Intestino irritabile, interventi mirati per riequilibrare il microbiota

La sindrome dell’intestino irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome) è oggi una malattia precisamente inquadrata e non più un vago disturbo intestinale legato allo stress, come veniva considerato in passato.

Lo ha affermato Giovanni Barbara, gastroenterologo, professore associato al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna nel corso della tavola rotonda “Trattamento dell’IBS e probiotici mirati: cosa c’è di nuovo?”, realizzata con il contributo di Biocure-Gruppo PiLeJe, durante gli IBD Days di Bologna, appuntamento scientifico internazionale interamente dedicato al trattamento di questa sindrome.

Barbara ha ricordato la nuova classificazione clinica stabilita nel 2016 nella quarta edizione dei Criteri di Roma

Classificazione della sindrome dell’intestino irritabile

IBS-D (sindrome dell’intestino irritabile a prevalente diarrea) in grado di abbassare di molto la qualità di vita, con forte compromissione della vita lavorativa e di relazione.

IBS-C (sindrome dell’intestino irritabile a prevalente costipazione o stipsi) accompagnata spesso da dolore addominale, frequente causa di assenza per malattia.

IBS-M (sindrome dell’intestino irritabile a forma mista) che alterna i due tipi di sintomatologia.

“Il settore anatomico cruciale per questa malattia – ha spiegato Barbara – è la barriera intestinale, costituita da cellule affiancate che devono far passare i nutrienti ma allo stesso tempo deve impedire il passaggio di agenti nocivi e microorganismi, quindi deve funzionare selettivamente. Quando questo non avviene, si verificano alterazioni che provocano uno stato infiammatorio locale”.

Determinante in questo processo è il ruolo del microbiota intestinale. Lo squilibrio di questo apparato (disbiosi) favorisce il danneggiamento della barriera intestinale, generando una complessa interazione di fattori genetici, microbici e immunologici che culminano in una destrutturazione dell’epitelio intestinale.

“L’aggiunta di probiotici destinati a normalizzare il microbiota – conclude Barbara – dimostra di prevenire e riparare questo danno di barriera.”

Antonio Gasbarrini, ordinario nella Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha definito gli studi sul microbiota intestinale “una nuova era nella medicina” ha ricordato che: “molti sono i fattori e le circostanze capaci di alterare il profilo microbico, inducendo una disbiosi cronica che si esprime con segni e sintomi di malattia, come per esempio la sindrome dell’intestino irritabile.”

“Per contrastare questa condizione patologica – ha spiegato Gasbarrini – è necessario intervenire innanzitutto direttamente sulla disbiosi con l’integrazione di prebiotici, cioè sostanze utilizzate elettivamente dalla flora intestinale, che ne risulta modificata, o probiotici mirati sullo specifico disturbo, possibilmente personalizzati, vera novità per il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile”.

Per quanto riguarda l’influenza dello stress sulla salute dell’intestino, Vincenzo Stanghellini, ordinario del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Alma Mater Studiorum, Università di Bologna ha ricordato che esiste un asse intestino-cervello.

“Il cervello riceve grandi quantità di informazioni dalla periferia – ha spiegato Stanghellini – Un tempo si attribuiva genericamente il cosiddetto colo irritabile genericamente a stress nervosi. Oggi si è capito che la superficie intestinale è neurologicamente connessa con i centri crebrali superiori a cui inviano segnali di anomalie anatomiche e funzionali, per esempio legate ad alterazioni della barriera intestinale o a dismicrobismi del microbiota.”

Infine Angèle Guilbot, direttore scientifico di PiLeJe, azienda francese fondata da un gruppo di medici 25 anni fa e specializzata nel settore degli integratori alimentari e probiotici ha ricordato che “nell’ambito degli interventi non farmacologici per l’IBS l’utilizzo dei probiotici è raccomandato dalle linee guida internazionali, grazie all’azione mirata e clinicamente dimostrata di specifici ceppi sui sintomi”.

Per questo l’azienda ha sviluppato una linea di probiotici specifici per le diverse forme di IBS. Per l’IBS-C, caratterizzata da costipazione predominante, viene proposto Lactibiane Reference probiotico con quattro ceppi specifici, mentre per l’IBS-D (a diarrea predominante) viene consigliato Lactibiane Tolerance, con cinque ceppi probiotici specifici.

 

 

 

 

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