Le evidenze sui rapporti tra composizione del microbiota intestinale e stato dell’umore (asse intestino-cervello) stanno generando nuove ricerche sul ruolo della dieta nel rischio di sviluppare disturbi dell’umore e patologie come la depressione.
Un nuovo studio tedesco sembra evidenziare un possibile legame tra il consumo regolare di bevande zuccherate e l’aumento del rischio di sviluppare un disturbo di depressione maggiore. Un dato che riguarda soprattutto le donne e che probabilmente è collegato con alterazioni del microbiota intestinale (MDD).
Lo studio multicentrico è stato condotto in Germania su dati della Marburg-Münster Affective Cohort, una coorte di ricerca sui disturbi affettivi (come depressione e disturbo bipolare) gestita in collaborazione tra le Università di Marburg e Münster, con tecniche d’indagine avanzate come il neuroimaging.
Obiettivo della ricerca era indagare il legame tra assunzione di bevande zuccherate e diagnosi e gravità dei sintomi depressivi, e inoltre valutare il ruolo del microbiota intestinale nel mediare tale associazione; in particolare è stato esaminato l’effetto dei batteri Eggerthella e Hungatella. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry.
Lo studio su soggetti depressi
Sono stati analizzati soggetti di età compresa tra 18 e 65 anni, reclutati tra settembre 2014 e settembre 2018. Lo studio ha incluso 932 partecipanti: 405 pazienti con diagnosi di disturbo depressivo maggiore (67,9% donne; età media 36 anni) e 527 controlli sani (65,5% donne; età media 35 anni). I gruppi erano simili per sesso ed età, ma differivano per BMI e anni di istruzione.
I ricercatori hanno valutato il consumo di bevande gassate zuccherate nell’ultimo anno, utilizzando un questionario alimentare specifico che registrava la frequenza di consumo, da “mai” a “più volte al giorno”. È stata quindi calcolata la quantità totale consumata in grammi, e stimato l’apporto energetico totale (in kcal).
Rischio aumentato per le donne
Il maggior consumo di bevande gassate e zuccherate è risultato associato, nelle donne, a un aumento del 16,7% del rischio di alterazioni del microbiota intestinale (OR: 1,167; IC al 95%: 1,054-1,292) e a sintomi depressivi più severi. Nessun effetto significativo è stato osservato invece negli uomini.
Variabili come BMI, uso di antidepressivi, livello di istruzione e apporto calorico totale non hanno mostrato di interferire con l’associazione trovata.
Secondo Sharmili Edwin Thanarajah, del dipartimento di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica dell’Ospedale Universitario di Francoforte, Università Goethe:
la ricerca si aggiunge alle prove crescenti secondo cui un elevato consumo di bevande zuccherate o dolcificate artificialmente è associato al rischio e alla gravità della depressione, potenzialmente attraverso meccanismi legati all’asse intestino-cervello. Per questo le informazioni sul consumo di bevande gassate dovrebbero far parte della valutazione dietetica di routine da parte dei medici, in particolare nei soggetti con depressione o che ne siano a rischio; i medici dovrebbero inoltre incoraggiare la riduzione del consumo di questi alimenti”.
Il ruolo del microbioma
Il legame tra consumo di zuccheri e disturbi dell’umore è risultato significativamente mediato da modificazioni nel microbioma intestinale, in particolare dalla maggior presenza del batterio Eggerthella (ma non di Hungatella).
Le bevande zuccherate sembrano quindi avere un impatto sull’intestino. Spiega Thanarajah:
a differenza degli alimenti solidi, queste forniscono un afflusso rapido di zuccheri o edulcoranti al colon, che possono innalzare rapidamente i livelli glicemici, raggiungere il cervello e promuovere la crescita di batteri intestinali con effetti pro-infiammatori. Alcune di queste bevande inoltre contengono dolcificanti artificiali, come aspartame e saccarina, che possono alterare l’equilibrio microbico intestinale”.
Tuttavia lo studio non distingue tra bevande zuccherate e dolcificate artificialmente e, sottolineano gli Autori, l’analisi non era progettata per esplorare questa differenza. Sono necessarie ricerche più dettagliate per capire se il tipo di dolcificante fa la differenza.
Un problema di salute pubblica
Anche se l’aumento del rischio di depressione emerso dallo studio risulta modesto, l’ampia diffusione delle bevande gassate rende il rischio cumulativo un problema rilevante di salute pubblica.
Le ragioni della maggiore sensibilità nelle donne non sono chiare, ma potrebbero dipendere da differenze ormonali e della composizione del microbiota; va detto però che la maggior presenza di donne nello studio limita l’interpretabilità dei dati maschili.
D’altra parte, le bevande gassate possono aumentare il rischio di depressione anche attraverso altri meccanismi, tra i quali la comparsa di picchi glicemici, l’infiammazione e gli effetti sul sistema di ricompensa del cervello. “Probabilmente non si tratta di un unico meccanismo, ma di una combinazione di diversi percorsi che mediano l’associazione tra le bevande gassate e la depressione”, conclude Thanarajah.
Il ruolo del microbiota nella salute mentale
Lo studio, pur non potendo dimostrare un rapporto di causalità tra assunzione di bevande gassate e depressione, offre informazioni importanti per la comprensione dei meccanismi biologici che collegano dieta e salute mentale. Inoltre è il primo a mostrare che il legame tra consumo di bevande zuccherate e depressione è significativamente mediato da cambiamenti nel microbioma intestinale, in particolare da un’aumentata abbondanza del genere Eggerthella.
I risultati suggeriscono l’opportunità, per il medico di medicina generale, di includere il consumo di bevande zuccherate nelle valutazioni dietetiche, specialmente nei pazienti a rischio di depressione. Secondo gli Autori ridurre l’assunzione di bevande gassate potrebbe rappresentare un intervento semplice, ma efficace, all’interno di una strategia più ampia per il benessere mentale.
Microbiota e genere
A commento dello studio, Uma Naidoo, direttrice della Nutritional and Lifestyle Psychiatry al Massachusetts General Hospital di Boston, evidenzia come:
i risultati forniscano un meccanismo esplicativo che non era stato precedentemente identificato in coorti cliniche umane. Il fatto che il legame tra consumo di bevande zuccherate e depressione sia mediato dal microbiota intestinale solo nelle donne è coerente con le ricerche sul cosiddetto ‘microgenderoma’, che suggeriscono che il microbiota intestinale possa interagire con gli ormoni sessuali”.
La nutrizionista ha inoltre sottolineato che diversi studi hanno dimostrato una maggiore vulnerabilità delle donne agli effetti neuropsichiatrici mediati dal microbiota intestinale, inclusi quelli dovuti a taxa pro-infiammatori come Eggerthella. I dati epidemiologici mostrano in modo coerente che le donne sono più suscettibili alla depressione e che i fattori dietetici di rischio, comprese le bevande gassate e gli alimenti ultraprocessati, hanno un impatto maggiore sul rischio di depressione rispetto agli uomini.



