Per la dieta l’orologio biologico è più importante di quello solare

Diversi studi hanno indagato la relazione tra l’ora del giorno in cui si consumano i pasti e il rischio di sovrappeso e obesità. In particolare, tra i comportamenti sconsigliati per chi vuole tenere il peso sotto controllo c’è il consumo di pasti ad alto contenuto calorico prima di andare a dormire. Nelle ore notturne infatti il metabolismo rallenta e diminuisce il consumo di calorie.

Un nuovo studio aggiunge un elemento importante: il rischio di sovrappeso sembra essere legato più al nostro orologio biologico che all’ora del giorno in cui si mangia.

Un gruppo di ricerca del Brigham and Women’s Hospital (BWH) e dell’Harvard Medical School di Boston ha studiato la relazione tra ora di assunzione dei pasti, orologio biologico interno, composizione dei pasti e grassi corporei.

Utilizzando un’app per lo smartphone i ricercatori hanno registrato gli orari del sonno e dei pasti di 110 studenti di età compresa tra 18 e 22 anni, in uno studio trasversale durato 30 giorni. Tutti i partecipanti hanno trascorso una notte in un centro clinico per la valutazione dei tempi di rilascio della melatonina, del tempo di addormentamento e della composizione corporea.

I risultati indicano che gli individui con elevate percentuali  di grasso corporeo consumavano la maggior parte delle loro calorie poco prima di andare a dormire quando i livelli di melatonina erano alti. I risultati però non hanno mostrato una relazione tra l’ora di assunzione del cibo, la quantità di calorie, la composizione del pasto, il livello di attività/esercizio o la durata del sonno e il body mass index.

Secondo Andrew W. McHill, ricercatore presso la Divisione del sonno e disturbi circadiani del BWH: “questi risultati suggeriscono che il momento in cui si consumano le calorie, in relazione al proprio tempo biologico, potrebbe essere più importante per la salute rispetto all’ora del giorno”. In pratica lo studio ci dice che a giocare un ruolo nel sovrappeso è un fattore individuale, come quello del ritmo circadiano, che va valutato indipendentemente dagli altri fattori di rischio come, per esempio, la composizione della dieta e la scarsa attività fisica.

Gli stessi ricercatori indicano il limite principale dello studio nel fatto che una popolazione in età universitaria potrebbe non essere rappresentativa dell’intera popolazione in termini di scelta di cibo e ritmo circadiano o di orologio corporeo. Le ricerche sui rapporti tra orologio biologico e assunzione di calorie andranno quindi estese e approfondite.