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Congresso della psicogeriatria a Padova, occorre più attenzione alla solitudine degli anziani

Il 14% degli anziani in Italia dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno con cui confidarsi, circa il doppio rispetto alla media europea (6,1%).

In un paese con una popolazione di anziani sempre più ampia, l’approccio alla salute pubblica non può prescindere da condizioni, come solitudine e isolamento, fattori di rischio riconosciuti per patologie di grande impatto sociale, a cominciare dalla demenza.

Un tema affrontato al 26° Congresso nazionale dell’Associazione italiana di psicogeriatria (AIP), in programma dal 26 al 28 marzo, che riunisce a Padova oltre 600 specialisti tra geriatri, psichiatri, neurologi e operatori sanitari.

Cambiamenti sociali e fragilità economica

La solitudine degli anziani riflette il cambiamento della nostra società e del contesto urbano con sempre meno spazio per nuclei familiari numerosi. A questa fragilità sociale si somma quella economica: in Italia gli over 65 rappresentano circa il 24% della popolazione (ISTAT), ma sono tra i gruppi più esposti all’aumento del costo della vita a fronte di pensioni spesso non adeguate.

La solitudine è anche un fattore di rischio riconosciuto per la salute, in particolare è uno dei fattori di rischio modificabili della demenza. Si stima che  il  5% dei casi di declino cognitivo e demenza abbia come causa principale proprio l’isolamento sociale. Inoltre, le persone sole tendono a ricorre più frequentemente ai servizi sanitari, contribuendo a un sovraccarico del sistema sanitario nazionale. Il prof. Diego De Leo, presidente AIP, sottolinea:

Otto Paesi occidentali hanno già attivato piani nazionali contro la solitudine mentre in Italia siamo ancora fermi all’attuazione concreta delle norme. È un problema enorme e sottovalutato. Le linee guida internazionali suggeriscono che mantenere relazioni quotidiane con 5-6 persone diverse può contribuire significativamente alla prevenzione del deterioramento cognitivo e del disagio psicologico”.

A rendere il quadro ancora più complesso è il contesto internazionale. “La guerra in corso e le tensioni globali stanno generando nei nostri pazienti un clima che ricorda quello precedente alla Seconda Guerra Mondiale – osserva il professor De Leo – Molti anziani percepiscono una minaccia concreta e diffusa, con un senso di inquietudine crescente. Una dimensione psicologica che si intreccia con isolamento sociale e fragilità economica, aumentando il rischio di ansia, depressione e declino cognitivo”.

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Redazione

articolo a cura della redazione

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