Celiachia, un esame del sangue potrebbe evitare la biopsia nei casi dubbi

Molte persone seguono una dieta senza glutine senza una diagnosi confermata di celiachia. Questo comportamento complica la diagnosi perché i test utilizzati per l’identificazione della celiachia perdono di sensibilità se il paziente ha già adottato una dieta gluten-free. In questi casi, per confermare la diagnosi, è necessario esporre i soggetti a un carico di glutine per 14 giorni e quindi eseguire una biopsia.

Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Oslo, pubblicato quest’estate sulla rivista Gut, ha sperimentato la sensibilità di un test che permetterebbe la conferma della diagnosi di malattia in un tempo più rapido e con un metodo meno invasivo.

Sarna VK e coll. hanno arruolato 20 pazienti con diagnosi di celiachia, tutti in remissione di malattia, confermata dall’analisi della microstruttura della mucosa intestinale. I pazienti sono stati sottoposti a un carico di glutine di 5,7 g/die per 14 giorni e successivamente è stato eseguito l’esame bioptico. In parallelo, nei partecipanti sono stati prelevati campioni di sangue, sottoposti ad analisi molecolare per la ricerca di alcune citochine e del complesso tetramerico HLA-DQ:glutine. 19 pazienti hanno completato l’iter, 5 di questi hanno mostrato modificazioni dei villi osservabili alla biopsia. A 4 ore dal carico, i livelli plasmatici di interleuchina 8 sono risultati aumentati di oltre il 100% in 7 pazienti, mentre dopo 6 giorni in 12 pazienti è stato riscontrato un aumento significativo del complesso di legame CD4+ – HLA-DQ:glutine-cellule T (di oltre il 100 %).

Secondo gli Autori, il test da carico di 14 giorni non sembra uno strumento accurato per identificare variazioni significative nella mucosa in una buona parte dei celiaci (range di sensibilità 25-50%), mentre l’aumento dopo soli 6 giorni del complesso immunoistochimico CD+ HLA-DQ:glutine-cellule T sarebbe un biomarker più sensibile (e meno invasivo).

Nella pratica, se il dato fosse confermato da una casistica più ampia, un semplice esame del sangue potrebbe accorciare di molto i tempi della diagnosi di celiachia ed evitare ai celiaci l’esposizione prolungata al glutine, necessario per la conferma o l’esclusione della malattia. Questa procedura potrebbe anche semplificare la diagnosi dei casi dubbi, quando la dieta gluten free è stata già iniziata.

Attualmente in Italia, secondo le linee guida aggiornate al 2015 e recepite dal “Protocollo per la diagnosi e il follow up della celiachia” si può evitare la biopsia per confermare la diagnosi di celiachia solo per i pazienti in età pediatrica e adolescenziale, con quadro clinico di malassorbimento e sintomi correlati all’assunzione di glutine, in presenza di una positività per anticorpi anti-tTG IgA superiore ad almeno 10 volte il valore soglia, confermata dalla positività per gli EmA IgA e dalla presenza del profilo genetico compatibile (HLA-DQ2 e/o DQ8).

Per gli adulti l’accertamento endoscopico rimane indispensabile per porre la diagnosi di celiachia.

Maggiori approfondimenti sulla celiachia, gli aspetti nutrizionali e materiale informativo per i pazienti sono reperibili sul sito del Dr. Schär Institute