L’Health Technology Assessment, (HTA), ovvero la valutazione delle tecnologie sanitarie, secondo la definizione di Agenas: “analizza gli effetti reali e/o potenziali della tecnologia, sia a priori sia durante l’intero ciclo di vita, nonché le conseguenze che l’introduzione o esclusione di un intervento ha per il sistema sanitario, l’economia e la società”.
Nel corso dell’ultimo Congresso SIHTA, Società Italiana di Health Technology Assessment, si è evidenziato come l’HTA sia uno degli strumenti chiave per rendere sostenibile la medicina di prossimità. Non più un metodo riservato agli specialisti di farmaci e dispositivi, ma un approccio che deve guidare ogni scelta organizzativa e clinica nei territori, là dove medici di medicina generale e infermieri di famiglia si confrontano quotidianamente con bisogni crescenti e risorse limitate.
Medico e paziente ne ha parlato con Giovanni Gorgoni, direttore generale della ASL di Asti.
Dottor Gorgoni, l’HTA come può agevolare l’uso della tecnologia nella pratica dei medici di medicina generale?
È importante chiarire che non stiamo aspettando una tecnologia rivoluzionaria che ancora non è stata inventata. Oggi abbiamo già a disposizione un patrimonio tecnologico molto ampio: strumenti maturi, testati e pronti all’uso. Il punto non è l’assenza della tecnologia, ma la mancanza di una cultura che sappia integrarla nei percorsi di cura.
In sanità siamo spesso convinti che la trasformazione digitale richieda prima una perfetta alfabetizzazione dei cittadini o sistemi futuri più evoluti. È un equivoco. Le persone sono già profondamente digitali nelle loro attività quotidiane: organizzano viaggi, gestiscono conti, acquistano prodotti, seguono i propri documenti e servizi attraverso interfacce digitali. È la sanità ad aver mantenuto, più degli altri settori, un approccio analogico.
Ecco allora che l’HTA diventa essenziale non solo per valutare l’efficacia clinica, ma per capire come una tecnologia si inserisce nei percorsi assistenziali, quanto semplifica, quanto riduce il carico organizzativo, quanto migliora davvero l’esperienza del paziente. Non ci manca la “cassetta degli attrezzi”: ci manca la capacità di usarla con coerenza e progettualità”.
Il Regolamento europeo sull’HTA e il DM 77 ridisegnano ruoli e responsabilità. Come cambia la funzione decisionale del medico di medicina generale?
Il medico di medicina generale è, e resta, un cardine del sistema. Anzi, nella transizione digitale acquista ancora più importanza. È il professionista che accompagna il paziente lungo tutto il suo percorso, conoscendone contesto, famiglia, fragilità e risorse. È una profondità di relazione che nessun altro livello dell’assistenza può replicare. Nei territori complessi, come l’ASL Asti, con 105 comuni piccoli e spesso isolati, il digitale non è un complemento: è l’unico modo per garantire equità. L’ospedale virtuale che stiamo costruendo nasce proprio da questa esigenza. E il suo funzionamento si regge sul tandem medico di medicina generale–infermiere di famiglia e comunità: sono loro a proporre, mediare e “tradurre” l’innovazione, rendendola parte della cura quotidiana. L’HTA aiuta il medico a orientarsi: indica quali tecnologie portano valore e quali rischiano di aggiungere burocrazia. Senza questa bussola, la digitalizzazione rischia di diventare rumore, non una risorsa”.
Come spiegherebbe l’HTA ai medici di famiglia, in modo concreto e immediato? Perché oggi è così decisivo?
L’HTA è da sempre importante, ma oggi è imprescindibile. Il sistema sanitario opera con risorse limitate, mentre i bisogni crescono: soprattutto l’invecchiamento della popolazione, poi l’aumento delle fragilità e la diffusione di stili di vita che alimentano la cronicità. In un contesto simile, non basta sapere se una tecnologia è efficace: bisogna capire se garantisce un beneficio sostenibile per l’intera collettività. Pensiamo a uno screening: l’HTA non ne valuta solo l’accuratezza, ma verifica se, a fronte del risultato ottenuto, il costo è giustificato. È un criterio di equità: scegliere la soluzione che permette di usare le risorse limitate nel modo più vantaggioso per la maggior parte delle persone”.
I medici possono percepire l’HTA come qualcosa per “esperti di dispositivi”. È realmente così?
Ogni medico di medicina generale fa HTA ogni volta che valuta se prescrivere o meno un farmaco, un dispositivo o un esame. L’esempio degli antibiotici è chiarissimo: sono efficaci, certo, ma l’appropriatezza della prescrizione deve tenere conto dell’impatto immediato e del rischio futuro dell’antibiotico-resistenza, che è già una delle principali minacce riconosciute a livello europeo. L’HTA, in sostanza, è un modo di ragionare: valutare il valore reale delle tecnologie, grandi o piccole che siano, nel percorso del paziente e nel sistema complessivo. E su questo i medici di famiglia sono protagonisti naturali”.



