Il ruolo della nutrizione nell’asse microbiota-intestino-cervello

La comunicazione bidirezionale tra microbiota intestinale e cervello è un campo di ricerca in continua espansione non solo per le nuove acquisizioni che riguardano i diversi meccanismi (neurologico, immunitario, metabolico) della comunicazione intestino-cervello, ma anche per le implicazioni cliniche che si cominciano a delineare.

“Cibo per la mente. Il ruolo della nutrizione nell’asse microbiota-intestino-cervello” è il suggestivo titolo del lavoro di un team di ricercatori irlandesi che fa il punto sulle evidenze che riguardano l’influenza del microbiota sulle funzioni cognitive e il possibile ruolo della supplementazione alimentare nell’approccio alle patologie psichiatriche.

Tra i diversi fattori, dicono gli autori dello studio, che possono influenzare la composizione del microbiota intestinale, come l’eredità genetica, il tipo di parto, lo stile di vita, l’assunzione di terapie farmacologiche (antibiotici, ad esempio), la dieta va considerata come uno degli elementi più importanti, dall’infanzia sino alla vecchiaia.

È noto che negli ultimi decenni i cambiamenti del regime alimentare legati allo stile di vita occidentale hanno determinato modificazioni del microbiota intestinale, che possono parzialmente contribuire ad una maggiore incidenza di disturbi infiammatori cronici, obesità, depressione, allergie, diabete e disordini autoimmuni.

Di qui il moltiplicarsi di studi sul rapporto tra regimi alimentari e composizione del microbiota. Recenti ricerche hanno evidenziato una riduzione della diversità di specie microbiche nel microbiota delle popolazioni urbane a confronto con quelle rurali. Differenze analoghe sono emerse dal confronto fra popolazioni nella fascia pediatrica di diversi continenti.

L’influenza diretta sulla composizione del microbiota si è notata anche in ricerche sulla dieta mediterranea. Per esempio, nello studio italiano di De Filippis et al. (Gut 2015) i soggetti con alta aderenza ad una dieta mediterranea avevano una maggiore abbondanza di Prevotella e acidi grassi a catena corta.

Anche lo stile alimentare vegetariano/vegano è in grado di influenzare la composizione del microbiota. Numerosi studi dimostrano che una dieta ricca di fibre vegetali favorisce la diversificazione del microbiota promuovendo i batteri idrolitici e stimolando la produzione di acidi grassi a catena corta. All’opposto le diete ad alto contenuto di grassi portano ad una diminuzione dei Bacteroidetes e ad un aumento di Firmicutes, che può essere associata ad effetti pro-infiammatori.

A questo punto c’è il passaggio chiave di questa rassegna. “La dieta – dicono gli autori – modifica in modo significativo la composizione e la funzione del microbiota intestinale. Allo stesso tempo, tuttavia, il microbiota intestinale determina ciò che l’ospite è in grado di estrarre dalla sua dieta, dai nutrienti alle molecole bioattive, come neurometaboliti, vitamine e acidi grassi a catena corta (SCFA.) Molte di queste molecole, come la serotonina e l’acido gamma-aminobutirrico (GABA), hanno funzioni neuro-attive grazie alla loro capacità di modulare la segnalazione neuronale all’interno del sistema nervoso enterico e conseguentemente influenzano la funzione cerebrale e il comportamento.”

Partendo da questo assunto e da una serie di altre evidenze che riguardano l’apparato endocrino, gastrointestinale e il sistema immunitario, si può studiare il rapporto tra composizione del microbiota e una serie di disturbi neuropsichiatrici, ipotizzando interventi con i probiotici e la dieta.

Gli autori ricordano che diversi studi hanno mostrato la possibilità di alcuni ceppi probiotici, principalmente lattobacilli e bifidobatteri, di migliorare la funzione cerebrale sia nei modelli animali sia nell’uomo. Quindi, la modulazione del microbiota intestinale attraverso l’assunzione di probiotici, ossia microrganismi vivi che, se somministrati in adeguate quantità, apportano un beneficio alla salute dell’ospite, potrebbe rappresentare una potenziale strategia innovativa per il trattamento di alcuni disturbi psichiatrici e neurologici. L’uso di specifici probiotici, potrebbe quindi costituire una nuova strategia “psicobiotica” per la gestione di stress e ansia.

Un campo che va sicuramente esplorato con studi più ampi e approfonditi sull’uomo.

Gli autori sottolineano che quest’area di ricerca, è ancora all’inizio. La complessità dei percorsi lungo l’asse intestino-cervello contribuisce alla difficoltà di identificare i veri meccanismi di azione e il ruolo dei singoli nutrienti.

In conclusione, quindi: “le modificazioni del microbiota intestinale indotte dalla dieta possono essere associate a disfunzione cerebrale, deficienze comportamentali e metaboliche. L’emergente evidenza di una disregolazione dell’asse microbiota-intestino-cervello in alcuni disturbi neuropsichiatrici, richiede ulteriori studi clinici e in vivo, per investigare interventi mirati al microbiota intestinale come nuove strategie terapeutiche. Infatti, gli interventi dietetici per trattare la disfunzione dell’asse intestino-cervello possono rappresentare un potenziale come strategie terapeutiche per i disturbi psichiatrici”.

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Consigliato dalla Dott.ssa Francesca Vignati

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