Skip to content
dermatologo

Scabbia, il ritorno epidemiologico e le implicazioni legali

Una patologia spesso considerata “del passato” si presenta oggi con nuove criticità: resistenze terapeutiche, difficoltà di accesso alle cure e implicazioni medico-legali che rendono fondamentale il ruolo del medico di medicina generale nella diagnosi precoce e nel contenimento del contagio

La scabbia, parassitosi cutanea causata dall’acaro Sarcoptes scabiei negli ultimi anni sta tornando al centro dell’attenzione sanitaria, con un aumento significativo dei casi e focolai sempre più frequenti in comunità come RSA, scuole e ospedali. Ne parliamo con Valerio Cirfera, presidente della SIDerF, Società italiana di dermatologia legale e forense, che si occupa degli aspetti medico-legali della dermatologia.

Un ritorno inatteso: la scabbia sta aumentando?

Negli ultimi anni stiamo osservando un incremento molto significativo dei casi. In Italia si stima un aumento fino al 750% rispetto ai decenni precedenti. È un contagio che, al momento, non mostra segnali di arresto”.

Quali sono le principali cause di questa impennata?

Le ragioni sono molteplici: tra queste, i flussi migratori massivi, soprattutto in condizioni igieniche precarie, il crescente problema di resistenza dell’acaro alle terapie tradizionali, in particolare ai farmaci topici e, in alcuni casi, le terapie incomplete o non effettuate”.

Le cure oggi sono ancora efficaci?

Sì, ma spesso non basta più un solo ciclo terapeutico. Oggi servono due o tre cicli a distanza di 7 o 15 giorni, proprio per la comparsa di resistenze”.

Quanto pesa l’aspetto economico nella gestione della malattia?

“I farmaci contro la scabbia non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e restano a carico del paziente. Questo rende più difficile completare correttamente i trattamenti, soprattutto quando devono essere estesi anche ai contatti stretti”.

La vostra Società scientifica ha avanzato richieste istituzionali su questo tema?

Siamo stati recentemente in Senato per chiedere che le terapie, possano essere rese gratuite, sia locali che sistemiche, poiché in associazione esse risultano più efficaci”.

Quali fasce di età risultano più coinvolte?

La scabbia è particolarmente frequente nell’età geriatrica, soprattutto perché molti anziani vivono in comunità come le RSA. Tuttavia, stiamo vedendo un aumento anche in età pediatrica, con focolai segnalati in asili e scuole”.

Come avviene il contagio?

“Non basta un contatto fugace: serve un contatto pelle-a-pelle prolungato, in genere almeno di venti minuti o mezz’ora. L’acaro non sopravvive a lungo fuori dalla pelle umana, non più di 2-3 ore in media”.

Dal punto di vista legale, la scabbia è soggetta a denuncia obbligatoria?

Il medico che fa diagnosi certa o anche solo sospetta ha l’obbligo di segnalazione al SISP (Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ASL), attraverso il sistema di sorveglianza previsto dalla normativa sulle malattie infettive (PREMAL)”.

Cosa accade dopo la segnalazione?

Il SISP avvia un’inchiesta epidemiologica e può disporre misure come, per esempio, isolamento del paziente per almeno una settimana, trattamento cautelativo dei contatti e sanificazione di indumenti e biancheria”.

Ci sono accorgimenti che migliorano l’efficacia della terapia?

Prima ancora dei farmaci è essenziale un corretto lavaggio della pelle, ad esempio con detergenti allo zolfo e l’applicazione del topico su tutta la superficie cutanea. Un altro dettaglio importante: agitare bene il flacone, in caso di prescrizione di topici attivi in soluzioni oleose, altrimenti si rischia di applicare solo la componente oleosa, riducendo l’efficacia”.

Qual è oggi il ruolo del medico di famiglia nella gestione della scabbia?

“È una figura molto importante, spesso è il primo a intercettare il sospetto clinico. Può iniziare la terapia e/o richiedere consulenza dermatologica, collaborando con specialisti e autorità sanitarie”.

Il medico come può tutelarsi professionalmente in caso di contenzioso?

La parola chiave è tracciabilità, ovvero: documentare accuratamente i segni clinici, fotografare le lesioni quando possibile, registrare ogni passaggio diagnostico e terapeutico e mantenere un contatto attivo con il SISP sull’evoluzione del focolaio”.

Trattare la scabbia è un tema un po’ complesso: esiste ancora vergogna o stigma attorno a questa patologia?

Sì, e c’è reticenza e timore. Ma bisogna ribadire che la scabbia, se trattata correttamente, guarisce. È molto più importante affrontarla con consapevolezza e senza allarmismi, perché oggi siamo davanti a una vera emergenza sanitaria in crescita”.

A Fabio Arcangeli, presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics (WHAD&P) abbiamo anche chiesto:

Qual è oggi, la priorità più urgente: l’inserimento in fascia A dei trattamenti o la definizione di protocolli terapeutici uniformi su tutto il territorio?

“La priorità è certamente la gratuità su tutto il territorio nazionale, questo si richiede alle autorità sanitarie, poi le associazioni professionali si impegneranno per indicare, al di là delle linee guida ufficiali auspicabilmente da aggiornare, percorsi terapeutici capaci di garantire maggiore efficacia”.

 

Cosa deve sapere il MMG sulla scabbia

  • Pensare alla diagnosi
    In presenza di prurito intenso e lesioni tipiche (spazi interdigitali, polsi, pieghe), la scabbia va sempre considerata tra le ipotesi.
  • Agire precocemente
    Una diagnosi tempestiva riduce il rischio di diffusione, soprattutto in ambito familiare e comunitario.
  • Trattare anche i contatti stretti
    La terapia non deve riguardare solo il caso indice: è fondamentale estenderla in modo cautelativo ai conviventi e ai contatti prolungati.
  • Ricordare l’obbligo di segnalazione
    La scabbia rientra tra le malattie infettive soggette a denuncia obbligatoria al SISP dell’ASL, anche in caso di sospetto fondato.
  • Documentare e tracciare gli atti clinici
    Annotare segni, sintomi, sedi delle lesioni e, se possibile, fotografare le manifestazioni cutanee: la tracciabilità è una tutela professionale.
  • Collaborare con dermatologi e sanità pubblica
    Il coordinamento con lo specialista e con il SISP è essenziale per contenere i focolai.
  • Educare il paziente alla corretta applicazione della terapia
    Lavaggio cutaneo adeguato e applicazione del trattamento su tutta la superficie corporea sono determinanti per evitare recidive e resistenze
MMGscabbia
Pogliaghi
Silvia Pogliaghi

Giornalista scientifica, specializzata su ICT in sanità.

Articoli correlati