Congresso SIMG, i pazienti cronici vanno seguiti dal MMG

Tutti i cittadini colpiti da malattie croniche nel nostro Paese dovrebbero essere a carico della medicina generale. L’affermazione viene dal 34° Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che si è chiuso a Firenze il 2 dicembre.

Attualmente in Italia  solo il 10% dei pazienti cronici è seguito dal MMG. Uno degli ostacoli principali alla presa in carico di questi pazienti è costituito  dai limiti imposti ai MMG nella prescrizione dei farmaci innovativi e dai cosiddetti silos economici, cioè dalla spesa farmaceutica con un tetto fissato per legge.

Dal congresso di Firenze arriva l’appello di Claudio Cricelli, presidente della SIMG:

“Chiediamo ad AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di concludere l’esperienza dei piani terapeutici compilati dagli specialisti che ci escludono dalla prescrizione delle terapie innovative e di consentire la prescrizione solo sulla base di criteri scientifici e di appropriatezza fondati sulle linee guida.”

Cricelli sottolinea come “La situazione attuale è inaccettabile, anche perché siamo l’unico comparto del Servizio Sanitario completamente controllabile sul piano dei costi. Va ribaltata la logica che esclude i medici di medicina generale dalla prescrizione di intere classi di farmaci per esclusive ragioni di spesa, impedendo di fatto ai cittadini italiani di ricevere le cure migliori sul territorio col pretesto dell’esclusiva competenza dello specialista. Non possiamo continuare a subire limitazioni nella prescrivibilità dei farmaci innovativi perché abbiamo dimostrato che l’uso corretto delle terapie determina una diminuzione della spesa in altri settori”

A proposito di spesa, l’importanza dell’assistenza ai cronici è ribadita da un’analisi dei dati raccolti da Health Search, il database della SIMG. I cittadini con ipertensione arteriosa (nel 2015) hanno assorbito il 67,4% di tutte le prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN e hanno pesato per il 50,9% delle richieste di visite specialistiche; i pazienti affetti da diabete mellito tipo 2 hanno pesato per il 24,3% delle prescrizioni a carico del SSN e per il 18% delle richieste di visite specialistiche.

“In 4 anni (2013-2016) – ricorda la SIMG – gli investimenti in sanità sono diminuiti del 38,4%. E, a farne le spese, è stata soprattutto la medicina generale. Un paradosso, se si considera che questo comparto costituisce una delle voci meno pesanti all’interno della spesa sanitaria pubblica, pari all’11% (il 44%, cioè la quota maggiore, è costituito invece dall’assistenza ospedaliera)”.

“Il nostro è uno dei pochi sistemi sanitari universalistici rimasti nel mondo -ricorda Cricelli –  e non può privarsi di un comparto di cure primarie forte. Il buon funzionamento della medicina generale consente di migliorare l’efficienza di tutto il sistema, liberando l’assistenza specialistica da funzioni improprie. Ma la medicina generale, per mantenere il livello attuale di qualità delle cure, deve essere destinataria di più investimenti”.

Dal Congresso della SIMG arriva la proposta di un Manifesto programmatico della medicina generale.

“Il Manifesto – spiega Osvaldo Brignoli, vicepresidente della SIMG –  vuole presentare un modello alternativo in cui la nostra professione si prepara ad accogliere prestazioni un tempo effettuate ad altissimo costo solo dalla medicina specialistica”.

Il Manifesto viene lanciato come un progetto aperto, da scrivere con il contributo di tutti i medici. “Lo affideremo – precisa Brignoli – ai giovani medici e ai futuri camici bianchi. La compilazione del documento è anche compito dei medici più anziani perché vi trasferiscano la loro eredità. Ci sarà un sito internet, un luogo condiviso nella Rete, nel quale ciascuno offrirà il proprio contributo. E qui verranno definiti i punti cardine del Manifesto: competenze, ruolo, formazione, organizzazione e obiettivi della nostra professione. La medicina generale è il primo comparto del Servizio Sanitario in grado di recepire e adattarsi ai cambiamenti epidemiologici: percepiamo in tempo reale tutte le modificazioni delle malattie, dei bisogni e dello stato di salute dei cittadini e delle nuove popolazioni emergenti. Inoltre solo la medicina generale ha la straordinaria capacità di adattarsi alle diversità territoriali del nostro Paese”.

“Il percorso delineato nel Manifesto – conclude Cricelli – dovrà portarci alla liberazione dalla ‘galera’ asfissiante dei silos economici, dei piani terapeutici astrusi, del finanziamento privilegiato dell’elevata intensità per lasciare solo le ‘briciole’ alle cure primarie. I silos, che determinano l’allocazione dei fondi solo in base al valore economico dei singoli comparti, vanno eliminati e sostituiti da un sistema sanitario longitudinale in cui ogni comportamento determini un aumento di efficienza e di qualità con risparmio dei costi. Con questo Manifesto chiudiamo il primo ciclo della nostra storia e indichiamo la traccia per lo sviluppo della professione. Un futuro anti-corporativo, appartenente ad una visione propria di una disciplina moderna”.