impatti sulla salute ancora sconosciuti anche se è già ben noto che causano danni alle cellule in laboratorio (35).

PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE – DISTURBI PSICHIATRICI

Recenti ampie prove indicano che l’inquinamento atmosferico può anche influenzare negativamente il cervello e contribuire all’eziopatogenesi delle malattie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson e il disturbo dello spettro autistico (63). Evidenze anche per declino cognitivo e demenza (64)(65). Prestazioni cognitive significativamente più scarse sono state associate all’esposizione all’inquinamento atmosferico esterno anche a bassi livelli di esposizione (66).

DIABETE MELLITO TIPO 2 – OBESITA’

Numerose evidenze scientifiche hanno constatato che l’esposizione agli inquinanti atmosferici, soprattutto il PM, può aumentare il rischio di obesità e diabete di tipo 2 attraverso alterazioni del microbioma intestinale (44)  o anche aumentare la vulnerabilità dei pazienti diabetici (67).

APPARATO RIPRODUTTIVO – GRAVIDANZA

L’esposizione all’inquinamento atmosferico è stata chiaramente associata anche alla tossicità riproduttiva, sia per alterazione dei parametri seminali nel maschio (68) sia per insorgenza di infertilità nella femmina (69). Non solo sulla fertilità, l’esposizione materna all’inquinamento atmosferico, PM fini e ultrafini, è associata anche ad impatti negativi su gravidanza, neonati e bambini  (15). Riscontri di  parto pretermine, basso peso alla nascita ed aborti spontanei  in diversi studi,  e numerosi esiti avversi alla nascita e impatti sui sistemi respiratori dei bambini, sullo stato immunitario, sullo sviluppo del cervello e sulla salute cardiometabolica (70-75).

INFANZIA

Un’ampia letteratura scientifica evidenzia la maggior vulnerabilità dei bambini all’inquinamento atmosferico rispetto agli adulti e che le esposizioni in età infantile, oltre a determinare effetti misurabili nel bambino stesso, si proiettano anche negli anni successivi rendendo l’individuo più vulnerabile durante tutto il suo percorso di vita (76)(72-73). Infatti, i neonati e i bambini sono particolarmente sensibili all’inquinamento atmosferico, perché i loro organi si stanno sviluppando e hanno una maggiore assunzione di aria per peso corporeo. Gli effetti sulla salute legati all’inquinamento atmosferico comprendono non solo esacerbazioni di malattie respiratorie, ma anche un ridotto sviluppo della funzione polmonare e una maggiore incidenza di asma. Ulteriori esiti preoccupanti includono, disturbi dello sviluppo neurologico, perdita del QI, tumori pediatrici e aumento dei rischi per le malattie croniche degli adulti. Questi effetti sono mediati da stress ossidativo, infiammazione cronica, interruzione del sistema endocrino e meccanismi genetici ed epigenetici nel corso della vita (72)(77).

L’inquinamento da NO2 correlato alla combustione continua a contribuire in modo importante all’incidenza dell’asma pediatrico a livello globale, in particolare nelle città (72)(75)(78).

Evoluzione delle conoscenze e dei rischi – 2005-2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva indicato, già dal 2005 valori limite per i più pericolosi inquinanti es. per PM2,5 livello medio annuale di 10 μg/m 3 (37).

Nel 2008, l’UE aveva indicato valori molto superiori (doppi e superiori al doppio), in quanto con i valori OMS gran parte delle aree Europee sarebbero state oltre i limiti, con l’indicazione di riuscire man mano a diminuirli (79). Questa riduzione progressivamente è avvenuta per gran parte dell’Europa. In Italia, invece, in particolare nel Bacino Padano, si è osservato il superamento costante dei valori UE prefissati, con valori anche al doppio di quelli prefissati, tanto che si sono susseguite tre infrazioni da parte della Commissione Europea: 2014, 2015, 2020 (80), con condanna della Corte di Giustizia Europea nel 2020 per il superamento continuativo dei limiti del PM10 nel periodo 2008-2017 (81).

Purtroppo, però, fino ad alcuni anni fa si riteneva che gli sforamenti, anche se frequenti nell’anno, non incidessero molto sulla salute pubblica.

Nell’ultimo decennio, invece, nella letteratura scientifica si sono succedute sempre più numerose ampie evidenze della pericolosità dell’inquinamento atmosferico. Sulla base di questi studi, da alcuni anni, l’indicazione sia Internazionale: EEA (79), che nazionale – ISS (76), in tema di tutela della salute, è di confrontare i valori riscontrati solo con quelli indicati dall’OMS.

2021 – 2022 – conclusioni: qualità dell’aria scarsa

Nel settembre 2021, l’OMS, sulla base delle ultime indagini epidemiologiche, ha ridotto ulteriormente i valori limite. La revisione ha riguardato vari parametri, primo fra tutti le PM2,5 con il livello medio annuale passato da 10 a 5 μg/m³ (82)(83).  Subito 100 società scientifiche a livello mondiale hanno chiesto ai governi di attuare drastiche politiche per la riduzione dell’inquinamento atmosferico (83). Per l’Italia 10 importanti Società Medico-Scientifiche (84).

I rapporti dell’EEA (18)(85), tratti dalle rilevazioni delle varie ARPA, evidenziano come nel Bacino Padano i valori medi annui di PM2,5 sono compresi tra 15-25 μg/m³ ; con una qualità dell’aria definita “scarsa”. Già nel 2016 l’ISS (76) aveva evidenziato nelle aree urbane livelli medi di 18 μg/m³ al Nord Italia (una media su cui pesa la presenza del Bacino Padano). Sono valori superiori di 3 -5 volte gli attuali limiti OMS. A ciò si aggiunge che nei quartieri urbani, ove è maggiore il traffico e i livelli sono ancora più marcati, di frequente non sono posizionate centraline per PM2,5, mentre possono essere presenti per PM10. Da qui un’indicazione cautelativa che i valori medi riscontrati per il PM2,5 debbano essere verosimilmente aumentati.

Da questi continui superamenti gli evidenti riflessi in termini di salute pubblica. Infatti, come indica l’ISS, l’attuazione di azioni di prevenzione (in particolare durante la fase critica infantile-adolescenziale ndr) possono produrre immensi benefici per la salute pubblica in termini di riduzione del carico di patologie e costi sanitari (76).

Oggi, sulla base di tutte le evidenze scientifiche, le evidenze degli studi e le Agenzie Internazionali (14)(31) indicano che non esiste un rimedio immediato per una valida tutela sanitaria a parte la riduzione del traffico, in particolare negli ambiti urbani. E in contemporanea la messa in atto di tutti gli altri provvedimenti già indicati dall’UE (86), ma per i quali i tempi sono più prolungati: altri interventi su traffico/trasporti, settore energia commerciale e residenziale legata al riscaldamento domestico, sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’inquinamento atmosferico, verde pubblico, emissioni industriali, emissioni aree agricole, pianificazione urbana lungimirante, ecc. (87)(88).

Occorre quindi l’impegno di tutti per meglio tutelare quanto prima la nostra salute e quella delle prossime generazioni. Sicuramente i medici, direttamente o attraverso i propri Ordini, possono avere la professionalità per offrire agli Enti e Strutture preposte una documentazione scientifica in materia, esauriente ed aggiornata e la disponibilità per una massima collaborazione.

Note sugli autori

1Paolo Formentini, Past President sez. RE ISDE-Italia, Spec. Mal. App. Respiratorio e Tisiologia, Igiene e Med. Preventiva – Igiene del Lavoro, Direttore Sanitario; Libero professionista
2Giuseppe Albertini, Presidente Regione Emilia-Romagna e sez. RE ISDE-Italia; Spec. Dermatologia Vener., Allergologia e Imm., Med. Lavoro; ex Direttore Dipartimento Medicina e Specialità mediche e Dirett. Dermatologia ASMN-IRCCS Reggio E.,.
3Salvatore De Franco, Segretario sez. RE ISDE-Italia, Spec. Chirurgia Generale e Ch. Sperimentale, ex Direttore Formazione e Innovazione ASMN-IRCCS Reggio E.; Medicina Sociale e Volontariato Reggio E.
4Maria Cristina Gherardi Consigliere Sez. RE ISDE-Italia e Cons. Direttivo Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri Reggio E, Spec. Anestesiologia e Rianim, ex Dirigente Medico ASMN-IRCCS Reggio E.

Bibliografia

 

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Conflitto d’interessi: nessuno

 

Autore per la corrispondenza:

·      Paolo Formentini: paolo.formentini@gmail.com

Cell. +39 335 8057474  –  Fax 0522-080406

Via D.F. Cecati, 13/G – REGGIO EMILIA

 

Autori:

 

1Paolo Formentini: Past President sez. RE ISDE-Italia, Spec. Mal. App. Respiratorio e Tisiologia, Igiene e Med. Preventiva – Igiene del Lavoro, Direttore Sanitario; Libero professionista

 

2Albertini Giuseppe: Presidente Regione Emilia-Romagna e sez. RE ISDE-Italia; Spec. Dermatologia Vener., Allergologia e Imm., Med. Lavoro; ex Direttore Dipartimento Medicina e Specialità mediche e Dirett. Dermatologia ASMN-IRCCS Reggio E.,.

 

3De Franco Salvatore: Segretario sez. RE ISDE-Italia, Spec. Chirurgia Generale e Ch. Sperimentale, ex Direttore Formazione e Innovazione ASMN-IRCCS Reggio E.; Medicina Sociale e Volontariato Reggio E.

 

4Gherardi Maria Cristina: Consigliere Sez. RE ISDE-Italia e Cons. Direttivo Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri Reggio E, Spec. Anestesiologia e Rianim, ex Dirigente Medico ASMN-IRCCS Reggio E.

 

Ultima revisione: 22 Giugno 2022 – Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.