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spirometria

BPCO, gli pneumologi chiedono più impegno nella prevenzione

La Società italiana di pneumologia, intervenuta agli Stati generali della prevenzione, sottolinea come la sotto-diagnosi di questa patologia cronica superi il 60% dei casi

La BPCO rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità in Italia, con una prevalenza stimata tra il 5% e il 7% nella popolazione adulta, in aumento con l’età. Si tratta di una patologia cronica e progressiva che pesa in modo significativo sul Servizio sanitario nazionale, generando costi diretti elevati (legati a ricoveri, farmaci e accessi in Pronto Soccorso), e costi indiretti derivanti da perdita di produttività e disabilità. La sotto-diagnosi, che in Italia supera il 60%, contribuisce a un aggravio dei costi, in quanto i pazienti accedono alle cure in fase avanzata, spesso durante riacutizzazioni gravi”.

Lo ha dichiarato Paola Rogliani, presidente eletta della Società italiana di pneumologia (SIP/IRS) intervenendo agli Stati generali della prevenzione, promossi dal Ministero della Salute nell’ambito del PNRR – Missione 6 Salute.

Nel suo intervento Rogliani ha evidenziato le implicazioni cliniche:

la BPCO comporta una compromissione progressiva della funzione respiratoria, che si traduce in limitazione dell’attività fisica, isolamento sociale e peggioramento della qualità di vita. Le riacutizzazioni sono eventi critici, che aumentano il rischio di ricovero e mortalità. Compromettono la stabilità clinica e accelerano la perdita della funzione polmonare, aggravando le condizioni del paziente”.

Fumo, inquinamento e condizioni lavorative tra i principali fattori di rischio

A incidere sull’aumento dei casi contribuiscono l’invecchiamento della popolazione e l’esposizione ai principali fattori di rischio, tra cui fumo, inquinamento e condizioni ambientali e lavorative sfavorevoli. Aggiunge Rogliani:

la prevenzione è il pilastro della lotta alla BPCO. Il principale fattore di rischio resta il fumo, ma è essenziale considerare anche l’inquinamento ambientale, le esposizioni professionali, e le infezioni respiratorie ricorrenti in età infantile. Un altro strumento cruciale è la vaccinazione: l’anti-influenzale, l’anti-pneumococcica e anti-RSV riducono significativamente il rischio di riacutizzazioni e complicanze respiratorie, soprattutto nei soggetti più vulnerabili”.

I vantaggi della diagnosi precoce

“La gestione efficace della BPCO inizia dalla diagnosi precoce, attraverso attività di case finding, soprattutto in soggetti con storia di fumo o sintomi respiratori persistenti – ha evidenziato Rogliani – Questo richiede una stretta triangolazione tra medicina generale, specialistica territoriale e ospedaliera, per garantire un accesso rapido e appropriato al percorso diagnostico e terapeutico. La spirometria, in questo senso, rappresenta uno strumento essenziale per confermare precocemente la presenza di ostruzione bronchiale. Agire nelle fasi iniziali è fondamentale per migliorare gli esiti clinici e alleggerire il carico sul sistema sanitario”. E conclude:

la BPCO è una malattia ad alto impatto, spesso diagnosticata troppo tardi. Puntare su prevenzione, diagnosi precoce e gestione integrata è essenziale per migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre i costi sanitari. Solo un approccio proattivo e coordinato può contrastare efficacemente questa crescente emergenza sanitaria.”

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Redazione

articolo a cura della redazione

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