MICI, tutto quello che i pazienti non osano chiedere al medico

#VorreiCheilMioMedicoSapesseChe è l’hastag di un’originale campagna di sensibilizzazione dei medici,  lanciata da AMICI onlus, l’associazione dei pazienti con malattie infiammatorie croniche dell’intestino il prossimo 19 maggio in occasione del World IBD Day, la giornata mondiale della MICI.

L’obiettivo è quello di facilitare la comunicazione medico-paziente raccogliendo tutti i questi che spesso non i pazienti non riescono a porre direttamente al proprio medico. I quesiti potranno essere inseriti, anche in forma anonima, in un’apposita sezione del sito di AMICI.

“AMICI Onlus – spiega Enrica Previtali, Presidente dell’associazione –  ha deciso di lanciare un’iniziativa volta a rompere le barriere che spesso si creano tra medico e paziente, dando la possibilità, attraverso questo sondaggio, di dire quello che spesso il malato non ha la possibilità o il coraggio di chiedere al medico durante la visita”.

I risultati raccolti saranno l’argomento di punta del convegno scientifico in programma il 19 maggio a Roma (presso l’hotel NH Collection in via Vittorio Veneto dalle ore 9 del mattino), intitolato  #VorreiCheilMioMedicoSapesseChe, perchè il corretto rapporto medico paziente è alla base di una terapia di successo. I pazienti poco coinvolti nel processo di cura, infatti, rischiano 10 volte di più di incorrere in ricadute e/o aggravamenti. Inoltre ammalati con bassi livelli di engagement riportano in 9 casi su 10 sintomi ansioso-depressivi.

Lo stesso giorno, in oltre 50 paesi nel mondo inclusa l’Italia con 30 città, come già avvenuto nelle precedenti edizioni, i principali monumenti si illumineranno di viola (colore simbolo di queste patologie) per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulla condizione delle persone che convivono con la malattia di Crohn e la colite ulcerosa.

 “Il World IBD Day è ormai da qualche anno il giorno più importante per le persone con MICI e per la nostra associazione – conclude Enrica Previtali – perché rappresenta il momento migliore per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica su queste patologie e sulla condizione delicata dei pazienti. Proprio per questo, organizziamo il convegno che punta a dare voce ai malati che spesso, per paura o per vergogna, non si rendono conto che la cosa più sbagliata è proprio quella di non chiedere nulla. Siamo contenti di constatare che anche quest’anno l’Italia ha risposto con spirito solidale e che moltissime città hanno aderito a questa campagna mondiale. Il nostro augurio è che una volta spente le luci sui monumenti restino accesi i riflettori su queste patologie, perché soltanto con l’unione e la collaborazione sarà possibile offrire nuove speranze ai pazienti”.

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