La sindrome dell’intestino irritabile (IBS), disturbo funzionale cronico che colpisce tra il 10 e il 20% della popolazione italiana, in maggioranza donne, presenta sintomi sovrapponibili a quelli della sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), una condizione clinica in cui l’ingestione di glutine provoca sintomi gastrointestinali (dolore, gonfiore, diarrea) ed extraintestinali (cefalea, stanchezza).
A differenza della celiachia, la NCGS non provoca lesioni alla mucosa intestinale e viene diagnosticata per esclusione, poiché non esistono biomarcatori per identificare questa condizione.
In diversi studi un sottogruppo di pazienti con IBS riferisce un miglioramento sintomatico con una dieta priva di glutine. Si ipotizza quindi che possa esistere un sottogruppo di pazienti con IBS, non celiaci, sensibile al glutine.
Allo scopo di esplorare la sovrapposizione tra NCGS e IBS è stato condotta un’indagine su un campione, basato sulla popolazione generale, di oltre 5mila giovani adulti italiani. È emerso che quasi il 30% delle persone con IBS ha sintomi sovrapponili a quelli della NCGS.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Gastroenterology ha anche cercato di individuare caratteristiche cliniche utili per la diagnosi differenziale e per raccomandazioni dietetiche personalizzate.
Lo studio con il questionario validato
La ricerca è stata condotta tra gennaio e marzo 2022 in grandi centri commerciali di 13 città italiane, rivolgendosi a una coorte di giovani adulti di età compresa tra 18 e 35 anni, ai quali è stato somministrato un questionario suddiviso in tre sezioni: dati demografici e storia medica, criteri di Roma IV per l’identificazione della IBS, sintomi correlati all’ingestione di glutine e abitudini alimentari.
Su 5.108 risposte valide lo studio ha rilevato che 819 (16%) dei partecipanti soddisfacevano i criteri per IBS. All’interno di questo gruppo, 238 (29,1%) partecipanti soddisfacevano anche i criteri per NCGS, una prevalenza significativamente più alta rispetto all’8,6% riscontrato nella popolazione non affetta da IBS. I ricercatori hanno notato una netta predominanza femminile, con le donne che rappresentavano l’80,9% del gruppo con IBS e l’84,9% del gruppo con sovrapposizione IBS-NCGS.
Sintomi extraintestinali più frequenti nei soggetti con NCGS
Per quanto riguarda la sintomatologia tutti i soggetti con IBS hanno riportato problemi gastrointestinali come gonfiore e flatulenza, ma il sottogruppo con IBS-NCGS ha riportato più frequentemente sintomi extraintestinali (affaticamento, confusione mentale, mancanza di benessere, P<0,02) e disturbi neuropsichiatrici (P<0,05), con una maggiore incidenza di ansia e depressione (34,0%), rispetto ai soggetti con sola IBS (22,6%).
L’aderenza alla dieta senza glutine è stata significativamente maggiore nei pazienti con IBS-NCGS rispetto a quelli con IBS, ma senza NCGS (60,9% vs. 40,5%, P<0,0001).
Inoltre, il 97,2% del gruppo sovrapposto IBS-NCGS ha riportato un miglioramento dei sintomi con la dieta senza glutine, rispetto al 70,1% del gruppo con sola IBS.
Indicazioni utili per la diagnosi differenziale
Nelle conclusioni gli autori sottolineano che il risultato principale della ricerca, ovvero che la sovrapposizione con NCGS riguarda circa il 30% dei pazienti con IBS, è in linea con stime precedenti e suggerisce che il glutine possa essere un fattore scatenante specifico per un sottogruppo ben definibile di pazienti con IBS.
Per spiegare questa sovrapposizione gli autori propongono diversi meccanismi patofisiologici, tra cui l’aumento della permeabilità intestinale causato dalla segnalazione della zonulina attivata dalla gliadina e l’infiammazione di basso grado innescata da altri componenti del grano come gli inibitori dell’amilasi-tripsina (ATI).
I risultati della ricerca suggeriscono inoltre che le manifestazioni extraintestinali possano rappresentare preziosi marcatori clinici per identificare questa sovrapposizione. Tuttavia, la mancanza di biomarcatori affidabili fa sì che molti pazienti adottino una dieta senza glutine senza una diagnosi formale, il che può portare a squilibri nutrizionali o all’attribuzione errata di sintomi che potrebbero in realtà essere causati dai FODMAP.
Sebbene l’ampia dimensione del campione dello studio sia un punto di forza, gli autori riconoscono i limiti dei dati auto-riportati, che riflettono l’esperienza soggettiva piuttosto che diagnosi confermate dal medico.
Infine gli autori sottolineano l’urgente necessità di strumenti diagnostici e biomarcatori validati per distinguere la NCGS da altri disturbi gastrointestinali, il che consentirebbe raccomandazioni dietetiche più precise, basate sull’evidenza e migliori risultati per i pazienti.
In collaborazione con Dr. Schär



