Obesità, stile di vita e ambiente contano più dei geni

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Un nuovo studio su un gruppo di gemelli ha verificato l’influenza del patrimonio genetico sullo sviluppo dell’obesità, arrivando alla conclusione che sono altri fattori, come ambiente e stile di vita, ad attivare i geni dell’obesità e non viceversa.

I ricercatori del Centro della Complessità e dei Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano sono partiti dalle ipotesi che attribuiscono al corredo genetico un ruolo importante nello sviluppo di questa condizione.

“In uno studio precedente avevamo identificato una serie di 38 geni la cui attivazione è correlata con diverse caratteristiche associate all’obesità: infiammazioni, cancro, disturbi della riproduzione e dell’umore”, spiega Francesc Font‐Clos, ricercatore al CC&B e autore principale dello studio. “Abbiamo quindi cercato di capire se questa sorta di firma genetica potesse aiutarci a indagare il ruolo che i nostri geni giocano nello sviluppo dell’obesità”.

Utilizzando un algoritmo sviluppato dal CC&B i ricercatori hanno confrontato la loro lista di geni con quelle che altri studi hanno associato alle variazioni dell’indice di massa corporea. Il lavoro è stato condotto su più di seicento campioni provenienti da un database britannico di gemelli. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Physiological Measurement.

I ricercatori del CC&B hanno scoperto che nei gemelli monozigoti le differenze nell’attivazione dei geni legati all’obesità non sono dovute al loro genoma, che è identico, ma alle variazioni nella massa corporea. Il che significa che non è il genoma a provocare l’insorgenza dell’obesità ma che è quest’ultima – provocata da fattori ambientali e stili di vita – ad attivare alcuni geni a loro volta implicati in processi come l’infiammazione o i disturbi dell’umore.

“I nostri risultati dimostrano che l’ambiente ha un ruolo più importante del genoma nello sviluppo dell’obesità” commenta Caterina La Porta, professoressa di patologia generale al Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’Università di Milano e coordinatrice di questa ricerca. “Non si diventa obesi perché si ereditano alcuni geni sfortunati. Non è questione di sfortuna ma di condizioni che possono essere cambiate. Per questo è importante studiare l’obesità in un contesto più ampio, che includa sia fattori interni che esterni, e le loro interazioni reciproche.”

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